Creato da SixPix il 13/05/2010

SPixel

«...Preferisco rimanere un'impressione, preferisco le impressioni. Le impressioni emozionano. È inutile conoscere: molto meglio supporre.»

AREA PERSONALE

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

TAG

 

 

 

« BALENARE DI STELLE - Capitolo 24BALENARE DI STELLE - Epilogo »

BALENARE DI STELLE - Capitolo 25

Post n°254 pubblicato il 05 Giugno 2013 da SixPix
 

L’intero universo intorno a noi vacillò. Udii la voce di Small mentre si dissolveva tra le stelle.
«Oh, Ismaele.»
«Small!»
La voce del capitano risuonò forte in quegli ultimi istanti: «Dannata balena! Anche da morto ti combatterò! Dov’è il tuo cuore? Oh, è lì, l’ho visto. Lo soffocherò. Infine siamo arrivati a questo!»
Ci fu un’esplosione finale, una grande pioggia di schegge di nave, esseri umani perduti e raggi impazziti. E io, scaraventato in alto, fluttuavo con la mia tuta di salvataggio sopra il relitto, circondato da miraggi, sogni, pulviscolo, ombre, stelle.
Rotolai nel vuoto, lontano, sempre più lontano dalla tragedia di Achab e del Cetus 9, e dalle luci algide dello scontro che andavano affievolendosi.
«Il capitano parlava di quella cometa come della sua sposa», mi ritrovai a confessare al cosmo. «Come sarebbe bella Molly vestita di un abito bianco con uno strascico lungo e fulgido come la coda di una cometa.»
Mi sentivo la testa pesante, e faticavo a tenere gli occhi aperti: la spaziotuta mi stava sedando, miscelando gas narcotici all’ossigeno di riserva. Avrebbe inviato un segnale di soccorso e monitorato le mie funzioni vitali, cercando di preservarle il più a lungo possibile.

Molly non avrebbe mai potuto pensare di potersi trovare un giorno in una situazione simile.
«Bambina», l’appellò Lachesi, asciugandole una lacrima. «Non c’è nulla di cui aver paura.»
«Credi a me», continuò Cloto, cercando di rincuorarla.
Atropo stava in silenzio, ad occhi chiusi, rivolta verso lo spazio, quasi sondasse il cosmo in cerca di qualcosa.
Le tre sacerdotesse di Urania avevano sentito la voce di Molly attraverso le correnti eteriche, avevano riconosciuto in lei il segno. L’avevano invitata ad unirsi a loro.
La nave virò verso un puntino e Atropo fece un segnale alle due sorelle.
«Vieni», disse Lachesi. «Asciuga quelle lacrime, è ora di tornare a sorridere.»
Attraverso l’interfono si udì una richiesta di aiuto, ripetuta in continuazione: «Perso nello spazio, attendo recupero! Perso nello spazio…»
Il puntino rotolava placidamente nel nulla e, man mano che il vascello si avvicinava, gli spuntarono gambe o braccia, e se ne delineo l’alto e il basso quando la testa divenne visibile.
Una sagola magnetica schizzò silenziosamente dalla nave, si avvolse intorno ad una gamba, e si ritirò verso un portello di compensazione aperto sul fianco di babordo.
Una volta ripressurizzata la camera, Atropo spense il segnalatore d’emergenza e Molly sfiorò la luce verde accesa sul pettorale della tuta, che indicava che il naufrago era ancora in buona salute.
Il casco sibilò, quando venne sganciato: Ismaele sorrideva nel sonno.
Sorrise ancor di più dopo il primo bacio, perso ancora nei vapori onirici.

Non potevo credere ai miei occhi né credere alle mie orecchie: «Davvero?» dissi guardando Molly negli occhi. «Tu davvero diventerai una sacerdotessa?»
«Sarà una novizia», disse Lachesi. «Insieme a tante altre che si stanno ridestando.»
«Ma noi come faremo?», esclamai d’improvviso. «Dobbiamo tornare sulla terra, dobbiamo sposarci.»
Molly trattenne la risposta e Cloto continuò in sua vece: «Ma tu non saresti disposto ad aspettare un pochino per lei?»
Capii immediatamente che cosa intendesse dire e, strizzando l’occhio, dissi: «Certo che sì! Diciamo anche un anno intero.»
La baciai e la strinsi forte a me.
L’avrei aspettata per tutto il tempo che ci sarebbe voluto. Poi l’avrei finalmente sposata… Fra le stelle!

- THE END -

Nell’anno 2206, nella contea di Ashgrove, salutato dal balenare di una cometa in un cielo di mezza estate, nacque un bambino.
Diciotto anni più tardi, all’Accademia Navale di AstroNautica, si iscrisse un cadetto a nome Achab.
L’universo sospirò, soffiando una delicata e terribile nube di plasma, in sembianza di una fenice. Avrebbe divorato mondi e incenerito galassie, fino a quando un capitano coraggioso e un po’ pazzo non ne avesse spento le ali.

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

EMPIRE OF SLACK

Un poeta non è nulla
se non l'ombra di se stesso

 

ELECTROMUSIC

LSD MusicTrip

 

LUST STAND

Vagabondo&Curioso

 

Tribute to Geeky Art

 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963