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Il bacon della sexy chef

Post n°332 pubblicato il 10 Luglio 2008 da GURU1960

di Laura Piccinini (REPUBBLICA D)

Cosa ci fa una vegana bionda dalle curve da pin up in cucina? E' una delle star delle nuove generazioni di cuochi

Ora che le chefstar, i cuochi spettacolo che avevano già preso il posto delle rockstar ormai scontate e scoppiate, sono arrivate anche alle tv degli italiani, ciascuna con il proprio programma dal dietro-le-cucine, quasi quasi cominciano a stufare pure loro. Vai sul satellite e le trovi, nella versione italiana o nell’originale, spesso con parolacce. Urge una seconda generazione meno generalista, con la sua nicchia di fan. Più post, o più rap.

Per esempio. Un ex re del gangsta hip hop dai ghetti di L. A. che adesso rappa sulla web-tv come-si-prepara-unacaprese e palpa un petto di tacchino come se fosse la sua ragazza. O una chef canadese che vuole convincere il mondo con i suoi tatuaggi e curve da pin up, ma soprattutto i 4 libri di ricette e il blog, che «la cucina vegana vi fa sexy» (mica bianchicci e spugnosi come un panetto di tofu). Un’altra vegana che però sta a Brooklyn e con il suo PPK (Post Punk Kitchen show, su Google Video) vuol dimostrare che i punk mangiano sano, a differenza di quel che si pensa vedendoli con il chinotto e vino nel Tetrapak (il cartone) al supermarket. Per contro, una carnivora ben in carne che ha testato e scritto il ricettario Sex & Bacon, sesso e pancetta. E, dall’Inghilterra, la bisnipote del Freud spignatta e sperimenta paralleli tra letteratura e ricette per disquisirne sul Financial Times.

Ultimo in ordine di “sparizione”, visto che rischia di diventare più famoso di tutti nascondendosi (come il Salinger del Giovane Holden, lo stilista belga Martin Margiela, il nannimoretti del “mi si nota di più se non vengo per niente”), lo chef più timido del mondo o il “Clark Kent delle cucine”. Vittima del fenomeno che sancisce la nascita di una chefstar: le chef groupie. Una volta erano le fan che assaltavano le rockstar nel backstage offrendogli piaceri sessuali postconcerto. Ora piombano nelle cucine con videocamera e mire più che carnivore, carnali.

Coolio all'opera nel suo programma
di cucina tv

IL RAP DEL TACCHINO

Supponiamo che le chefstar prima maniera fossero rock ma non abbastanza rap. Ora c’è Coolio, chi non si ricorda della sua Gangsta’s Paradise pompata dalle macchinone col singhiozzo, o colonna sonora di un film dalle galere Usa con Michelle Pfeiffer? Le parole non promettevano niente di buono: “Mentre cammino nel tunnel della morte do un’occhiata alla mia vita e realizzo che non è rimasto niente. Ho scherzato tanto col fuoco che mia madre pensa mi sia fottuto il cervello».
 
Tredici anni dopo, Coolio, al telefono dalla sua vasca da bagno di Beverly Hills, ci racconta di come abbia poi capito che «sul fuoco è meglio soffriggerci gli spinaci in padella», davanti alle telecamere di My Damn Channel, il Mio dannato canale.

 
 
 
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