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Tav in Val di Susa, nessuna notizia?

Post n°313 pubblicato il 28 Ottobre 2007 da GURU1960
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di Riccardo castagneri e Tonino Cassarà
25/10/2007

Non ci sono notizie, e paradossalmente proprio questa è la notizia. Questa assenza, il continuo rinviare decisioni definitive, per evitare imposizioni, caratterizza ormai da mesi il problema del Corridoio Cinque, quello della Tav in Val Susa. "Eppure - dice il Presidente dell'Osservatorio, Mario Virano - quella della Val Susa è una bella sfida. Un classico fenomeno Glocal, dove gli elementi globali sono inseparabili da quelli locali. Con questi problemi abbiamo il dovere di imparare a convivere ed a trovarvi soluzioni perché saranno quelli del nostro futuro". Gli studiosi di Glocal sottolineano che finora a livello internazionale, fatte salve alcune piccole realtà svizzere, non esistono esperienze che possano fare scuola sul come affrontare i nodi dell'economia globalizzata e al contempo rispettosa delle esigenze delle comunità locali. In questo senso, quella della Val Susa, se mai riuscirà ad arrivare in porto, potrebbe essere l'esperienza emblematica che permetterebbe di aprire nuove prospettive a livello internazionale. E' in quest'ottica che negli ultimi mesi si sono mossi i diversi protagonisti, ed il tentativo di cercare una soluzione condivisa, ha spinto d'altra parte tutti i soggetti interessati ad un confronto che, per quanto ancora aperto e con molti nodi da sciogliere, si è rivelato sicuramente utile e lascia intravedere uno scenario inimmaginabile in Val Susa durante i giorni degli scontri di fine 2005. "E' stata una grande fatica - dice Virano - ma almeno siamo riusciti a lavorare su quattro punti guida, imprescindibili per le parti".

Il primo punto, caro ai valsusini, quello della valutazione del potenziale di utilizzo della linea storica: dai dati raccolti, emerge che questa ha ancora un buon potenziale, ma che ciò non esclude la necessità della costruzione della nuova linea. Infatti, e questo è il secondo punto, dalla valutazione dei dati di transito sull'intero arco alpino, emerge che l'opera assume carattere prioritario per il trasporto merci dei prossimi decenni. Il terzo punto è invece quello dello snodo di Torino, con l'Interporto di Orbassano già esistente, al quale né la regione Piemonte, né il comune di Torino avrebbero voluto rinunciare, ma con le Ferrovie che avrebbero invece preferito un percorso che tagliasse fuori la città rendendolo quindi inutilizzabile. Ora, anche su questo malgrado tutte le difficoltà, si è arrivati alla firma dell'accordo. Sul quarto punto, quello più spinoso, e forse proprio per questo più appetitoso per i media che si sono prodigati a pubblicare notizie prive di ogni fondamento, non ci sono al momento ipotesi all'orizzonte. Infatti per parlare di ipotesi di eventuali tracciati alternativi, sarà necessario attendere almeno fino al prossimo Tavolo Politico, l'organismo composto da Governo, Osservatorio e amministratori locali, che si riunirà a metà novembre a Roma. A quel tavolo, gli esperti porteranno anche i risultati dei sopralluoghi che i tecnici dell'Osservatorio e i Sindaci hanno effettuato in Svizzera e in Francia per valutare e capire le problematiche e le conseguenze prodotte in quei paesi da grandi opere, come il tunnel sotto la Manica. Ma su quel tavolo dovrà essere finalmente affrontato anche il problema dell'analisi costi benefici. Al momento si ha la certezza che il tracciato coinvolgerà sicuramente l'interporto di Orbassano, il che significa che Torino non sarà tagliata fuori dall'Alta Velocità.

Ma è anche certo che il tunnel base, quello necessario alla galleria che collegherà l'Italia alla Francia, non verrà più realizzato a Venaus e quindi la Val Cenischia resterà fuori dal tracciato. Un dato questo che ha anche un valore emotivo di primo piano. Infatti Venaus, dopo i pesanti scontri del dicembre 2005, fra polizia e manifestanti è diventato il luogo simbolo della lotta No Tav. "Al momento - dice il presidente della Comunità Montana Bassa Val Susa, Antonio Ferrentino - non esiste né ipotesi di progetto, né finanziamenti della Ue, e quindi non c'è ragione per cui vi debbano essere notizie relative a percorsi alternativi o a qualsiasi altra considerazione relativa all'avvio dei lavori. Solo dopo l'incontro del Tavolo Politico, si potrà capire quali saranno le posizioni del Governo e di conseguenza quali le nostre iniziative". Questo è lo stato delle cose, tutto il resto, dalle gaffes politiche di Prodi sui finanziamenti comunitari, alle smentite di Bruxelles, alle dichiarazioni dei No Tav di ferro, non sono altro che fumo negli occhi che non giovano certo alla conclusione di un percorso che si trascina ormai sempre più stancamente fra le frustrazioni dei valsusini e la rabbia di quegli amministratori che probabilmente preferirebbero non sentirsi più ostaggi di un movimento che forse gli è scappato di mano. E che i rischi di fughe in avanti non siano solo ipotetici lo potrebbe forse dimostrare l'atto di forza a cui è dovuta ricorrere Legambiente per evitare che una parte del movimento no tav continuasse ad usare il nome e il logo dell'Associazione ambientalista per diffondere notizie e comunicati non concordati e condivisi: "Ciò non significa - dice Vanda Bonardo, Presidente regionale di Legambiente - che la nostra associazione a livello locale e nazionale non condivida più il percorso dei sindaci valsusini con i quali intendiamo continuare una lotta condivisa".

 
 
 
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