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San Giovanni. Le ragioni di una festa
Post n°30 pubblicato il 22 Giugno 2011 da tholos1994
SAN GIOVANNI. LE RAGIONI DI UNA FESTA Prima parte Ha aperto i lavori il presidente Roberto Coghene che ha presentato il gruppo di Studio e Ricerca dell'Associazione Tholos formato da Tina Cossu, Mino Deiana, Pasqualino Mellai, Paola Melas, Lina Premoli coordinato da Giovanna Tilocca. È intervenuto il presidente della Pro Loco Raniero Selva che ha consegnato alla Tholos una statuetta di Mario Nieddu raffigurante comare-compare abbracciati. La parola è passata a Giovanna Tilocca La festa di san Giovanni Battista ha alcune caratteristiche che la rendono unica. È l'unica festa che celebra il giorno natale di un santo, e le ore che vanno dal tramonto del 23 giugno all'alba del 24 giugno sono propizie per le pratiche divinatorie, per allontanare da sé ogni male per tutto l'anno e per ogni sortilegio. La mezzanotte è il momento più importante. È la notte di mezz'estate della quale parla Shakespeare, è una notte di misteri e di prodigi poiché il nostro mondo viene a contatto con il mondo soprannaturale e gli uomini devono stare attenti alle negatività ma possono anche trarne vantaggi. Queste superstizioni scaturiscono da atteggiamenti dell'uomo che, ignaro dei fenomeni naturali, li vuole controllare. Il suo pensiero ha attraversato i millenni per arrivare fino a noi che ormai abbiamo perso la logica di pratiche tanto lontane nel tempo. Lo scopo della nostra ricerca è stato quello di ritrovare la memoria del passato per comprendere a fondo le ragioni della festa. Siamo partiti dalle testimonianze dei primi del novecento per continuare con i ricordi che avevamo della celebrazione che in pratica non veniva più effettuata ad Alghero dai primi anni sessanta per essere ripresa di recente dalla Pro Loco. Juan Palomba (1911) riferisce che alla vigilia, verso il tramonto, cominciava un vero e proprio pellegrinaggio che durava quasi tutta la notte: molte persone, per voto, vegliavano in chiesa pregando. L'indomani alla mattina, si svolgevano "le funzioni religiose, la sera corse di cavalli, albero della cuccagna, fuochi d'artificio, corse nei sacchi, gare poetiche. Era usanza in questo giorno farsi compari e comari ". Ramon Clavellet (1879-1912) riporta che nelle bancarelle si vendevano mugnichetas i cavagliucius di pasta dolce. Le ragazze facevano la prova del piombo per avere pronostici sul futuro marito. Il piombo veniva fuso e subito versato in un recipiente colmo di acqua fredda. A seconda della forma che assumeva il metallo si facevano previsioni sul mestiere del futuro sposo. I fedeli nella chiesa cantavano i gosos in sardo. All'esterno suoni e canti duravano fino alla mezzanotte quando ci si ritirava a casa lasciando sul luogo i devoti a Bacco. Tutto ciò accadeva la sera del 23 giugno. Juan Amades (1950) dice che nelle bancarelle si vendevano i bambolotti di pasta dolce. Aggiunge che era usanza fare il bagno a mezzanotte per preservarsi dai mali di un anno intero. Alla mezzanotte le ragazze lanciavano un garofano dalla finestra. Il futuro marito avrebbe avuto il nome di colui che avrebbe raccolto il garofano. Le testimonianze dei soci e di altre persone hanno fatto rivivere l'atmosfera della festa presso la chiesa di San Giovanni Battista dove si allineavano le bancarelle di torrone, dolciumi, giocattoli. Naturalmente non mancavano le funzioni sacre dedicate al santo Ad Alghero vi era poi la particolarità di considerare il 24 giugno il momento adatto per indossare indumenti più leggeri e per fare il primo bagno. Vi era anche il detto "San Giuan lu primè ban". Le madri punivano severamente i figli che trasgredivano tale divieto. Probabilmente si preoccupavano per un eventuale malanno che poteva derivare da un'imprudenza, in tempi nei quali anche un raffreddore non curato poteva diventare pericoloso. Un'altra curiosa consuetudine era quella dell'assunzione di una purga prima dell'inizio della stagione balneare. Si diceva che se non si prendeva la purga sarebbero venute le bollicine. I festeggiamenti iniziavano la sera del 23 giugno con i fuochi che ciascun rione accendeva. Anche ad Alghero chi saltava il fuoco tenendosi per mano diventava compare e comare. C'era l'uso per adulti e bambini di andare al mare davanti alla chiesa di San Giovanni alla mezzanotte del 23 o la mattina del 24 per mettere i piedi in acqua. Così si dava l'avvio alla stagione balneare. A Villanova Monteleone, a Sassari, a Tempio si facevano i fuochi e li saltavano comari e compari. Per tutta la vita si rimaneva comari e compari. Facciamo ora un passo indietro e andiamo nell'Ottocento. Possiamo contare su testimonianze di prim'ordine come quella di Alberto della Marmora e del canonico Angius. Della Marmora parla diffusamente del comparatico ad Ozieri e nel nuorese. Nel nuorese due mesi prima della festa due persone di diverso sesso si scelgono. Alla fine del mese di maggio la donna prende una corteccia di sughero e ne fa un vaso. Lo riempie di terra e vi semina del grano. Dopo venti giorni il grano è cresciuto e viene chiamato erme o nènneri. Il 24 giugno i due compari accompagnati da molte persone si dirigono verso una chiesetta nei dintorni dove uno dei due lancia il vaso contro la porta. Viene dunque fatta una frittata con delle erbe e infine, tenendosi per mano ciascuno dei due ripete: "Compare e comare di san Giovanni". La festa finisce con un ballo che dura molte ore. Lanternari ricorda inoltre che il 24 giugno, era per i romani il giorno di Fors Fortuna, detto anche dies lampadarum. Infatti c'era l'usanza attestata fino a tempi recenti di andare per i campi con fiaccole accese in onore di Cerere, divinità che incarnava la Terra Madre, che andava alla ricerca della figlia Proserpina. In Sardegna il mese di giugno è detto Lampadas. Ad Orune, Oniferi, Orotelli, ecc. le ragazze vanno di notte in assoluto silenzio e in tutta solennità a raccogliere l'acqua dai pozzi. Sempre in silenzio tornano in paese e spruzzano l'acqua su tutte le case. È questa "l'acqua muta" che purifica le abitazioni dagli spiriti malefici e mette in fuga gli animali nocivi. Lavando il viso e il corpo con l'acqua così raccolta ci si libera da spiriti ossessivi e da malanni. A Fonni c'è l'usanza di preparare la "Focaccia di fiori" (su cohone de vrores), una focaccia dove vengono inseriti 165 bastoncini che portano sulla cima 160 uccelli e 5 galline. L'aspetto ricorda il nenniri e l'usanza risale al 1865 quando a Fonni vi fu una terribile carestia causata dalle cavallette. Il canonico Angius nella sua descrizione dei centri abitati della Sardegna non ha trascurato di elencare le feste. Così sappiamo che San Giovanni Battista era una delle principali feste di tutto il Logudoro. I festeggiamenti comprendevano soprattutto corse di cavalli con premi per i vincitori (di solito pezze di stoffe pregiate), fuochi artificiali, danze al suono delle launeddas, canti di improvvisatori, distribuzione di pane e carne per tutti coloro che giungevano in paese e fuochi che venivano saltati dai ragazzi "non nell'intendimento degli antichi di purificarsi, ma per giuoco". L'Angius parla anche del comparatico, dei nènniri, e dice che nella vigilia della festa "da molte persone di questo popolo, per la crassa ignoranza in cui giacciono, sin poco dopo la mezzanotte si dà opera alle più assurde superstizioni." "La loro persistenza prova che il popolo non è ancora sufficientemente istrutto nella religione." Il santo viene festeggiato tuttora in numerosi centri dell'oristanese, del nuorese, del sassarese mentre manca nel cagliaritano. Si organizzano ardie, corse di cavalli, sfilate in costume, balli, musica, feste campestri, processioni, falò, distribuzione di pasti a base di prodotti tipici. Ad Ozieri è rimasto l'antico rito del "comparatico di San Giovanni", Fogarones e Compares de Santu Juanne. |


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