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Li 14 Comandamenti de' li romani
Voja de lavorà sarteme addosso
Er lavoro è fatica
Se nasce stanchi se vive pe riposà
Ama er letto come te stesso
Riposa er giorno pe dormi la notte
Se vedi chi riposa aiutalo
Nun fa' oggi quello che poi fa' domani
Se sente sempre parla' de incidenti sul lavoro e mai de quelli sul riposo
Nella vita cerca de fa' poco e quer poco fallo fa' all'artri
Quanno te' viene voja de lavora' mettete a sede e aspetta che te passa
De troppo riposo non è mai morto nisuno
Quello ca 'nventato a fatica è morto dan pezzo
Si er lavoro è salute, viva la malattia
Pe' evita' d'affaticasse troppo se consija de legge la presente lentamente o mejo ancora da fassela legge
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Post N° 158
Post n°158 pubblicato il 29 Novembre 2007 da TOKYNO
Narcisismo e Narciso Narciso è una figura mitologica greca, figlio di Cefiso, divinità fluviale, e della ninfa Liriope. Secondo il mito narrato da Ovidio nelle Metamorfosi Narciso era un bellissimo giovane, di cui tutti, sia donne che uomini, si innamoravano alla follia. Tuttavia Narciso preferiva passare le sue giornate cacciando, non curandosi delle sue spasimanti; tra queste era la ninfa Eco, condannata da Giunione a ripetere le ultime parole che le venivano rivolte, poiché le sue chiacchiere distraevano la dea, impedendole di scoprire gli amori furtivi di Giove. Rifiutata da Narciso la ninfa, consumata dall'amore, si nascose nei boschi fino a scomparire e a restare solo un'eco lontana. Non solo Eco, ma tutte le giovani ed i giovani disprezzati da Narciso, invocarono la vendetta degli dei. Narciso venne condannato, da Nemesi, ad innamorarsi della sua immagine riflessa nell’acqua. Disperato perché non avrebbe potuto soddisfare la passione che nutriva, si struggeva in inutili lamenti, ripetuti da Eco. Resosi conto dell'impossibilità del suo amore Narciso si lasciò morire. Quando le Naiadi e le Driadi cercarono il suo corpo per poterlo collocare sul rogo funebre, trovarono vicino allo specchio d'acqua il fiore omonimo. Si narra che Narciso, quando attraversò lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell'Oltretomba, si affacciò sulle acque del fiume, sempre sperando di vedersi riflesso. Ma non riuscì a scorgere nulla a causa della natura torbida, limacciosa di quelle acque. In fin dei conti però, Narciso fu contento di non vedere la sua immagine riflessa perché questo veniva a significare che il fanciullo-sè stesso che amava, non era morto ancora. Nella versione beotica il giovane Narciso, cittadino di Tepsi, venne condannato ad amare la sua immagine, quando Amenia, una giovane del luogo da lui rifiutata sprezzantemente, si tolse la vita davanti alla sua casa, con la stessa spada che Narciso gli aveva inviato come macabro invito a non dargli più noia. Il narcisismo è un disturbo della personalità e, in termini generali, l'amore che una persona prova per la propria immagine e per se stesso. Havelock Ellis introduce tale termine nel 1892 in un suo studio sull'autoerotismo, per indicare il tipo di perversione sessuale in cui l'individuo preferisce sessualmente il proprio corpo. I narcisisti negano i sentimenti in contrasto con l'immagine che inseguono. Sono incapaci di amare gli altri perché totalmente innamorati della propria persona, o almeno perché credono di esserlo, tanto da non riuscire a vedere i propri difetti. Il narcisista è un soggetto che necessita di continue conferme il quale, rivisitando il mito di Narciso, continua a specchiarsi nell'acqua per conferma della propria bellezza più che per ammirazione. Chi soffre di disturbi narcisistici pone ricchezza, notorietà e successo di fronte a saggezza, dignità personale e rispetto di sé, spinti dal voler dimostrare agli altri la bellezza della propria immagine e tralasciando qualsiasi valore culturale e spirituale. Il bisogno di apprezzamento materiale e oggettuale e l'incapacità di amare il prossimo sembra dovuta ad eccessivo amore materno che comporta una mancata uscita dalla fase infantile, senza alcun senso della realtà né stima di sé e con la conseguente paura di confrontarsi con gli altri in modo serio e maturo. Gli studi sul narcisismo di Sigmund Freud Sigmund Freud, che presenta il suo primo saggio sul narcisismo nel 1914 ('Introduzione al narcisismo'), ne amplia il significato introducendo i concetti di narcisismo primario e di narcisismo secondario o protratto. Il narcisismo primario è inizialmente, per Freud, lo stadio intermedio tra l'autoerotismo e l'alloerotismo (o fase dell'amore oggettuale), nel quale il bambino investe tutta la sua carica erotica su se stesso prima di rivolgerla verso altre persone. Nella fase del narcisismo primario l'appagamento è ancora autoerotico, ma riferito ad un'immagine unificata del proprio corpo o ad un primo abbozzo di Io e non più puramente sessuale. Un arresto allo stadio autoerotico disporrebbe alla schizofrenia. Successivamente Freud pone tale narcisismo primario in una fase della vita antecedente a qualsiasi costruzione dell'Io, senza alcuna relazione oggettuale, come nella vita intrauterina. Il contributo della Klein ad una concezione psicoanalitica del narcisismo Melanie Klein non concorda con questa seconda versione, intendendo la relazione con la propria immagine come impossibile in un ambiente privo di relazioni. Secondo la Klein, infatti, anche il neonato è capace di sperimentare relazioni oggettuali d'amore e di odio e non può creare alcuna immagine se privato di esse. Il narcisismo secondario o protratto è invece il concetto di narcisismo nell'età adulta, e si riferisce come termine al ripiegamento sull'Io della libido, sottratta alle relazioni oggettuali. Sempre per Freud, l'Io è una forte carica di libido o energia psichica che può essere emanata verso gli oggetti esterni o rivolta verso se stessi, creando in quest'ultimo caso tali disturbi psicotici di tipo narcisistico. Il concetto di narcisismo include inoltre altre terminologie, come la carica narcisistica e la ferita narcisistica. La carica narcisistica sono le rassicurazioni sul proprio valore e potenzialità che ogni bambino attende dai genitori ed ogni adulto dalla società. La ferita narcisistica è invece un'offesa all'autostima e all'amor proprio di una persona. (Da Wikipedia) |
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