
In questi ultimi mesi ho cercato un modo per leggermi dentro, una chiave che aprisse certi scomparti dell’anima sino ad ora inaccessibili persino a me stessa.
Mi sono analizzata, messa in gioco, in discussione, con estrema fatica e dolore.
Andando a tirar fuori quello che non mi piaceva, ho dovuto guardarlo in faccia, toccando nervi dolorosamente scoperti, riaprendo vecchie ferite…forse mai cicatrizzate.
Volevo capire dove sbagliavo.
Volevo conoscere e dichiarare i miei innumerevoli ed enormi difetti.
Per cercare di migliorarmi…non per cambiare, non per essere diversa, quello no, io resto quella che sono, ma almeno cercare le cause di certi malesseri e comportamenti.
Certi meccanismi non li modificherò mai, fanno troppo parte di me per liberarmene del tutto.
Certe mie costruzioni mentali saranno sempre con me e sempre saranno la mia fragilità, la mia parte più debole, il mio tallone d’Achille.
Forse frutto dell’insicurezza che mi porto dentro, del mio modo di vivere i rapporti, del mio modo di amare senza condizioni e senza difese, che non indossa maschere nè si finge diverso da ciò che è.
E in tutto questo faticare non riesco mai a godermi appieno le cose.
Nulla per me è mai semplicemente ciò che appare.
Continuo a tornarci con i pensieri che fanno rumore, come di sassi che rotolano giù da una scarpata per finire la loro corsa e sedimentarsi giù in fondo all’anima…
Lo so: è l’eterno conflitto tra mente e cuore, sono voli pindarici di una ragione che procede su un percorso minato, rincorsa da inquietudini che si agganciano come ami da pesca nella fitta rete dei pensieri.
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il 17/04/2009 alle 10:56
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