Statura bassa, tracagnotto, duro di scorza come chi è nato contadino aperto al sole, abituato ai filari delle vigne, occhi neri , furbi e mobilissimi, come in tutti i paesi dei monti esiste il cercatore più famoso del paese.
Come in tutte le cose, alle Olimpiadi, ad Hollywood, nel mondo esiste sempre il più: anche nei boschi dove si trova a suo agio come il tasso e lo scoiattolo esiste il più.
Chissà come potrebbe essere il mondo senza il più; forse solo umano.
Bene, è Pietro l'ipotetico cercatore di funghi più bravo della vallata.
Questa mattina è venuto a svegliarmi molto prima dell'alba per accompagnarmi a funghi: bisogna essere nei boschi al primo chiarore dell'alba perchè a quell'ora il bosco è fresco di odori.
I funghi hanno un profumo inconfondibile di terra, di foglie, di cortecce.
Pietro in genere non si fa mai accompagnare da nesuno perchè non vuole che la gente impari i posti e scopra i suoi sistemi.
E' il segreto tramandato dal nonno quando, già vecchio, lo ha portato per la prima volta con lui per passargli le consegne.
Ha accettato me per due ragioni: la prima perchè è certo che non mi ricorderò mai i luoghi e non ci saprò ritornare, la seconda è perchè ho familiarità con le parole e posso capire il linguaggio dei suoi amici dei boschi.
Siamo andati in macchina fino alla stradina sulla costa, su uno spiazzzo che ha preso il nome dal tipo delle piante: lo spiazzo delle querce.
La quercia ed il gelso sono due piante che gli somigliano, con tutti quei nodi sul tronco e quel verde di foglie nella chioma.
Esistono funghi di quercia e di pioppo, ma quelli più buoni sono nei boschi dii castagno.
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I funghi hanno bisogno di ombra folta.
Sono schivi alla luce ed i più non fanno neppure capolino tra le foglie.
Per trovarli, più che vederli bisogna indovinarli, sentirli all'odore, capire dove sono piantati tra le foglie appena sollevate.
Pietro non ama essere controllato da vicino, la frase di prammatica a questo punto è : - ora tu vai dall'altra parte e cerca -. Pietro ride anche lui stesso della sua furbizia e per consolidare la sua tecnica del più continua - Per gustarli i funghi bisogna conquistarseli. Io provo più gusto a trovarli che a mangiarli -.
Tutto questo, chiaramente, è perchè vuole mantenere segrete le sue tecniche per la raccolta dei funghi. Si dice: scarpe grosse e cervello fino. Sarà vero?
Non si sa mai, un giorno potrebbe essere creata l'Olimpiade del Cercatore di Funghi, con relativo Guinness dei primati.

Ci siamo inoltrati tra i castagni.
Mi immergo nel profumo di muschio del bosco: mi pare di sentirlo in bocca.
Non è ancora venuto chiaro del tutto, nel bosco il buio è quasi completo.
Sento i passi di Pietro sulle foglie secche ed il muovere leggero del suo bastone.
Quando dalla sua parte scende il silenzio vuol dire che stà raccogliendo funghi.
Ficco più accuratamente gli occhi tra le foglie, muovo la punta del bastone attento soprattutto attorno ai ceppi dei castagni. Niente.
Ha ragione Pietro: i funghi o li avverti come per istinto o gli passi accanto e non li vedi.
Giro ormai da due ore, non sono stanco perchè allenato a lunghe passeggiate.
Infine ecco spuntare tra le foglie la cappella di un fungo.
Mi abbasso per raccoglierlo e ne trovo un altro subito accanto.

Beh, mi sento orgoglioso come per la prima vittoria sportiva di quando ero ragazzo.
E' la mia rivalsa ne confronti di Pietro ed insisto camminando curvo, con gli occhi ficcati nel terreno. A quel punto sono cascato nel tranello del più.
Dimentico la misteriosa meraviglia del bosco, la fuga delle lucertole e dei ramarri, lo squittio degli uccelli, i fiori più strani che si parano d'improvviso davanti agli occhi.
Mi concentro, intento come ad un lavoro.
Le gambe e la schiena cominciano a dolermi.
Ho perduto le tracce di Pietro.

Non sento più nè i suoi passi nè il rumore del bastone che rovista tra le foglie.
Finalmente il suo fischio caratteristico. Mi pare arrivi da lontano. Nel bosco le distanze sono diverse.
Rispondo al fischi e cerco di dirigermi dalla sua parte. Evidentemente è lui a raggiungermi per il suo senso dell'orientamento contadino, e conoscenza del bosco.
Tengo in mano alti come un trofeo i due funghi.
Pietro mi stà già davanti, ha il cestino stracolmo. Mi siedo a guardarli, quei funghi sono uno spettacolo.
- Ne hai trovato due belli - mi appostrofa - ti ho mandato apposta dal versante più avaro. Non sei cieco ed hai olfatto -.
Sorride malizioso stendendo sull'erba i suoi funghi, poi passa alle spiegazioni.
Parla, come uno scienziato, di piante crittogame, di corpo vegetativo, di tallo, di clorofilla, delle origini parassite e saprofite, di specie di funghi che hanno vita comune con altri organismi.
Mi elenca specie velenose e quelle mangerecce: il canterello, il prataiolo, il ceppatello, l'ovolo buono, il porcino, la ditola, il gallinaccio, la spugnola, le cicciole.
Poi i velenosi: l'amanita, l'ovolo malefico, e tanti altri nomi ancora.

Fuori dal bosco il sole dardeggia.
Fatti pochi passi sento già il sudore sulla fronte.
Pietro, con la cesta al braccio, cammina scattante come un atleta che si allena.
Si ferma per indicarmi tutte le dorsali del bosco ed i posti a lui cari.
I funghi: per trovarli, più che vederli bisogna indovinarli, sentirli all'odore, capire dove sono piantati tra le foglie ..... poi chiedere a Pietro; scarpe grosse cervello fino.