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31 maggio 1985, ricerca filosoficale dell'anima

Post n°32 pubblicato il 29 Aprile 2008 da TASPI45
 

tratto dal libro "Dopo la morte" di Léon Denis (il libro era tanto vecchio e mancante della copertina, pertanto non si conosce l'anno e l'editore. Si vedono nuove edizioni fatte dall'editore Mediterranee)

...................

L'anima umana, soffio della grande anima, è immortale;essa progredisce e risale verso il suo creatore attraverso numerose esistenze, alternativamente terrestri e spirituali, mercè un continuo perfezionamento.
Nelle sue incarnazioni corporee, essa costruisce l'uomo, la cui natura ternaria: corpo, anima e spirito, forma un microcosmo o piccolo mondo, immagine ridotta dal macrocosmo o gran Tutto.
E' perciò che noi possiamo ritrovar Dio nel più profondo del nostro essere, interrogandoci nella solitudine, studiando e sviluppando le nostre facoltà latenti, la nostra ragione e la nostra coscienza.
La vita universale ha due aspetti: l'involuzione, o discesa dello spirito nella materia per la creazione individuale; e l'evoluzione, o ascensione graduale atraverso la scala delle esistenze, verso l'Unità divina. A questa filosofia si lega un complesso di scienze: la scienza dei numeri o le matematiche sacre; la teologia, la cosmogonia, la psicologia (a quel tempo era lo studio della psiche, cioè anima), la fisica. In esse il metodo induttivo e il metodo sperimentale si combinano e si controllano talché formano un complesso imponente, un edifizio di proporzioni armoniche.
Questo insegnamento apre al pensiero prospettive che possono dare la vertigine agli spiriti impreparati e perciò venivano riserbati ai forti. Se la vita dell'infinito turba e sconvolge le anime deboli, essa fortifica e ingrandisce le anime elette; nella conoscenza delle leggi superiori esse attingono la fede illuminata, la confidenza dell'avvenire, la consolazione nel dolore.
Questa conoscenza rende benevoli verso i deboli, verso tutti coloro che si avvolgono ancora nei cicli inferiori dell'esistenza, vittime delle passioni e dell'ignoranza e ispira la tolleranza per tutte le credenze.
L'iniziato sà unirsi a tutti e pregare con tutti; onora Brahma nell'India, Osiride a Menfi, Giove in Olimpia, come pallide immagini della Potenza Suprema, direttrice delle anime e dei mondi. Così la vera religione si inalza al di sopra di tutte le credenze e non ne maledice alcuna.
L'insegnamento dei Santuari produsse uomini veramente prodigiosi per l'elevatezza della mente e per la potenza delle opere, un'eletta di pensatori e di uomini d'azione i cui nomi si ritrovano a ogni pagina della storia. Da essi sortirono i grandi riformatori i fondatori di religioni, gli ardenti seminatori delle idee: Krisnha, Zoroastro, Ermete, Mosè, Pitagora, Platone, Gesù; tutti quelli che misero a portata delle masse le verità sublimi che costituivano la loro superiorità.
Essi gettarono ai venti il seme che feconda le anime; promulgarono la legge morale, immutabile, dovunque e sempre identica a se stessa. Ma i discepoli non seppero conservare intatta l'eredità dei maestri.
Dopo la morte di questi i loro insegnamenti furono snaturati e divennero irriconoscibili per successive alterazioni; la media degli uomini non era atta a percepire le cose dello spirito; e le religioni perdettero presto la loro semplicità e la loro purezza primitiva. Le verità che esse apportavano vennero soffocate dai componenti di una interpretazione grossolana e materiale; si abusò dei simboli per colpire l'immaginazione dei credenti, e ben presto sotto il simbolo l'idea madre fu sepolta e dimenticata.
La verità è simile a quelle gocce di pioggia che tremolano all'estremità di un ramo; finchè vi restano sospese, brillano come puri diamanti nello splendore del giorno; quando toccano il suolo si mescolano ad ogni impurità.
Tutto ciò che viene dall'alto si corrompe al contatto della terra; fin nell'intimo del santuario l'uomo portò le sue passioni, le sue cupidigie, le sue miserie morali. Così in ogni religione l'errore, frutto della terra, si mescola alla verità che è il bene dei cieli.

 
 
 
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