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La società nuragica - Ruoli funzioni e professioni
Post n°45 pubblicato il 24 Aprile 2012 da tholos1994
Sabato 21 aprile L'archeologa Elisabetta Alba ha tenuto una conferenza dal titolo: La società nuragica - Ruoli funzioni e professioni. Conoscere gli aspetti socio-economici della civiltà nuragica è compito arduo in quanto, in assenza di fonti scritte, lo studioso si deve basare quasi esclusivamente sull'analisi di contesti abitativi, funerari e cultuali. Nel nuragico le tombe sono collettive e hanno restituito scarsi corredi funebri. Le tombe individuali consentono di ricostrire il vissuto di una singola persona, ma in Sardegna nel nuragico abbiamo solo Tombe di giganti che venivano utilizzate dalla comunità senza distinzione di ruoli. Un valido aiuto per la comprensione di un periodo così lontano e oscuro giunge dunque dai bronzetti antropomorfi che inseriscono la Sardegna anche in contesti extrainsulari. I bronzetti vengono collocati fra l'Età del Bronzo e la prima Età del Ferro. Si pensa che abbiano un significato rituale-religioso e siano degli ex-voto in quanto si sono trovati in pozzi sacri, e nei templi a megaron (anche questi dedicati al culto delle acque). Si sono ritrovati 250 bronzetti antropomorfi. e il 15% rappresenta donne. Dalle differenze nell'abbigliamento si può ipotizzare una varietà di ruoli all'interno della società nuragica. I bronzetti ci mostrano persone di alto rango, guerrieri e gente comune. Fra le statuine di maschi il 42% rappresenta guerrieri ma ciò non significa necessariamente che i nuragici fossero particolarmente bellicosi. Si può pensare che la loro società agro-pastorale li portasse a conflitti per la difesa dei pascoli o dei terreni coltivati. Già dall'Eneolitico i Sardi sentirono la necessità di difendersi e abbiamo come testimonianza alcune muraglie megalitiche come quella di Monte Baranta. Del resto la Sardegna fin dal Neolitico si trovò inserita nel circuito del Mediterraneo per la sua ossidiana che fu ritrovata in Corsica, in Toscana e in Liguria. Nel Bronzo Medio (1400-1300 a.C.) da Cipro giunsero in Sardegna lingotti di rame a forma di pelle di bue. La stessa bronzistica risente dei rapporti dell'Isola con il vicino oriente e con i Fenici che in Età precoloniale già solcavano il Mediterraneo e avevano contatti con gli abitanti delle coste commerciando e portando novità riguardo la metallurgia. A Flumenelongu e ad Olmedo si sono trovati bronzetti e metalli che testimoniano questi contatti. Flumenelongu si trovava su una via di transito importantissima e ciò è testimoniato dal ripostiglio di bronzi trovati al suo interno. Genti straniere venivano in Sardegna per scambiare materiali e prodotti poiché già da tempi molto lontani il Mediterraneo era attraversato da avventurosi navigatori. Osservando i bronzetti femminili si osserva che alcuni rappresentano la donna con la mano destra aperta sollevata mentre reca un'offerta con la sinistra. La mano aperta viene interpretata come un saluto devozionale, una forma di preghiera. Purtroppo molti bronzetti provengono da località sconosciuta in quanto sono frutto di scavi clandestini e spesso viene meno un elemento di indagine importante, il luogo di reperimento. Tra tutte le statuine solo due hanno gli occhi cavi, segno che forse erano completati con bulbi di materiale differente per rendere più prezioso il manufatto. Nell'abbigliamento si nota che le donne portano una veste aderente lunga fino ai piedi rifinita nell'orlo forse da frange. Sulle spalle è adagiato un lungo mantello spesso decorato. I piedi sono scalzi. I materiali usati erano la lana, filata e tessuta, l'ortica, e forse il lino che poteva essere portato dall'Etruria. Il cotone era assente. Un materiale possibile era il bisso, un tessuto molto pregiato che si ricava da un mollusco e che ancora viene lavorato da un'ultima artigiana a Sant'Antioco e che di sicuro veniva prodotto in epoca romana. In alcuni bronzetti si nota una lunga stola e si è pensato che rappresentino sacerdotesse anche per la presenza di alti cappelli con falde o senza usati anche fuori dalla Sardegna. Il ruolo di sacerdotessa poteva essere temporaneo, non è detto che ci fossero donne che si dedicavano esclusivamente al culto. Altre statuine fanno pensare a capi coperti con un velo, mentre nel tempio a megaron di Esterzili si è trovato il bronzetto di una donna con un fazzoletto che si avvolge attorno al mento, come si vede ancora nei costumi tradizionali sardi femminili. I bronzetti ci danno numerose informazioni sugli aspetti socio-economici del tempo. I pastori sono accompagnati da mufloni o altri animali, gli offerenti tengono in mano delle focacce, i ruoli di comando sono attestati da lunghi bastoni, mentre il pugnale ad elsa gammata che spesso gli uomini portano sul petto sembra legato al raggiungimento di un'età particolare più che ad un ruolo. Due attività molto importanti del tempo erano l'estrazione dei metalli che probabilmente ha generato conflitti fin dall'Età del Rame, e l'allevamento di bovini, molto importanti per i trasporti. Queste erano due forme di ricchezza ma anche fonti di conflitto tra i nuragici. Alcuni soggetti utilizzati per i bronzetti si trovano ripetuti nelle statue di pietra trovate a Monti Pramma. |


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