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Grazie Cia

Post n°7 pubblicato il 19 Gennaio 2007 da sunking77
 

immagineQuesta uscita di Bellachioma sul presunto antiamericanismo del governo Prodi si presta a molteplici spiegazioni. La più banale e innocua è che al cuore non si comanda: l'ex stagista di Bush non si dà pace del fatto che i suoi successori non siano più in ginocchio sotto la scrivania della Sala Ovale. La più maliziosa, e dunque più attendibile, è legata a una decisione che il governo dovrebbe assumere sull'arresto di 26 agenti della Cia accusati (con mandato di cattura internazionale pendente) del sequestro a Milano di Abu Omar.

Fra questi, l'ex capo della Cia in Italia Jeff Castelli e il suo vice, capocentro a Milano, Bob Lady. Da sette mesi, diconsi sette mesi, il Tribunale di Milano attende un cenno dal ministro della Giustizia Clemente Mastella, che per legge deve autorizzare o bloccare due procedure: la rogatoria, prevista dalla convenzione bilaterale Italia-Usa, che imporrebbe agli Usa di arrestare ed estradare in Italia i 26 candidati alle manette, già rinviati a giudizio e imputati nel processo iniziato il 9 gennaio; e quella per estendere, tramite l'Interpol, le ricerche dei 26 latitanti in tutto il mondo. Le richieste dei giudici di Milano stazionano sulla scrivania di Mastella dall'agosto 2006. Ai tempi del governo Berlusconi, analoghe richieste avanzate nel novembre 2005 erano state respinte nell'aprile 2006 dal ministro Castelli dopo cinque mesi di melina.

Mastella, al quale sono state reiterate, ha deciso finora di non decidere (per 7 mesi, 2 in più del predecessore): cioè di fare l'unica cosa che la legge non gli consente. Il Guardasigilli può rispondere sì o no: non può non rispondere. Tanto più che l'Italia aderisce alla convenzione europea per i diritti dell'uomo, che vieta gli arresti illegali e la tortura (Abu Omar fu deportato in Egitto e lì torturato per mesi). In attesa che il governo si svegli dal letargo, il limbo prosegue: è vero che sul capo dei 26 latitanti pende il mandato di cattura europeo, che vincola le polizie di tutt'Europa a cercarli e, se li trova, a consegnarli all'Italia. Ma fuori del territorio comunitario nessuno li cerca. Ed essi possono inquinare le prove indisturbati.

L'altro giorno s'era sparsa la voce che l'Unione avrebbe deciso qualcosa nel conclave di Caserta. Non se n'è più saputo nulla. Ora, guardacaso, ecco la sparata del Cavaliere sulla sinistra antiamericana, che costringe i ministri sulla difensiva: figurarsi se, in questo clima, qualcuno si azzarderà a decidere, magari positivamente (se qualcuno fosse catturato, potrebbe finalmente raccontare il ruolo del governo Berlusconi nell'autorizzare, o nel non impedire, il sequestro Abu Omar). Eppure gli elettori, il 9-10 aprile, sapevano che l'Unione era favorevole all'estradizione dei 26 spioni.

Il 24 novembre 2005, infatti, gli onorevoli Maritati, Pizzinato, Manzoni, Di Siena, Fassone, Crema, Ayala, Montalbano, Garraffa, Chiusoli, Vicini, Malabarba, Sodano, Brunale, Paolo Brutti, Bonavita, Iovene, Bonfietti, Dalla Chiesa, Donati, Manzione, Baio Dossi, Calvi e Zancan presentarono un'interpellanza all'allora premier Berlusconi contro le «gravissime dichiarazioni del ministro Castelli contro il pm Armando Spataro, impegnato nell'indagine sul presunto sequestro di Abu Omar sul suolo italiano da parte di appartenenti ai servizi di sicurezza Usa» e contro il possibile diniego alla rogatoria in America in quanto proveniente da un pm «militante di sinistra» e «antiamericano».

Poi ricordavano che, «a norma dell'art. 727 del codice di procedura penale, il Ministro deve limitarsi a verificare se le richieste di rogatorie all'estero possano pregiudicare la sicurezza o altri interessi essenziali dello Stato», ma «tra i compiti che la legge e la Costituzione affidano al ministro della Giustizia non vi è quello di ostacolare l'attività giudiziaria, ma anzi di renderne più efficiente ed efficace l'iter». Infine chiedevano «quali siano le ragioni che hanno spinto il ministro della Giustizia a rilasciare dichiarazioni così gravi e che di fatto denunciano una deliberata attività contra legem» e «quali siano gli intendimenti del Governo sulle richieste di assistenza giudiziaria avanzate dalla Procura di Milano nei confronti dell'Autorità giudiziaria Usa».

Ora per coerenza gli stessi interpellanti, compreso il viceministro della Giustizia Maritati, non hanno che due strade. O ripetono l'interpellanza tale e quale (con un cambio di consonante e di vocale per trasformare Castelli in Mastella) contro il ministro che «contra legem ostacola l'attività giudiziaria». Oppure chiedono scusa a Castelli

 
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