
"Bisognava vederlo Gaber. Era una necessità, sentirlo non ci bastava. Bisognava vederlo perchè il suo corpo, la sua mente, la sua voce componeva un teatro intero. Nel suo caso, il teatro non era il luogo, l'architettura che lo ospitava. Ovunque arrivasse era lui il teatro, dentro di sè aveva palcoscenico, scene e camerino. Coraggiosamente con il Signor G, alla soglia degli anni settanta, aveva trasformato il suo cantare in teatro canzone. Aveva incastonato le sue canzoni in monologhi lucidi, irresistibili, emozionanti, pensati [...]. Quando Gaber metteva in scena era la parola che recitava, era il verso che cantava, era l'idea che respirava, era la libertà che si faceva carne. Niente poteva obbligarlo ad essere quello che non era. Nessuno poteva imporgli un'idea che non condivideva, perchè Gaber era un combattente del pensiero. [...] Per l'ultima intervista televisiva che gli feci, si preparò come se dovesse andare in scena. Era già sofferente, ma nascondeva il dolore. Quando si accese la telecamera, lo spettacolo cominciò con naturalezza, era il Gaber di sempre, unico, con la sua voce musicale, con i suoi occhi capaci d'amore, indignazione, pietà. Poco tempo dopo se ne sarebbe andato, nel silenzio che aveva scelto. Per tutto quello che è stato, per tutto quello che ci ha lasciato, nessuno potrà mai sostituirlo."
--"UN COMBATTENTE DEL PENSIERO"-- Vincenzo Mollica--
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