Creato da: marialberta2004 il 30/10/2006
Lunigiana, Castel dell'Aquila

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« Le tre chiavi del castel...(Click sull'immagine) »

(click sull'immagine: foto di G. Saletti)

Post n°90 pubblicato il 10 Giugno 2007 da marialberta2004
 
Foto di marialberta2004

Nell'immagine, una delle antichissime sorgenti   nel "Bozzo dell'Inferno", località del colle su cui sorge il Castello dell'Aquila.

LE SORGENTI PRIMITIVE DEL CASTELLO

Ancora oggi, le sorgenti nascoste, ma sicure, nella collina del Castel dell’Aquila sono innumerevoli, verso Codiponte e Gragnola, dalla parte dei fiumi Aulella e Lucido.

L’autore settecentesco dell’Aronte Lunese, Lunario storico, economico e letterario della Lunigiana, dopo aver descritto le “pietrificazioni pregevoli”, esamina l’ossatura e la qualità dei tre enormi ammassi alpini che costituiscono il territorio nel quale sorge il castello, poi passa ai laghi e alle cavernosità alpine, e afferma: “la natura visibilmente ha creato gli uni (i laghi) e le altre (le cavernosità) per il meccanismo, e mantenimento delle fonti”.

Aronte evidenzia che non ci sono laghi sul Pizzo d’Uccello e sul Sagro, perché i monti,  internamente forati o cavernosi, offrono comunque i necessari serbatoi per la raccolta delle acque irriganti il basso suolo. Le acque poi sono presenti in cavità ben visibili in vari luoghi, con buche che, per quanto i paesani cerchino di riempire con travi e sassi, sempre si riaprono profonde. Allo stesso modo i fiumi hanno sorgenti perenni anche nascoste, e cammino sotterraneo.[1]

L’attenzione a questa ricchezza è ben sottolineata nell’antico Statuto dei Comuni di Massa-Antona-San Vitale (anno1439): nell’articolo 39, si sosteneva la necessità di ripulire, dal mese di aprile e di maggio, corsi d’acqua naturali, condotte e solchi costruiti dall’uomo per rispondere alle esigenze agricole; del resto il buon funzionamento dell’attività di irrigazione dei campi per ricavare buoni raccolti era proprio affidata alla sufficiente disponibilità d’acqua, specialmente nei mesi estivi, quando le piogge erano scarse. Per questo si ricorreva alla canalizzazione del prezioso liquido che veniva convogliato in varie direzioni attraverso tubature spesso fatte di tronchi e cortecce di alberi e talvolta di laterizi.[2]

Se, attraverso un sentiero tracciato nel “Bozzo dell’Inferno” -una località del colle su cui sorge il Castel dell’Aquila, dove l’acqua scende sotterranea fino al fiume Aulella- ci s’inoltra nella fitta vegetazione del bosco, può accadere qualcosa di straordinario e di antico: imbattersi in scarpate, in tracce di rovine millenarie, e nelle sorgenti primitive, fonti perenni di vita. Alla magia del percorso tortuoso, si unisce il silenzio.

Nei secoli dopo il Mille, la ricchezza di acque sorgive e la presenza di particolari essenze adatte al pascolo, nonché la comodità dei collegamenti viari tra le pertinenze del castello, la collina e il fondovalle hanno reso strategica la zona ed abitata con continuità; le sue sorgenti poi sono state oculatamente curate e impiegate per irrigare circostanti terreni terrazzati ad uso agricolo (coltivazioni ortive, di legumi, grano, vigne: erano forse gli antichi, contesi resèdi, spartiti tra gli eredi nel 1559); dalla seconda metà del Seicento, il lungo declino del Castel dell’Aquila, ha consentito al bosco di riconquistare i terreni orizzontali agricoli.

Le vigenti norme di salvaguardia del bosco impediscono il ripristino delle superfici agricolo-ortive e del vigneto che costituivano una ricchezza del castello e del feudo nel periodo del loro splendore, così il colossale restauro del Castel dell’Aquila e del suo bosco di 33 ettari incontra oggi un insuperabile ostacolo.

Ci si deve perciò limitare al solo recupero delle fonti perenni d’acqua del Castello, a cominciare dal reintegro  dei larghi sentieri che vi accedevano, tuttora ben praticabili anche se talvolta ripidi.

 Nella bellissima radura della montagna dove sgorgano le sorgenti, cortecce di rami di castagno (le “bucce”) sapientemente conficcate nella fonte, per consentire un limpido zampillio dell’acqua, ricordano che lì non c’era una semplice fontana, ma la disciplinata raccolta d’acqua ad uso domestico e irriguo, seguendo le prescrizioni antiche contenute nello Statuto. Grazie alle fonti perenni, l'acqua era, ed è tuttora assicurata per tutti,uomini, animali, piante, sia in estate sia in inverno. 

Messi da parte i pensieri, vien voglia di porsi in ascolto del genius loci, attraverso il mormorio leggero di una sorgente che amplifica il silenzio.

                                                             Maria Alberta Faggioli Saletti Gabriella Girardin



[1] EFEMERIDI BIENNALI DI ARONTE LUNESE-EFEMERIDI Biennali di ARONTE LUNESE o sia di LUIGI FANTONI. Doppio Lunario Storico, Economico e Letterario della Lunigiana. Per gli anni 1779 e 1780. Nella Stamperia di Gio. Falorni, in Livorno 1779. (Riproduzione anastatica. Ist. Profess. di Stato per l'Agricoltura "Luigi Fantoni". Soliera Apuana. Massa. Tipocart, Fivizzano 1989), pp. 75-81.

[2] Gli Ordinamenti Criminali (1372), le Gabelle (1372) e lo Statuto (1439) dei Comuni di Massa, Antona, San Vitale, traduzione a c. di B. BIASCI ,appunti e note a c. di G. C. BERTUCCELLI, Palazzo Ducale di Massa 2003(?), p. 62 e n. 45. Per quanto riguarda la trascrizione dei testi: vd. in E. SALVATORI, Bibliografia-Lunigiana medievale: Giovanni SFORZA, Statuti di Massa di Lunigiana, Bologna 1893 (in Monumenti di Storia Patria per le Provincie Modenesi, Serie degli statuti, t. III, parte II, Modena, G. T. Vincenzi e Nipoti, 1893. Contiene: Statuto de' Comuni di Massa, San Vitale e Antona dell'anno 1439, pp. 9-39. La Salvatori precisa che il volume è privo di titolo ed anche il nome del curatore, Giovanni SFORZA, non vi figura. Le indicazioni qui riportate sono tratte da: Catalogo della raccolta di statuti, consuetudini, leggi, decreti, ordini e privilegi dei comuni, delle associazioni e degli enti locali italiani dal medioevo alla fine del secolo XVIII, IV, pp. 119, 234-235).  

 
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