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CHARLES BAUDELAIRE

Epigrafe
per un libro condannato


Non scrissi, o lettore innocente,
pacifico e buon cittadino,
per te questo mio saturnino
volume, carnale e dolente.

Se ancora non hai del sapiente
Don Satana appreso il latino,
non farti dal mio sibillino
delirio turbare la mente!

Ma leggimi e sappimi amare,
se osi nel gorgo profondo
discendere senza tremare.

O triste fratello errabondo
che cerchi il tuo cielo diletto,
compiangimi, o sii maledetto!
 

SCOPRI SE ESISTI E RESISTI, FATTI IL

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LE PROVE DELLA BUFALA MEDIATICA 11 SETTEMBRE 8.

LE PROVE DELLA BUFALA MEDIATICA 11 SETTEMBRE 7.

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LE PROVE DELLA BUFALA MEDIATICA 11 SETTEMBRE 1.

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A TE

La costruzione di un amorespezza le vene delle manimescola il sangue col sudorese te ne rimaneLa costruzione di un amorenon ripaga del doloreè come un'altare di sabbiain riva al mareLa costruzione del mio amoremi piace guardarla salirecome un grattacielo di cento pianio come un girasoleEd io ci metto l'esperienzacome su un albero di Natalecome un regalo ad una sposaun qualcosa che sta líe che non fa maleE ad ogni piano c'è un sorrisoper ogni inverno da passaread ogni piano un Paradisoda consumareDietro una porta un po' d'amoreper quando non ci sarà tempo di fare l'amoreper quando vorrai buttare viala mia sola fotografiaE intanto guardo questo amoreche si fa piú vicino al cielocome se dopo tanto amorebastasse ancora il cieloE sono quie mi meravigliatanto da mordermi le braccia,ma no, son proprio iolo specchio ha la mia facciaSono io che guardo questo amoreche si fa più vicino al cielocome se dopo l'orizzonteci fosse ancora cieloE tutto ció mi meravigliatanto che se finisse adessolo so io chiedereiche mi crollasse addossoE la fortuna di un amorecome lo so che può cambiaredopo si dice l'ho fatto per farema era per non morireSi dice che bello tornare alla vitache mi era sembrata finitache bello tornare a vederee quel che è peggio è che è tutto veroperchéLa costruzione di un amorespezza le vene delle manimescola il sangue col sudorese te ne rimaneLa costruzione di un amorenon ripaga del doloreè come un'altare di sabbiain riva al mareE intanto guardo questo amoreche si fa piú vicino al cielocome se dopo tanto amorebastasse ancora il cieloE sono quie mi meravigliatanto da mordermi le braccia,ma no, son proprio iolo specchio ha la mia facciaSono io che guardo questo amoreche si fa grande come il cielocome se dopo l'orizzonteci fosse ancora cieloE tutto ció mi meravigliatanto che se finisse adessolo so io chiedereiche mi crollasse addossoSì.[Ivano Fossati]

 

 

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La rete delle Transtion Towns: un modello possibile per entrare nell’era post-petrolio

Post n°202 pubblicato il 29 Luglio 2009 da talassos

FENOMENO TRANSITION

di Daniela Da Milano
Pubblicato su Terra il 14 luglio 2009

TERRA

Le comunità locali sono in grado di trovare la strada per autosostenersi e soddisfare i propri bisogni fondamentali. Basta mettere in pratica un modello economico e culturale che riveda gli stili di vita nell’ottica della transizione verso una civiltà a basso impiego di energia. Una sfida ambiziosa, lanciata da alcune comunità del Regno Unito, d’Irlanda e di altre nazioni che hanno dato vita al Transition Network, formatosi di recente per sviluppare l’innovativo lavoro svolto nei luoghi che per primi hanno adottato il modello di transizione. Un modello che prepara ad affrontare nel modo migliore i disagi derivanti dal picco del petrolio e ad operare per mitigare i cambiamenti climatici e che si sta allargando a macchia d’olio, contando oggi circa 10mila iniziative livello mondiale,.È innegabile che solo grazie alla grande disponibilità di energia del secolo passato è stato possibile alimentare il motore della civiltà contemporanea, basato sull’attuale modello economico-culturale industrializzato. Abbiamo raggiunto però il picco massimo della produzione possibile di petrolio, denuncia l’Aspo (Association for the Study of Peak Oil): d’ora in poi sarà sempre più costoso e difficile estrarre petrolio, fino a quando entreremo, nostro malgrado, nell’era “post-petrolio”.Per gestire tale epocale passaggio, le città di transizione puntano alla stesura di un piano di azione per la decrescita energetica, sull’esempio di quello realizzato nel 2005 a Kinsale, in Irlanda, da un gruppo di studenti di permacultura sotto la guida di un loro docente, Rob Hopkins. “Kinsale 2021” – questo il nome del Piano – indica il modo in cui si potrebbe realizzare la transizione verso un basso consumo energetico, prendendo in esame la maggior parte degli aspetti della vita, incluso cibo, energia, turismo, istruzione e salute. Il tutto si traduce nella realizzazione di orti urbani, iniziative di trasporto condiviso e proposte per la diminuzione ed il riciclaggio dei rifiuti, promozione delle monete locali che consentono alle risorse economiche di rimanere all’interno dei territori. E poi ancora iniziative di progettazione partecipata degli spazi e delle risorse pubbliche, campagne per la tassazione delle buste di plastica per limitarne l’uso, banche del tempo, gruppi di acquisto… L’intero progetto è stato strutturato in modo da poter ispirare altre comunità nel loro processo di transizione. Il Piano d’azione per la decrescita energetica è stato formalmente recepito con voto unanime dal Consiglio comunale di Kinsale a fine 2005.Un numero crescente di città si sta preparando a fare fronte in modo creativo e non traumatico alla fine del petrolio: l’elenco delle iniziative riconducibili al network viene aggiornato quotidianamente. Ormai il fenomeno dilaga in molte località europee, ma anche negli Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Sudafrica. E in Italia? Nei primi mesi dell’anno si è costituita Transition Italia per promuovere la cultura della transizione nel nostro paese, mettendo in rete le realtà che già operano a livello locale. “Abbiamo una trasversalità da gestire – sottolinea Ellen Bermann, presidente di Transition Italia – si deve riuscire a far rimanere la transizione un patrimonio di tutti, senza che nessuna forza in campo possa rivendicare primogeniture”. Il primo comune nel quale si è attivato un gruppo di transizione è quello di Monteveglio (Bo), dove in poco tempo alcune istituzioni locali hanno iniziato a collaborare sui temi della transizione. Ha iniziato a riunirsi un gruppo che lavora sul risparmio e sulla produzione energetica, con l’idea di costruire un grande impianto fotovoltaico. Sono stati creati orti e giardini gestiti collettivamente e si sta avviando una banca della memoria, con interviste agli anziani che conservano il ricordo di un mondo precedente al boom economico. Dopo Monteveglio è stata la volta della vicina Granarolo e di Lucca, che hanno attivato iniziative simili. Anche L’Aquila, appena poche settimane prima del sisma che ha colpito la regione, aveva aderito a Transition Italia. Nuovi gruppi si stanno rapidamente formando in altre regioni, in seguito a seminari e giornate informative organizzate dal network. Sono in molti ad aver deciso di prepararsi alla fine dell’oro nero, costituendo dei veri e propri laboratori in cui si impara a camminare sulla Terra in modo più “leggero” e consapevole.

 
 
 
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TESTAMENTO
Kriton Athanasulis

Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre a me.
Le stelle brilleranno uguali ed uguali ti indurranno
le notti a dolce sonno.
Il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amareggiato: fanne scialo
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco
tu guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta incompiuta
e l’arma con la canna arroventata.
Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.
Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena
vinta nelle battaglie del tempo.
E ricorda. Quest’ordine ti lascio.
Ricordare vuol dire non morire.
Non dire mai che sono stato indegno, che
disperazione mi ha portato avanti e son rimasto
indietro, al di qua della trincea.
Ho gridato, gridato mille e mille volte no,
ma soffiava un gran vento e piogge e grandine
hanno sepolto la mia voce. Ti lascio
la mia storia vergata con la mano
d’una qualche speranza. A te finirla.
Ti lascio i simulacri degli eroi
con le mani mozzate,
ragazzi che non fecero a tempo
ad assumere austere forme d’uomo,
madri vestite di bruno, fanciulle violentate.
Ti lascio la memoria di Belsen e Auschwitz.
Fa presto a farti grande. Nutri bene
il tuo gracile cuore con la carne
della pace del mondo, ragazzo, ragazzo.
Impara che milioni di fratelli innocenti
svanirono d’un tratto nelle nevi gelate
in una tomba comune e spregiata.
Si chiamano nemici; già. I nemici dell’odio.
Ti lascio l’indirizzo della tomba
perché tu vada a leggere l’epigrafe.
Ti lascio accampamenti
d’una città con tanti prigionieri,
dicono sempre si, ma dentro loro mugghia
l’imprigionato no dell’uomo libero.
Anch’io sono di quelli che dicono di fuori
Il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.
Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio
dolce al nostro crepuscolo amaro,
il pane è fatto di pietra, l’acqua di fango,
la verità un uccello che non canta.
È questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio
d’essere fiero. Sforzati di vivere.
Salta il fosso da solo e fatti libero.
Attendo nuove. È questo che ti lascio.
 
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