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Il pane fa sangue, ma non solo quello

Post n°32 pubblicato il 02 Marzo 2007 da Privilege_bg
 
Foto di Privilege_bg

Son trascorsi un po’ di anni, ormai, da quando, baldo giovinotto quindicenne, scarrozzavo in giro a tutta velocità lungo le viuzze del mio paese, a bordo della strana ma inconfondibile bicicletta usata per portare in giro il pane.

Erano le ferie estive, quel mitico periodo in cui ogni buono studente che si rispetti, depone libri e quaderni a vantaggio del dolce far nulla e, talvolta, di qualche partita di pallone insieme agli amici.

Tuttavia, la mattina, collaboravo col fornaio vicino casa e distribuivo il pane a domicilio per guadagnare qualche quattrino che mi faceva comodo per il fine settimana con gli amici : la miscela per il motorino, i soldi per le giostre, un gelato al cioccolato da offrire a qualche graziosa amica…che gentleman, che tempi!

Una mattina, il mio buon principale, mi dice che da quel momento avrei dovuto passare due volte al giorno a casa di nonno Ranza, per portagli il pane quotidiano, in quanto questi era venuto in negozio di buon mattino e, articolando un discorso molto complicato e poco persuasivo, gli aveva comunicato che il suo fabbisogno giornaliero di questo basilare e gustoso alimento era improvvisamente aumentato : ora necessitava della pagnotta per la colazione e delle solite due “mantovane” di mezzodì.

La cosa mi lasciò lì per lì un po’ perplesso, ma realizzai immediatamente che il nonnino desiderava mantenersi in piene forze nonostante l’età avanzata, ed allora ecco spiegato l’aumento della razione quotidiana del pane che, come dice il detto popolare, fa sangue!

Nonno Ranza, signorino e mai stato sposato, era un’anziano reduce di guerra, che deambulava male a causa di una profonda ferita subita alla gamba destra durante una battaglia in Albania, nel corso della seconda guerra; nonostante questo era ancora molto vispo e pieno d’energia.Non rinunciava mai a girare quà e là con il suo Sulki 50, un triciclo scoppiettante con il quale sfrecciava a tutta birra sulle strade del paese, suscitando l’ammirazione di tutti quanti.

Ma possedeva ancora anche velleità sentimentali, sapete, tanto da usare termini forbiti in un romantico francese del settecento per far colpo sulle vecchine del centro sociale; qualcuno gli aveva persino detto che mangiando tante pagnotte si ritornava sessualmente efficienti.

Il tempo passava repentino, ed il sottoscritto seguitava a servirlo con la doppia dose di pane quotidiana; fino al giorno in cui, ripresentatosi dal mio principale, con voce vigorosa pretese la tripla giornaliera.

Quella mattina non ero ancora partito per il mio solito giro, dunque mi soffermai a sentire quello che nonno Ranza stava pretendendo dal mio capo :

- “Cinque chili di pane, consegnato in tre volte al giorno…questo è quello che mi serve!”

chiese, sputacchiando un po’ dappertutto, con tanta esuberanza.

Stupito, guardai negli occhi il mio principale che tratteneva a stento la risata e, rifattosi serio per quanto possibile, cercò di far desistere il vecchietto  ribattendogli :

- “Nonno Ranza, cinque chili….và che son tanti eehh…e poi, il giovine qui presente, mica riesce a portarne così tanto e tutto in una sola volta, sa…”.

Il nonnino non lo lasciò nemmeno finire di parlare che inarcò paurosamente la dentiera per farsi vedere incazzato e, avendo ben presente quanto gli avevano raccontato circa gli effetti miracolosi  del pane, si puntò sulla sua gamba buona, alzò il braccio e, con l’indice della mano puntato in alto, rincarò la dose  :

- “Siiignor fornaio, sono cliente di tutto rispetto io! Mi ha detto il mio medico che mi serve tanto tanto pane per aver le giuste forze…” .

Ma il mio capo non si diede per vinto e, mentre io osservavo attento la situazione ed ascoltavo in religioso silenzio tutta la discussione, gli rilanciò  :

- “Suvvia nonnino…cinque chili di pane in un giorno….ma poi, sa…le diventa duro…”

e nonno Ranza con un sorriso smaliante :

- “Allora me ne dia quindici di chili !!!”.

E pensare che negli ultimi tempi, c’è chi si ammazza con certe pastigliette! Da quel giorno capii molte cose…

 
 
 
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