TheMasterplan
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ANCORA UNA VOLTA
E' incredibile come lo studio, le tecniche sensoriali, l'immedesimazione riescano a trasportarti via in un luogo che lontano dal tempo, ma che senti tuo...
Un dolce sabato notte da Soul che vi parla con una panza piena di pizza "napulitana"...
Oggi, mentre lavoravo con il mio insegnante e i miei compagni, siamo incappati in un esercizio di immedesimazione. Sotto le dolci note dell'album "Passion" di Peter Gabriel sono entrato quasi senza accorgermene in questo piccolo mondo in cui le gambe sono leggere, la testa va per conto suo ed il Super-Io muore sotto l'effetto narcotizzante della tranquillità. Anzi, è bene specificare che per arrivare a tutto questo non serve farsi di schifezze...Basta prendersi i propri spazi, mettersi in piedi in una stanza e chiudere gli occhi, in silenzio, immobili per un quarto d'ora immaginando che davanti a sè una luce verde intensa e carica di pace si insinui dalla testa lentamente per poi impossessarsi del corpo fino ai piedi. Vi troverete in una posizione di totale rilassamento, con le ginocchia piegate leggermente, il sedere basso e la testa completamente abbandonata in avanti.
Da lì è bastato iniziare a pensare ad un luogo in cui stavo bene da piccolo: un luogo che mi ricordasse dei momenti felici ed iniziare a viverlo sensorialmente. Per cui, ad occhi chiusi, pian piano e senza fretta, ho iniziato a tastare la porta, la maniglia e sentirne il freddo. E' incredibile come l'immaginazione da sola ricrei certe sensazioni anche se tu in realtà stai solo toccando aria. E poi sfiorare, esplorare e, finalmente, entrare. Sentire gli odori e i profumi di quella casa e RIVEDERE (è incredibile) tutto perfettamente com'era. Sapere che quella casa dentro di te esiste ancora. Girarci dentro e sedersi in quel divano in cui ti sei seduto migliaia di volte. E sentire addosso il completino azzurro con la scritta "NEW YORK YANKEES" che ho indossato fino a due anni fa tanto ero cicciotto da piccolo. Iniziare a girare per tutti i cassetti proprio come facevo allora e sentire le lacrime iniziare a scendere
Poi, finalmente, vederlo arrivare.
La busta azzurra di nylon con dentro il pane e il latte. La sua giacca estiva e poi via, diretto immediatamente in cucina a posare tutta la roba. Poi mi guarda...E mi chiede:"Vuoi le patate schiacciate?". Col magone, ma sorridente, ho detto di sì.
E sono tornato a disegnare. Un albero, una nuvola ed il sole coi raggi rigorosamente uno grande ed uno piccolo perchè esso sembrasse "diverso da quello degli altri bambini". Poi la voce: "Ora dovete andare, lasciate tutto com'è...Salutate quella persona ed andate via, in fretta".
Non volevo.
Ho persino sbattuto i piedi un paio di volte.
Ma poi ho capito che DOVEVO andare. Sono corso in cucina e l'ho stretto a me riempiendolo di baci sulla sua guancia morbida e sentendo la mole del suo corpo vicina.
E' stato un minuto. Intenso. E poi, lentamente, passo dopo passo, senza schiodare gli occhi da lui, mi sono avviato verso quella porta che oggi ho aperto e che non volevo chiudere.
Ma è stato giusto così.
Ho sentito il "clac" della serratura chiudersi dietro di me e finalmente la voce rassicurante di Danny Lemmo mi ha riportato ad oggi. "Ok, guys...Good work"
Aprendo gli occhi vedevo le gocce delle mie lacrime sul morbido pavimento ed il mio viso disegnato sullo specchio completamente segnato dal piacevole dolore dei bei ricordi che non torneranno più.
Ma più di tutti è stato bello rivederti, nonno. Ancora una volta.
Soul
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Qualunque sia il motivo della tua visita, sei il benvenuto.
Rispetta le mie parole e, più di ogni altra cosa, cerca di comprenderle a fondo, di gustarle. Fanno parte di me.
E quando andrai via, per favore, fa' piano e non sbattere la porta.
C'è un magnifico silenzio qui.
Qui abita Soul.

