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1250 "Marchesa" Cubitosa D'Este

Post n°69 pubblicato il 14 Marzo 2007 da marialberta2004
 

Madre e tutrice del marchese Gabriele Malaspina (allora si era sotto la tutela della madre fino a 21 anni!), partecipa all'importante divisione dei feudi del 18 aprile 1275, tra i marchesi Malaspina dello Spino fiorito (quelli di Filattiera). (v. Stemma) 

Cubitosa d’Este Malaspina, l’antenata di origini Ferraresi (n. 1221/1223-m. dopo il 1264).[1]

Chissà  se Cubitosa, figlia del marchese Azzo VII d’Este, ha visitato il Castel dell’Aquila, dopo che, intorno al 1250, è andata sposa a Isnardo Malaspina, dello Spino fiorito, marchese di un bel feudo in Lunigiana? [2]

Cubitosa, come detto, è madre di Gabriello I, il primo marchese Malaspina tra i cui beni, secondo alcuni studiosi, era compreso in modo esplicito il Castel dell’Aquila.[3]

Nasce fra il 1221 e il 1223, Cubitosa, figlia di certa Giovanna, e del marchese Azzo VII d’Este. Azzo Novello -così denominato per aver ereditato in giovane età il casato d’Este- elesse Ferrara come stabile dimora degli Estensi.

Cubitosa è vissuta nella Corte euganea (Este, Monselice) e in quella ferrarese di Azzo VII, un ambiente culturalmente raffinato ed accogliente. La vita di corte era allietata dalla poesia provenzale e dai suoi aedi, i trovatori. I poeti provenzali che in Italia godevano di protettori importanti tra i quali gli Este, “verseggiavano in rima in certi metri particolari, nella lingua usata allora dai Provenzali, e sopra argomenti per lo più amorosi”.[4]

Accanto a lei, nella corte di Este, il fratello Rinaldo, morto prima del padre nel 1251, e due sorelle, Beatrice famosa beata ferrarese e Costanza andata sposa al conte Uberto di Maremma.  

Intorno al 1250, Cubitosa sposa Isnardo I: “Venendo moglie a Isnardo Malaspina”, signore di Verrucola e Fivizzano, gli portò in dote 500 libbre imperiali più altre 400 parafernali [delle quali poteva disporre liberamente]. In totale 1000 marche d’argento. Così il Gerini.[5] Sappiamo che per Domina Cubitosa, Obizzo socer eius ha avuto 4000 lire di Ferrara (“pro Isnardo”, “occasione dotis”,“libras quattuor millia denariorum minutorum et libras quinquagintas (quingentas?) dictae monetae per donationem propter nuptias”. 1275, Documento di Divisione dei beni dei Malaspina dello Spino Fiorito in Lunigiana). Con questo matrimonio vengono riuniti i due grandi rami dell’antica stirpe Obertenga, i Malaspina e gli Este.[6]

Notizie sui familiari e sulla sua ingente dote possono essere desunte anche dal testamento del padre, il marchese Azzo Novello, redatto a Ferrara, nel 1264, tre giorni prima della sua morte. A”Cobitosa” il padre lascia tutta la dote, cioè “quatuor mille et sexcentas (4600) Libras Ferrarienses” e beni fino a 1000 marche d’argento (“ultra id, qicquid ei dedimus in dotem de bonis nostris, quod ascendat usque ad quantitatem mille Marcharum argenti”) .[7]

La moglie di Isnardo Malaspina che in gioventù aveva conosciuto i trovatori provenzali, fu cantata dai trovatori d’oltralpe. [8]

I trovatori, proprio sulla fine del XII secolo, partendo dalla Provenza, valicarono le Alpi, portando nel loro girovagare di castello in castello, non solo il conforto della poesia ma pure le notizie più recenti sugli altri paesi, sulle Crociate, sulla Corte romana, rappresentando così una sorta di veicolo di idee e di nobile sentire.

Dice un importante studioso che Cubitosa “portò ai Malaspina il sangue degli Estensi, dei Normanni di Sicilia, dei re di Gerusalemme, dei conti del Maine, dei re di Francia, degli imperatori Carolingi e dei Rurikidi, principi di Moscovia”. Infatti, ava paterna della stessa Cubitosa, e madre di Azzo VII d’Este, era l’illustre Alice di Antiochia, figlia di Rinaldo di Chatillon, principe di Antiochia (in quanto marito di Costanza, ultima della dinastia normanna. Questa dinastia, con Boemondo, morto nel 1100, figlio di Roberto il Guiscardo e marito di Costanza figlia a sua volta del re Filippo I di Francia, nel 1098, si era installata al tempo delle crociate nel principato di Antiochia).[9]

Come detto, Cubitosa è madre di Gabriello I, ed è anche la madre di Azzolino I, il cui nome rinnova quello del nonno estense. Risulta dalle antiche carte che madonna Cubitosa ha abitato nel Castello della Verrucola, con i figli pupilli Gabriele e Azzolino, dopo la morte del marito marchese Isnardo (tra il 1271 e il 1275).[10]

Essi sono i nipoti di Opizzone/Opizzino che nel 1221, nella divisione dei beni tra i Malaspina, ha “scelto” la parte con Filattiera, iniziando una gestione diretta del potere sul territorio” della sponda sinistra della Magra.[11]

Gabriele e Azzolino I, figli di Isnardo Malaspina, attraverso Cubitosa d’Este, loro madre e tutrice, partecipano, con lo zio Alberto e il cugino Francesco di Bernabò, all’importante divisione dei feudi del 18 aprile 1275, tra i Malaspina di Filattiera; ottengono una parte dei beni in Lunigiana e, il successivo 7 giugno, una parte del dominio in Lombardia.[12]

Il documento del 1275, l’atto di divisione dei feudi tra i Malaspina dello Spino fiorito, riguarda quindi il marchese Gabriele Malaspina, l’antenato del Castel dell’Aquila e sua madre Cubitosa. Gabriele infatti ha dato origine al ramo dei Malaspina di Verrucola (Azzolino I è invece autore del ramo di Varzi nell’Oltrepò Pavese).

Rimasta vedova di Isnardo, Cubitosa ha sposato forse Tommaso Malaspina di Cremolino.[13]



[1] Abate E. GERINI da Fivizzano, Memorie Storiche d’Illustri Scrittori e di Uomini Insigni nell’antica e moderna Lunigiana, Massa, Frediani 1829, I-II, rist. anast. A. Forni Editore, Bologna  1986, II, p. 347 (d’ora in avanti, GERINI); G. FIORI, I Malaspina. Castelli e Feudi nell’Oltrepò Piacentino, Pavese Tortonese, Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, Piacenza 1995, p. 284.

[2] GERINI, cit., II, p. 347.

[3] GERINI, cit., II, p. 348; concorda P. LITTA, Famiglie celebri italiane. I Malaspina, Milano 1835, Tav. IX.

[4] L. CHIAPPINI, Gli Estensi. Mille anni di storia, Corbo ed., Ferrara 2001, pp. 42,44, 574.

A. FRIZZI, Memorie per la storia di Ferrara, Ferrara 1850, rist. anast. A. Forni Editore, Bologna, 1975, III, p. 163.

[5] GERINI, cit., II, p.346;  

[5] GERINI, cit., II, p.346; sulle nozze, vd. il romanzo storico di Marta MALAGUTTI DOMENEGHETTI, Cubitosa d’Este. La marchesa degli incantesimi nella Ferrara del XIII secolo, Arte & Stampa Edizioni, s. l. 1999, cap. II.

[6] G. FIORI, cit., pp. 34, 284 (la notizia di p. 34 è riportata dall’opera di U. DORINI, Un grande feudatario del Trecento. Spinetta Malaspina, Firenze 1940, p. 23).

[7] GERINI, cit., II, p. 111; L. A. MURATORI, Delle Antichità Estensi e italiane, Stamperia Ducale, Modena 1740, rist. anast. A. Forni Editore, Sala Bolognese (Bo) 1984, II, p. 19; A. FRIZZI, cit., III, pp. 169-170.

[8] L. CHIAPPINI, cit., pp. 43, 44, 574; A. FRIZZI, Memorie, cit., III, p. 163.

Anche il severo abate Gerini volle cantare a suo modo Cubitosa e Isnardo, componendo una Novella del Marchese Isnardo e di Cubitosa. (A. C. AMBROSI, “Su alcuni inediti dell’Abate Emanuele Gerini di Fivizzano”, in ”, in Cronaca e Storia di Val di Magra. Centro Aullese di Ricerche e di Studi Lunigianesi. Anno VI – 1977. Pontremoli 1978, p. 115.

[9]  G. FIORI, cit, p. 34.

[10] U. DORINI, cit., p. 27; GERINI, cit., II, p. 347; V. SPRETI et al., Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, Milano 1928-36, I-IX, rist. anast. A. Forni Editore, Bologna s.a., vol. IV, voce “Malaspina”, pp. 252-259; P. LITTA, Famiglie celebri Italiane. Malaspina, Milano 1835, Tavola IX .

[11] Si tratta del “podere quod habebant et tenebant et pro eis tenebatur et habebatur in Archiepiscopatu Ianuensi et in Episcopatu Lunensi et in Episcopatu Brugnati”: in G. FIORI, I Malaspina. Castelli e Feudi nell’Oltrepò piacentino, pavese tortonese, Collana della Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, Piacenza 1995, pp. 277, 318, n. 3; il Fiori precisa che il documento è tratto dalla copia autentica del XVIII secolo, pubblicato da Fabrizio Malaspina in “Monumenta Historiae Patriae”, II, n. 1270, p. 1301 e seguenti.  Sull’importante atto, R. PAVONI, I Malaspina di Lunigiana al tempo di Niccolò V, in Papato, Stati regionali e Lunigiana nell’età di Niccolò V, (Atti delle Giornate di Studio, La Spezia, Sarzana, Pontremoli, Bagnone maggio 2000), a cura di E.M. VECCHI, La Spezia 2004, p. 403, n. 10.

[12] R. PAVONI, op. cit., pp. 406 n. 29, 408 n. 36, che segue la trascrizione di G. FIORI, op. cit., pp. 17, 281-288, 318, n. 5 (il Fiori  precisa di avere consultato il documento inedito “in copia settecentesca esistente presso l’Archivio di Stato di Torino, Paesi di nuovo acquisto, tortonese, mazzo I, numero 5); vd. anche A. AROMANDO, Alcuni stemmi della Famiglia Malaspina in Lunigiana, in “Cronaca e Storia di Val di Magra”, Centro Aullese di Ricerche e di Studi Lunigianesi., Anno VI (1977), Pontremoli 1978, p. 79, n. 7.

[13]  G. FIORI, cit., p. 34. 

 
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