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BALENARE DI STELLE - Capitolo 19

Post n°245 pubblicato il 15 Maggio 2013 da SixPix
 

 

«Redleigh!», tuonò Achab. «Datemi supporto a tribordo. Tu, Ismaele. Davanti a te, la vedi? Quella perfida goccia di universo riluce di una fiamma più malvagia delle altre, stai attento!»
Individuai il bersaglio e mi misi all’inseguimento.
«Attento, Ismaele!», Small non fece in tempo ad avvertirmi, che qualcosa urtò con violenza il fianco del gozzo, scagliandolo di lato.
Vidi due luci staccarsi dalla nostra nave che andava alla deriva, mentre cercavo disperatamente di riprenderne il controllo: due zaini a propulsione lasciarono le loro strie di fuoco fino ad arrivare alla cometa che stavamo inseguendo. Castore e Polluce, protetti dalle spaziotute d’assalto, si ancorarono alla superficie fiammeggiante e imbracciarono i fucili-trivella.
«State pronti con le reti cinetiche!», urlai al resto degli uomini.
Virai, mi misi in scia alla sua coda, la superai per poi tornare indietro e incrociarla. Con un tempismo perfetto gli uomini la centrarono con la rete, che si richiuse e le si strinse addosso, sgretolandone gli strati esterni, in cerca del nucleo pulsante.
Virai di nuovo e vidi la mia preda che, imbizzarrita, scalciava e si dimenava. I due astronauti gemelli si tenevano alla rete e affondavano le armi nelle viscere della bestia.
Una volta affiancati la arpionammo ripetutamente e altri uomini la ferirono con fucili-trivella e nanocariche a vibrazione. Io la bersagliai con raggi sonici fin quando, con un lampo accecante, si dissolse. La rete si accasciò su se stessa, Castore e Polluce rotolarono in direzioni opposte. Recuperai entrambi, insieme alla rete.
Sentivo nei miei pensieri, leggero e distante, Small che singhiozzava: aveva arpionato diverse meteore nonostante non volesse, e la colpa lo stava tormentando.
«Redleigh», chiamò il capitano. «Si stanno ritirando. Richiamate le navi a bordo e presentatevi subito a rapporto.»
«Sissignore», replicò Redleigh, «subito a rapporto.»
Impiegammo però parecchio tempo per far rientrare le navi gravemente danneggiate e per recuperare tutti gli astronauti dispersi sul campo di battaglia. Molti non li vedemmo più. Un gruppo di sopravvissuti ci disse che perfino Giasone si era perso nel buio, trascinato nel freddo siderale da una cometa. Il poveretto aveva sparato con un pulso-arpione prima di gettarsi in groppa, ma era rimasto avvinghiato al cavo quando la bestia, ferita, si era data alla fuga.
Strinsi Small in un abbraccio non appena lo rividi, nella speranza di poterlo consolare. Lui ricambiò, ma non disse nulla.
Ci ritrovammo a rapporto sul ponte principale, ma non più tutti e cinquecento. La paura e il malumore fomentavano il forte brusio di fondo, mentre Redleigh correva di qua e di là, rinfrancando e calmando gli animi dove serviva.
«Tutto questo non può più durare a lungo», mi disse Small. «Io non resisterò ancora per molto, amico mio. E neanche questo equipaggio»
«Non dire così», gli risposi. «Stai tranquillo, Small, ora il primo ufficiale Redleigh parlerà al capitano e chiarirà la faccenda.»
«Tu non riesci ancora a sentire la musica dell’universo, ma un giorno capirai», mi rispose lui, facendosi triste in volto.

 
 
 
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