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Post N° 358ESTERI - ELEZIONI USA 2008 L'ANALISIMa a Obama basterà vincere per avere una vittoria storica? di MATT BROWNE* Malgrado il livello della preoccupazione continui a salire in molti ambienti, pare improbabile che una cosa del genere possa ripetersi. Il vantaggio di Obama sul suo avversario è rimasto costante per parecchie settimane. Spesso i sondaggi gli hanno accordato preferenze superiori al 50 per cento, e nel corso dell'ultimo weekend una miriade di sondaggi nazionali ha dato Obama in vantaggio ovunque, con un minimo di sei punti percentuali fino a una decina e più. Con la sola eccezione della Pennsylvania, dove la campagna di McCain sta concentrando al massimo i propri sforzi, la campagna elettorale è ancora in corso in quelli che un tempo erano considerati saldi stati rossi, ovvero Repubblicani. Nondimeno, alcuni inquietanti sondaggi statali presentati l'altra notte da Mason Dixon - per ammissione una società Repubblicana - ha dato McCain in veloce avvicinamento in North Carolina, Virginia, Ohio e Missouri su Obama e ciò ha creato qualche preoccupazione. Negli stati indecisi, la campagna si sta surriscaldando: i Repubblicani mandano in onda un flusso incessante di spot negativi che prendono di mira e attaccano Obama per i suoi rapporti con il Reverendo Wright e la sua politica energetica, aggrappandosi a una sua recente intervista nella quale Obama affermava che le sue politiche ambientalistiche farebbero fallire le nuove centrali energetiche alimentate a carbone. In Pennsylvania, dove il governatore Democratico Ed Rendell teme adesso che la vittoria di Obama possa dipendere soltanto da una massiccia affluenza alle urne, i Repubblicani Robbo-Calls stanno trasmettendo spezzoni del discorso di Hillary Clinton nel quale all'inizio della campagna elettorale la senatrice aveva esternato le proprie critiche nei confronti di Obama e il proprio appoggio ufficiale a McCain. Data la situazione, chi può essere sicuro al cento per cento che la Pennsylvania resterà uno Stato blu (Democratico)? Nondimeno, a dominare l'etere sono due domande: Chi vincerà? Chi perderà? La risposta a queste due domande cruciali determinerà il risultato elettorale. L'esercito di volontari di Barack Obama, l'ormai famosa operazione Get Out the Vote (andate a votare) riuscirà a incrementare il numero degli afro-americani, dei latino-americani e dei nuovi elettori che andranno effettivamente ai seggi elettorali, al punto tale da assicurargli la presidenza? Oppure, e in alternativa, il numero ancora rilevante di indecisi ne vanificherà ogni sforzo, qualora costoro decidessero di votare in maniera preponderante a favore di McCain? Il sondaggista capo di McCain, Bill McInturff, la settimana scorsa ha previsto che quasi l'otto per cento degli elettori ancora indecisi alla fine si deciderà a favore del candidato Repubblicano, assicurando a McCain un utile netto di tre-quattro punti percentuali. Se ciò dovesse accadere, a McCain a quel punto basterebbe conquistare gli Stati imprevedibili, come Florida, Ohio, Indiana, Missouri e North Carolina e forse perfino ribaltare il precedente successo di Obama in Virginia, Colorado, Nevada, New Mexico e Iowa. A quel punto la campagna di McCain sarebbe a pochi passi dalla vittoria. La strada per la Casa Bianca di Obama pare più agevole: a lui è sufficiente far sì che o l'Ohio o la Florida - che nel 2004 votarono entrambi per Bush - lo scelga per la presidenza, oppure mettere insieme una serie di vittorie in Stati più piccoli. E qui i risultati del voto anticipato paiono confermare che il suo intenso lavoro sul campo sta dando i frutti sperati. In North Carolina 2,6 milioni di persone hanno già espresso la propria preferenza, e tra gli elettori registrati i Democratici hanno superato i Repubblicani per 51 a 31. In Colorado, dove è verosimile che più della metà dell'elettorato abbia votato prima di martedì, Obama è in testa di oltre venti punti percentuali. Alcuni sperano che un maggiore afflusso alle urne dell'elettorato afro-americano possa assicurargli un'altrimenti improbabile vittoria perfino in Georgia, benché la vittoria sia di gran lunga più sicura per lui negli Stati Occidentali di Nevada, Colorado e New Mexico, dove i cambiamenti demografici e la crescita consistente della comunità dei latino-americani hanno reso i Democratici quanto mai competitivi. Ansie a parte, ci vorrebbe coraggio per votare contro Obama a questo punto. Come ha sostenuto David Gergen, ex consulente dei presidenti Reagan e Clinton, la vera domanda da porsi adesso è in che misura la portata della probabile vittoria di Obama potrà influenzare la sua capacità di governare. Se Obama dovesse vincere con il 51 per cento o più dei voti complessivi della nazione, sarebbe il primo Democratico dai tempi di Jimmy Carter a conquistare la maggioranza assoluta del voto nazionale. Ciò darebbe sicuramente un forte slancio alla sua presidenza. Se poi a ciò si dovesse sommare la vittoria negli Stati meridionali, nelle Montagne Rocciose e nel Midwest, sarebbe anche in grado di vantare una vittoria a livello veramente nazionale. Mentre gli irrequieti team delle campagne di McCain e di Obama si concentreranno sul risultato finale e sull'obiettivo di aggiudicarsi quindi i 270 voti elettorali necessari, chi auspica un ampio mandato sa perfettamente che il margine della vittoria conterà moltissimo e che in definitiva sarà questo indice ultimo a determinare se Obama avrà veramente fatto la Storia. Domani a quest'ora conosceremo la risposta. *Matt Browne, ex-direttore di Policy Network, la fondazione politica legata a Peter Mandelson e Tony Blair, è senior fellow al Center of American Progress. (Traduzione di Anna Bissanti) (4 novembre 2008) LA REPUBBLICA |
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