
«Cos’è poi una cometa?», mi sentii domandare nel silenzio degli alloggiamenti. «Chi lo sa veramente», mi risposi. «Vapori universali. La potente indigestione del nostro creatore.»
Tutte le mie certezze, l’ambizione, l’entusiasmo per la scoperta del creato giacevano prostrate dinanzi alla pazzia di Achab, al corso del destino segnato da quella sfida esiziale.
«Small?»
Nonostante dormisse, i suoi pensieri sfiorarono i miei. Lo sentii agitarsi, come fosse al timone della nave, in mezzo ad un vortice atomico. Sentii la sua mente muoversi nella mia e poi, alla fine, la sua voce: «Che tutti gli uomini si alzino e ascoltino.»
Continuò, parlando nel sonno e non più solo alla mia mente, e sussurrò le sillabe del nome: «Elia.»
«Small», lo chiamai dolcemente.
Allora non udii più la voce di Small, nel profondo della notte spaziale, ma la voce che parlava nella sua testa, la voce di Elia.
«Oh, ascoltate, sentite!» disse la voce che avevo udito poco dopo il decollo. «A bordo di questa nave, nello spazio più profondo,
troverete un tempo dove non c’è tempo.»
«Cos’è?», sentii, da qualche altra stanza del corridoio.
«Spegnetelo, fategli chiudere il becco», gridò un altro.
«Un momento, aspettate un momento», sussurrai.
E Small continuò con la voce di Elia: « Allora, solo allora, la nave, il capitano della nave, l’equipaggio della nave, tutti, tutti saranno annientati! Tutti tranne uno.»
«Tutti?», disse qualcuno.
«Tranne uno», disse un altro.
«Tutti saranno annientati, tranne uno. Uno puro di cuore», disse Small, parlando con la voce di Elia.
Poi sprofondò nel silenzio e il suo sonno si fece regolare.
Attesi che anche gli altri si fossero riaddormentati e mi alzai, turbato per tutto quello che mi stava accadendo.
Mi prese nostalgia di casa, o meglio del tempo felice trascorso al di fuori dell’accademia, le ore che si bruciavano troppo in fretta quando era Molly la protagonista del mio tempo.
Colto dalla disperata certezza di non rivederla più, mi prese l’idea di scriverle un ultimo messaggio, e di chiuderlo in una bottiglia, nella speranza che magari si potesse salvare dal disastroso confronto contro la Grande Balena Bianca, e galleggiare un giorno fino a lei.
Mancava poco ormai all’inizio del mio turno di servizio, e scrissi di getto le sensazioni che mi rendevano difficile anche solo respirare:
Oh Molly, perdonami se non tornerò. Il capitano Achab è tutto bianco, bianco come i suoi occhi, la sua divisa, la sua pazzia, il suo terrore e il suo fine ultimo, la Grande Balena. È un bianco che significa vuoto, la rovina verso la quale inesorabilmente ci trascina.
Ma il colore che possiedi tu è entrato nei disegni delle cose che respiro, penetra nel sangue, nutre il mio corpo, e riempie di luce quei luoghi strani di tristezza, arriva dentro, nel profondo, nel posto dei vuoti pesanti che mi accompagnano da sempre, da quando ho iniziato a viverli, per poi ricordarli fedelmente, perché mai compresi... E' come scavare a mani nude, e sentire le dita che graffiano le pareti dell’anima, nella pancia delle emozioni… Tra ciò che viviamo, siamo e sentiamo… Nei percorsi fatti di passi scalzi, occhi curiosi, mani attente, braccia aperte, parole sensibili, semi di onestà, voglia di esserci…
Non fu la campana di inizio turno ad interrompermi, bensì l’allarme, seguito dalla voce all’interfono: «Allarme! Ufficiali al ponte di comando, allarme!»
Afferrai una delle mie borracce autosigillanti vuote e vi infilai dentro il messaggio incompleto, maledicendo la sfortunata coincidenza.
Small si levò in piedi e mi vide già pronto. Corremmo verso i ponti operativi, unendoci ad altri assonnati compagni.
Small sembrò non ricordarsi di aver parlato nel sonno, evocando la voce di Elia, né io gliene feci accenno.
Sul ponte di comando Achab osservava con occhi ciechi le immagini che le sonde a lunga scansione riproducevano: una meteora, di classe Behemoth, stante la dicitura che lampeggiava in un angolo dello schermo, che filava veloce, stendendo per bene la lunga coda brillante.
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06/05/2013 Tanti Auguri, Anna!
"Ci sono parole come le conchiglie, semplici ma con il mare dentro", come quelle che sai usare tu (le coincidenze non esistono, proprio oggi, proprio questo post...), perché Tu sei così.