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Venticinque dischi per il 2011 (2)

Post n°183 pubblicato il 11 Gennaio 2012 da syd_curtis
 

 

22.

Jens Lekman
An argument with myself

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo nuovo EP, che ai non adepti o agli ascoltatori frettolosi potrà sembrare niente di che, ha il merito di riconsegnarci (forse) il Lekman che credevamo perduto, dopo ben quattro anni di silenzi. Abbandonato per il momento il pop orchestrale di Night falls over Kortelada in funzione di una esibizione più sobria, ci regala cinque canzonette che miscelano le influenze note (british pop d'annata, da morrissey a costello, da bragg a roddy frame, agli orange juice, con una spruzzatina d'esotismo alla paul simon, in questo caso), ci si incistano sotto pelle, ascolto dopo ascolto, non svelano il segreto che ci incatena misteriosamente, ci fanno compagnia sotto il cielo malinconico di ottobre, quel sole tubercolotico pallido ricordo di luglio, parlano di cose piccole minute quotidiane col solito sguardo non quieto, non appiccicoso, non retorico, inusuale, spiazzante. Si discute con se stessi, si cerca un buffo approccio -mancato- con Kirsten Dunst, sfidando l'ira di Spiderman, si promettono cose a un amico malato, si cerca una direzione su google maps come si cercasse un luogo dove stare, una persona a cui legarsi. Un disco che ha un po' il sapore di un ritorno a casa. Il resto della rece è qui.

Il video

 

23.

Alela Diane
Wild Divine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Novembre scrivevo così: "C'è una band stabile, basso- chitarra-batteria, Alela afferra il microfono e abbandona l'acustica, si taglia i lunghi capelli, disegna video vintage. Ma tutto funziona a metà, come ci fosse una indecisione di fondo che non si scioglie. La struttura delle canzoni rimane esile, la musica non riesce a varcare la soglia del sottofondo ordinario e piacione, fa rimpiangere in fondo la scarna veste dell'esordio. Più interprete che autrice, vien da dire, come se faticasse a trovare una forma compiuta in cui liberare la straordinarietà del proprio talento vocale."
Ad Aprile invece così: "E' bastato l'attacco di The Wind per riportarmi a casa, farmi sedere sul sofà della vecchia casa di Nevada City in compagna di Bramble Rose, la sua gatta. Banjo e mandolino a far da contrappunto a una chitarra acustica sommessa e la sua voce che canta donna dell'isola/ spediscimi la luce/ mettila in una busta/ e indirizzala a L.A./ perché sono nel vento/ non posso tornare/ sono un sogno nel vento. E' bastata The Wind per farmi riconsiderare tutto quanto."

Insomma, riguardo al disco di Alela Diane non riesco a mettermi d'accordo con me stesso. Ci riprovo: è un buon disco di Americana, la cui forma si può definire -a seconda dell'umore- classica o scontata. Il guaio è che è cantato da una voce strepitosa, voce che ho, da sempre, nel cuore. E questo basta e avanza.


Il video

 
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