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MALASANITA' E CELLULE STAMINALI

Post n°52 pubblicato il 02 Marzo 2010 da cellulestaminali

MALASANITA’  E CELLULE STAMINALI

 

A Torino c’era una volta   …. – anzi, per nostra fortuna, c’è ancora – un cardiologo, il dr. Sebastiano Marra, il quale era talmente appassionato alla sua attività professionale che riuscì a diventare Primario del Reparto di Cardiologia del più importante Ospedale pubblico della città, le Molinette.

Il suo cruccio era che, con le terapie tradizionali, frequentemente i suoi pazienti, colpiti da infarto, non sopravvivevano e, o prima o poi, venivano a mancare.

In conseguenza, desideroso com’era di ricercare ulteriori terapie, che dessero una più alta sopravvivenza, iniziò a  studiare le cellule staminali, nuova metodologia di ricerca, allora ai suoi inizi. Creò un gruppo di ricerca, fece le prime sperimentazioni e nel 2003 le applicò per la prima volta ad alcuni suoi pazienti. Il successo andò oltre ad ogni speranza. Tutti i pazienti colpiti da infarto, guarirono in modo tale che poterono riprendere le loro attività sia professionali che sportive.

Diranno i lettori: ma questo sarebbe un caso di malasanità?

Non dobbiamo essere impazienti: adesso arriva la malasanità, che non poteva permettere che tanti esseri umani sopravvivessero.

Nel 2005, dopo che era trascorso un biennio di verifica, il successo delle ricerche divenne pubblico grazie ad ampi servizi che il dr. Marco Accossato, giornalista de LA STAMPA di Torino, pubblicò con interviste sia al dr. Marra sia ai suoi pazienti. Il dr. Marra era così entusiasta dell’esito delle ricerche che, tenendo presente il basso costo delle medesime, auspicava che potessero ampliarsi ad altri settori (cioè non solo al campo cardiologico).

Da allora, non fu possibile contattare sull’argomento né il dr. Marra né il dr. Accossato, che pure proseguono la loro attività professionale sempre rispettivamente alle Molinette ed a LA STAMPA.

Cercai di mettermi in contatto con loro, ma non fu possibile. Le ricerche,intanto, furono interrotte, i pazienti lasciati morire secondo gli scarsi successi delle terapie tradizionali.

Non fu dato di risolvere questo mistero. Come tanti misteri italiani, l’omertà vinse e la nebbia della Val Padana nascose ogni cosa. Cercai di porre il problema al Ministro della Salute ed alla Presidenza del Consiglio, avvalendomi pure della recente collaborazione dell’onorevole Borghesi dell’IdV, che ha avanzato una interrogazione parlamentare, ma finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Così pure, altri organi istituzionali, quali la Procura della Repubblica di Torino, ed Associazioni come il Tribunale del Malato e Cittadinanza Attiva. Preciso, al riguardo, che l’interessamento della Procura era dovuto alla possibilità che il comportamento di qualcuno potesse configurare il reato di strage, dato l’alto numero di decessi fra gli infartuati, che ne consegue annualmente.

Tutto questo silenzio ovattato permette di ipotizzare fondatamente che sussistano interessi economici, i quali hanno bloccato questa ricerca e – si può verosimilmente ritenere – pure altre ricerche relative alle cellule staminali, le quali da troppo tempo non giungono a giusta conclusione, permettendo così a Centri esteri non sempre seri di ottenere alti proventi (fino a 100.000 euro per ciascun caso trattato), grazie alla disperazione degli ammalati.

L’Associazione, di cui sono presidente (Associazione Italiana Cellule Staminali – A.I.CE.ST.) si pone gli scopi di contribuire a modificare questa situazione, stimolando le ricerche relative alle cellule staminali e la loro utilizzazione in campo clinico, nonché di dare maggiore visibilità alle stesse, le quali sono tenute volentieri nascoste per motivi ignoti.

Ricordo, al riguardo, due situazioni: nell’una qualcuno mise in campo mediatico la notizia secondo la quale l’unico Centro italiano di Trapianti di cellule staminali si trova a Trieste, mentre io ho potuto precisare che più di cento Centri (non in campo neurologico), di cui posso fornire indirizzi ed altri dati, funzionano in Italia ;  nella seconda una giornalista lamentava che in una regione grande come la Sardegna non funzionasse neppure una Banca per la crioconservazione delle staminali cordonali (cioè tratte dal cordone ombelicale in occasione del parto), mentre la nostra Associazione è in contatto con una Banca per la crioconservazione sita a Cagliari e fondata alcuni anni or sono.

Ciò dimostra che il caso del dr. Marra non è unico quale esempio di malasanità nel campo delle cellule staminali, ma si inserisce in un contesto gravido di disordine e di scarsa visibilità, la cui gravità è tale che non può non essere voluta da qualcuno, che ha precisi interessi occulti.

 

Michele Maero

michele@maero.it

 
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