Creato da fabbri.giancarlo il 08/08/2012
Giancarlo Fabbri giornalista freelance

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Via Madonna dei Boschi, i conducenti nel passare pregano

Post n°1121 pubblicato il 12 Luglio 2018 da fabbri.giancarlo
 

San Lazzaro (Bologna)

Molti conducenti nel transitare per via Madonna dei Boschi, che alla Croara di San Lazzaro unisce le vie Buozzi e Croara, spesso pregano pur non sapendo che a pochi metri dalla strada che un piccolo oratorio secentesco nascosto da un bosco di roverelle. Pregano, chi pare a loro, che possano giungere dall’altra parte senza spaccare una gomma (è infatti capitato), perdere un coprimozzo (pure questo), o rovinare le sospensioni (il rischio c’è) visto lo stato pietoso dell’asfalto. Infatti ogni tanto vengono colmate le buche più profonde ma sono anni che tale strada ha bisogno di una ripassata. Magari col tipo di asfalto usato in previsione del Teo, Civis o Crealis, però ancora da arrivare, che a dieci anni dalla stesa a San Lazzaro non ha una crepa o avvallamento.

Tra i misteri della Croara, che dalla segnaletica non è più alla Croara, c’è quello di una via Madonna dei Boschi in dissesto ma utilizzata da tanti, e sempre più trafficata, per evitare i semafori di via Toscana. Come possono dimostrare le foto da anni la strada è in uno stato a dir poco pietoso. E se ne accorgono i molti che ci passano per evitare la strozzatura del Nodo di Rastignano, allungatosi fino a Molino Parisio grazie a un doloroso rosario di semafori non sincronizzati. In ogni caso, magari approfittando dell’estate, la stagione più idonea per tale lavoro per via delle temperature, un’asfaltatina non farebbe male in attesa del cosiddetto “mezzo Nodo di Rastignano” in via di esecuzione per unire via Buozzi e via Madre Teresa di Calcutta, al Trappolone di San Lazzaro, alla rotatoria Mafalda di Savoia a Bologna.

Per dire tutta la verità sappiamo che nelle fasi finali di stesura del Piano territoriale del Parco regionale dei gessi bolognesi e calanchi dell’abbadessa, poi approvato dalla giunta regionale il 2 dicembre 1997, l’intenzione iniziale era quella di rendere via Madonna dei Boschi strada campestre interdetta al traffico privato, con sbarre e lucchetto, con accesso riservato ai residenti. E l’intenzione dell’allora direttore del Parco regionale, Gian Franco Pelleri, sarebbe poi stata quella di non mantenere asfaltata la strada per renderla, col tempo, una strada carraia con fondo non impermeabile. Visto che la strada si sta pian piano sgretolando non è che si voglia raggiungere tale obiettivo? Se l’intenzione è questa sarebbe molto meglio aspettare che venga infine realizzata una viabilità di fondovalle che non costringa, ancora, chi vuole andare a Bologna di arrampicarsi sul colle della Croara.

 
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Giovedì 12 luglio assemblea pubblica sul Nodo di Rastignano

Post n°1120 pubblicato il 09 Luglio 2018 da fabbri.giancarlo
 

A Ossatura 03 Ponte

Bologna

Giovedì 12 luglio, alle 20.30, nel cinema parrocchiale Bristol di San Ruffillo, in via Toscana 146 accanto alla chiesa, si terrà un’assemblea pubblica di aggiornamento sullo stato dei lavori dello snodo di Rastignano/San Ruffillo. Incontro pubblico promosso dal presidente del Quartiere Savena, Marzia Benassi, che vedrà la partecipazione di Irene Priolo assessore bolognese alla mobilità, di Raffaele Donini assessore regionale ai trasporti e dell’ingegner Rosa Pannetta di Rfi.

Assemblea che si terrà a giusto un mese di distanza da quella svoltasi a Pianoro, nell’ambito della Festa dell’Unità di Rastignano, che ha visto al posto del tecnico di Rete ferroviaria italiana il sindaco di Pianoro, Gabriele Minghetti, e Marco Monesi consigliere delegato alla mobilità della Città metropolitana di Bologna. Incontro atteso, aperto dal sindaco di Pianoro Gabriele Minghetti che sul primo lotto del Nodo di Rastignano ha confermato le tempistiche comunicate mesi fa: «Entro il 2018 l’apertura al traffico della bretella del Dazio, ed entro il 2019 sia il completamento del primo stralcio sia l’affidamento dei lavori per il completamento dell’opera. Non dico che non ci sono ritardi e problemi ma siamo messi meglio di molte altre opere come il Passante di mezzo e tutte le opere complementari che non erano previste e finanziate col progetto del Passante nord». Questo anche alla luce di un sopralluogo fatto poco prima, assieme a Donini, all’assessore bolognese alla viabilità Irene Priolo, e a Marco Monesi consigliere delegato alla mobilità della Città metropolitana.

Ma secondo Monesi «c’è poi anche il rischio che da Roma vogliano impedire il progetto del “Passante di mezzo” che purtroppo farebbe decadere ogni finanziamento delle opere di adduzione (Complanare nord, terzo lotto Lungosavena, eccetera) e di mitigazione ambientale non era compresi nel progetto del “Passante nord”». Ma, per fortuna, i finanziamenti per il Nodo di Rastignano sono garantiti dall’averli stornati dal Passante e inseriti nel “Patto per Bologna”. Il testo completo è sul numero di luglio del mensile “Un’Idea di Appennino” attualmente in distribuzione o su hemingwayeditore.wordpress.com. E il 12 luglio era anche previsto un incontro tra le parti interessate, in Regione, per la verifica e l’approvazione del progetto esecutivo del secondo stralcio del famigerato Nodo di Rastignano. E a seguito di questo incontro tecnico-istituzionale ci potrebbero essere quindi delle novità con la speranza che siano buone e non di altri rinvii.

 
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Un ricordo di Clorindo Grandi, lo scrittore dei buoni sentimenti

Post n°1119 pubblicato il 09 Luglio 2018 da fabbri.giancarlo
 

Grandi 05 Clorindo

San Lazzaro (Bologna)

Nella gremita chiesa di San Lazzaro lo scorso 20 giugno si sono svolte le esequie di Clorindo Grandi deceduto tre giorni prima a 92 anni di età. Grandi, molto conosciuto a San Lazzaro, dove viveva attorniato dalla sua grande famiglia, era un prolifico scrittore, e poeta, che non raccontava trame horror alla Stephen King, o avventurose come quelle di Wilbur Smith, ma storie di buoni sentimenti, amore e speranza. Già dirigente d’azienda, vedovo, padre di sei figli, felice nonno di una quindicina di nipoti, e anche bisnonno, era nato nel 1926 ad Anzola.

Lo conoscemmo in vita e di se stesso ammetteva: «Quando guardo indietro non mi rendo conto di come sia riuscito a fare tante cose in una vita che è stata intensa e soprattutto rivolta al lavoro, alla famiglia e alla solidarietà verso chi ha più bisogno». Grandi aveva riempito quattrocento pagine di poesia, oltre diciassette volumi tra raccolte di poesie e racconti, saggi e pure romanzi. Nulla di strano se non che l’impulso a scrivere gli era venuto alla soglia dei cinquant’anni nei giorni dopo il rapimento di Aldo Moro e della strage della sua scorta.

«In quel 16 marzo del 1978 – ricordava Grandi – ero in gita con la famiglia nel sud Italia e fummo fermati da una pattuglia in armi con i mitra spianati facendomi capire che era successo qualcosa di tragico. Dopo di allora cominciai a chiedermi cosa potessi fare per evitare che altri giovani seguissero l’esempio dei terroristi uccidendo altri giovani servitori dello Stato. Ai miei figli, nipoti e conoscenti potevo dare un esempio di vita e di fede; mentre non lo potevo dare a chi non mi conosceva e così cominciai a scrivere e non mi sono fermato».

Nella prefazione del suo penultimo libro, “Piccoli sprazzi di luce. Riflessioni sulla Chiesa” (2012), scriveva: «Comunicare con la gente è una cosa bellissima, riuscire a trasmettere notizie interessanti, consigli utili, penso possa essere definito meritorio. Chiedo sempre al Signore di guidare la mia mano, perché lo scritto sia chiaro, comprensibile, convincente e illuminarmi la mente perché sia anche giusto e vero».

E la sua è stata una vita intensa. Clorindo aveva lavorato 15 anni per l’Onarmo, organizzazione cattolica fondata da monsignor Giulio Salmi di cui scrisse una biografia (“Un prete all’opera”, 1993), come responsabile commerciale accumulando esperienze in vari campi: dalla ristorazione all’alberghiero, dagli allevamenti alla produzione dei vini. Nel 1960 fu fondatore e presidente della cooperativa Esperia dando lavoro a ex carcerati poi, nel 1962, iniziò a collaborare con l’azienda Menù come agente di commercio e, fino alla pensione, come direttore commerciale. Sempre impegnato tra lavoro, famiglia e parrocchia ha avuto anche il tempo per la politica e di essere stato per dieci anni, dal 1970 al 1980, anche consigliere comunale di minoranza a San Lazzaro per la Dc. Sempre con la volontà di «servire la propria comunità e vivere cristianamente dando amore e speranza a tutti».

 
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Sagra di San Pietro nella parrocchia di Rastignano

Post n°1118 pubblicato il 28 Giugno 2018 da fabbri.giancarlo
 

Collage San Pietro

Il logo della Sagra e la locandina del film

Pianoro (Bologna)

Venerdì 29, sabato 30 giugno e domenica 1 luglio nella parrocchia di Rastignano si terrà la Sagra di San Pietro con in orario preserale stand gastronomico, bar, gelateria, giochi e attrazioni varie. Venerdì 29 alle 19 messa solenne con inaugurazione del nuovo “Parco dei bambini nati in cielo” seguita alle 20 da una cena comunitaria e dalle finalissime del 5° Trofeo di Rastignano. Torneo di calcio a sette che si è svolto, a partire dall’11 giugno, nel nuovo e bellissimo campo da calcio parrocchiale in sintetico, che ha visto la partecipazione di tanti ragazzi. Per l’occasione il servizio di bar, autogestito dai giovani, ha ampliato il suo menù con piadine, hamburger e bibite alla spina.

Alle 21 di sabato 30 giugno, invece, nel salone del bar con visione gratuita ci sarà la proiezione del film “Ameluk”, in collaborazione con l’associazione di volontariato culturale e sociale Amici di Tamara e Davide, e con la partecipazione di Carlo Dellonte che del film ne è coautore e cosceneggiatore. Il filmato, girato nel 2015, ha una durata di 90 minuti ed è stato diretto da Mimmo Mancini. E’ una storia che si svolge in un piccolo comune pugliese mentre prepara le festività della Pasqua organizzando la Via Crucis del venerdì santo. Sennonché chi deve sostenere la parte di Gesù, il barbiere locale, ha un infortunio e il parroco decide quindi di sostituirlo con Jusuf, il tecnico delle luci, che in paese è chiamato Ameluk, che però e giordano e di fede islamica. Questa decisione di far interpretare la drammatica Passione di Cristo a un musulmano sconvolge gli abitanti del paese pugliese che poi si dividono tra sostenitori e calunniatori. Con i sostenitori che addirittura decidono di candidare il musulmano Jusuf a sindaco, nelle imminenti elezioni comunali, contro i signorotti locali. Un film che strapperà agli spettatori sorrisi e risate ma fornirà anche argomenti di riflessione.

Domenica 1 luglio alle 11.30 ci sarà una messa presieduta dal vescovo ausiliare emerito di Bologna, monsignor Ernesto Vecchi, seguita dalla benedizione inaugurale della nuova vetrata del battistero della chiesa. Vetrata artistica realizzata dallo scultore e ceramista faentino Goffredo Gaeta in collaborazione con la vetreria artistica Giordano Capiani di Faenza (Ravenna). In pratica l’opera d’arte riguarda le dieci finestre della parete di sinistra, quella a nord della chiesa, completando il progetto promosso dall’ex parroco don Severino Stagni, oggi parroco a Ozzano, grazie a una donazione della famiglia Sazzini. Un’opera che non arricchisce solo la chiesa ma l’intera comunità di Rastignano.

 
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Pianoro e dintorni in “Savena Setta Sambro”

Post n°1117 pubblicato il 27 Giugno 2018 da fabbri.giancarlo
 

02 Loredana e Alberto Pudioli

Loredana e Alberto Pudioli nella loro storica bottega

Pianoro (Bologna)

Sul numero 54 del periodico semestrale di storia, cultura e ambiente “Savena Setta Sambro”, edito dalla Minerva per conto dell’omonimo Gruppo di studi, ora in edicola, ci sono molti argomenti su Pianoro e dintorni. Molto immodestamente cito il saggio-intervista “Alimentari Pudioli: cent’anni di un’istituzione rastignanese” dove Alberto Pudioli nipote racconta una saga familiare, che ha fatto la storia della frazione, mentre descrive com’era l’antico Palazzaccio che fu abbattuto negli anni Sessanta per poi costruirvi sopra l’attuale palazzone. Poi cito la recensione del mio libro “Acqua passata. Storie cronache e personaggi di Pianoro”, raccolta di articoli pubblicati sulla rivista, magistralmente scritta dallo storico e scrittore pianorese Adriano Simoncini.

Con Simoncini che nello stesso volume ha presentato altri due libri di autori pianoresi, pure questi editi dal Gruppo di studi Savena, Setta e Sambro: “Dín dón campanón”, raccolta di testi dialettali di Maurizia Lazzarini e Adriano Simoncini, e “Il sangue di Panico” un romanzo di ambientazione medioevale opera prima di Atos Benaglia; e uno di Marco Nascetti, classe 1925 di San Benedetto Val di Sambro, a titolo “Una favola vera… ”, edito da Savena, Setta e Sambro, dove racconta la vita nell’Appennino nel fosco periodo tra le due guerre mondiali. Per info, abbonamenti e arretrati aprire il sito web del gruppo di studi: www.savenasettasambro.com oppure inviare una e-mail all’indirizzo: redazione@savenasettasambro.com.

Ritornando al folto sommario Domenico Cerami racconta del culto di Sant’Antonio Abate nell’Appennino, Danilo Demaria dei ribelli della montagna e della fascinosa Grotta delle Fate di Monte Adone, ancora Simoncini sulla biblioteca di Pianoro (o di Babele), Roberto Da Re sulla bonifica e la forestazione dl territorio nel dopoguerra, Romano Colombazzi di Silvio Mucini sindaco della ricostruzione di Pianoro, Gian Luigi Zucchini degli artisti pianoresi Paolo Medici pittore e Roberto Da Re nelle vesti di scultore, Giuseppe (Pino) Rivalta sui botroidi e sui cogoli di arenaria della Val di Zena (da visitare il Museo dei Botroidi di Tazzola al Monte delle Formiche), Umberto Fusini e William Vivarelli ci raccontano (con belle foto) del Barbagianni, il botanico Giancarlo Marconi ci descrive il noce, Franco Calzolari il lungo assestarsi del fronte lungo la Linea Gotica e il Contrafforte pliocenico, Ferruccio Teglia di Pian di Macina ci racconta dell’orto biologico dei contadini di un tempo, poi il tema di Simone studente pianorese di scuola media e infine la notizia della mostra fotografica di William Vivarelli esposta in regione fino a tutto luglio.

E scusatemi se pensate che ci sia poco di … Pianoro e dintorni.

 
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