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“Presidente, Lei che è una buona massaia…”
Post n°280 pubblicato il 23 Marzo 2007 da GURU1960
“L'impressione… è che sul tema della comunicazione il governo abbia sin qui proceduto alla luce di una concezione fortemente contraddittoria. Da un lato, la si considera e la si tratta come un semplice strumento, inerente la forma e non la sostanza, che non può e non deve assolutamente interferire con le questioni politiche. Dall'altro le si chiede di contribuire con la sua prassi e la sua azione all'ambizioso compito che questo governo ha in più di una occasione dichiarato, e cioè una profonda riforma della politica, del costume e della società italiana, invertendo e prescindendo dalle pratiche e dalle logiche che regolano l'attuale sistema dell'informazione ed il rapporto con i mass media. Una visione eccessivamente riduttiva e una, francamente, un po' sopravvalutativa, il cui risultato rischia di essere una comunicazione incerta tanto nelle forme, quanto nei suoi obiettivi, quale quella di cui siamo stati tutti, in più di una occasione, testimoni”. Queste parole sono dell’amico Edoardo Novelli che le scrive nel primo numero di Megachip/aideM, rivista trimestrale di critica della comunicazione, distribuita in libreria, da leggere, se vogliamo approfondire per confrontarci con le tesi degli accademici sul tema della comunicazione di governo.
Novelli nel suo lungo articolo analizza e scompone citando decine di episodi, dichiarazioni alla stampa, cronache di eventi il tema della comunicazione che definisce “parola generica e abusata, che contiene al suo interno aspetti differenti: la capacità del governo e del Presidente del Consiglio di trasmettere all'esterno le proprie priorità, la propria missione; sapersi rapportare ed entrare in sintonia con i mass media; l'abilità a fare notizia e a posizionare i temi preferiti nell'agenda; la costruzione di una leadership forte e vincente; l'immagine, intendendo tanto quella legata agli aspetti più personali e fisici, quanto quella derivante da posizionamenti politici e programmatici”.
Tuttavia quando FERPI mi ha chiesto di contribuire ad un’analisi della comunicazione del governo con un modesto contributo alla nostra rivista, la mia memoria istintivamente è ritornata al 1995, all’anno del pulmann, alla nascita dell’Ulivo, a quell’incredibile campagna elettorale itinerante che, placidamente, conquistò l’Italia e presentò agli italiani un “professore” che entrava in politica…mentre loro, gli italiani, timidamente, entravano nella rete, quella del WEB. Di comunicazione scriveva Prodi dal pulmann il 27 maggio 1995; cito testualmente: “ A cento giorni dalla nostra partenza il pullman dell'Italia che vogliamo va molto forte. L'interesse e la passione cresce, come crescono i contributi dei comitati e dei cittadini. In questa grande ondata di interesse INTERNET sta giocando un ruolo sempre più importante. Nella mia enciclopedica ignoranza riguardo ai sistemi informatici non pensavo certo che questa rete potesse assumere un ruolo così importante. Adesso il meccanismo mi ha catturato. Leggo decine di messaggi e comincio a pensare che INTERNET, pur non potendo essere un sistema esclusivo, stia diventando un grande ponte "fra di noi". Esso assomma rapidità ed informalità, che sono proprio le due caratteristiche che più ci mancano per comunicare….”
Rapidità e informalità, parole sante per quello che appariva come un professore non politico che, a ben vedere, non sono molto distanti dal senso delle sue dichiarazioni del recente viaggio ad Addis Abeba di cui leggiamo: “... in occasione della sua partecipazione al vertice dell'unione africana nella capitale etiopica per fare lobbying a favore della proposta italiana di moratoria universale della pena di morte ha dichiarato «Se chiedete ai giornalisti, vi dicono che molto in politica è affidato al caso, alla fortuna… E questo è anche vero. Ma il politico bravo è quello che ha la capacità di semplificare, di valutare tutti gli elementi e di prendere una decisione". Il mio professore all'Università mi diceva sempre: 'Lei che è una buona massaia mi dica...». (Il Resto del Carlino - 30 gennaio 2007).
Il “Professore” fa il Professore, oggi come allora. Quindi ? Perché non funziona o sembra non funzionare? Mi sembra che oggi il vero problema sia nell’eccesso di tecniche di comunicazione e nella mancanza di una vera politica di comunicazione e quindi di una strategia complessiva di azioni e messaggi al suo sostegno. Molta informazione, poca comunicazione, scarsa visione.
Assistiamo inerti, e spesso complici in quanto comunicatori, alla costante spettacolarizzazione della politica attraverso i mezzi d’informazione più o meno moderni e innovativi. Sembriamo travolti senza speranza dal diluvio informativo e non abbiamo il coraggio di reagire e dare strumenti alternativi a quella politica che ci chiede di esserci, di presenziare a tutti i costi, per farla ragionare, per farla ascoltare, per farla dialogare con il Paese.
Novelli ha detto e scritto tutto con molta accuratezza ed io non voglio affogare nella consueta retorica del comunicatore che indica strumenti e soluzioni probabili, improbabili o alternative all’occorrenza. Credo solo che la “ricetta comunicativa” del Professore debba essere aggiornata, dati i molti, nuovi ingredienti che in questi 12 anni hanno modificato la “tavola comunicativa” degli italiani.
Da “buona massaia” a chef direi, e in fretta anche, lavorando e impegnandosi sulle proprie capacità e del proprio governo di immaginare oltre che di saper, seppure con gusto, cucinare. Massimo Alesii (www.ferpi.it) |
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