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Venticinque dischi per il 2011

Post n°182 pubblicato il 08 Gennaio 2012 da syd_curtis
 


Non è un elenco dei migliori dischi del 2011, non ne sarei capace. Ho soltanto messo insieme un gruppetto di cd che mi hanno fatto compagnia per un bel po' di tempo e che ricordo con particolare piacere, tra i millanta ascoltati (e pubblicati) nell'anno appena trascorso. Questi sono i primi due, via via seguiranno gli altri, in ordine di preferenza, più o meno. State sintonizzati!

 

 

24.

Tom Waits
Bad as Me

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intendiamoci, non è un disco memorabile e considerati i sette anni di attesa (Real Gone, 2004, ultimo album vero e proprio, mentre Orphans del 2006 era una collezione -incredibile per quantità e qualità- di vecchi inediti) era forse lecito aspettarsi qualcosa di più di una sorta di sinossi del musicista che abbiamo conosciuto e stra-adorato. Bad As Me non è altro che un passo di lato, cammino in un territorio già noto, senza slanci in avanti o particolari sorprese.
Tuttavia, quel che contiene è un catalogo di tutto rispetto, tra blues carvenoso, RnB polveroso, Rockabilly sgangherato a la Cramps (Get Lost), danze tribali (Hell Broke Luce, forse il colpo migliore, con elettrica hard e sventagliate di mitra), intervallato da ballate nel classico stile dell'autore (qua e là a un passo dalla maniera); e quando attacca la giostrina di Pay Me, beh, viene il magone a pensare a quante canzoni di Tom ci hanno tenuto compagnia in tutti questi anni, quante ci hanno stretto il cuore in una morsa, quante ci hanno fatto inumidire gli occhi, in attesa di quel treno che doveva portarci via di qui e che non è mai passato.


Il video

 

25.

Dente
Io tra di noi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E' un Dente piuttosto diverso da quello che conoscevamo, che se non rinuncia a ironia e calembour, li spende con sottile parsimonia e quasi li nasconde nella filigrana dei brani. Scelta che aiuta a raccontare con consapevole levità e tono agrodolce un microcosmo variegato _ fatto da un lato di sentimenti traditi, storie andate a male, solitudine, incertezza, difficoltà di relazione, dall'altro di quadretti apparentemente pacificati (Casa Tua, il singolo Saldati, Pensiero Associativo) _ e conferisce peso specifico e spessore letterario a Io tra di noi, il suo lavoro più maturo. Il cuore nel pop melodico dei sessanta/settanta, tastierine giocattolo qua e là, aggiunta di fiati e pianoforte appena accennati, ritmica pacata, archi ben calibrati e mai invadenti e una concessione bizzarra, nel finale, al samba di Rette Parallele: arrangiamenti prima d'ora mai così curati, tanto che vien fatto di pensare al lavoro di un gruppo di musicisti, più che di un eccentrico solista. Per quel che mi riguarda, altra prova del suo talento. Vale l'ascolto.


Il video

 
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