UOMO NATURANATURA UOMO |
AREA PERSONALE
MENU
TAG
| « 21/12/2012 Non La Fine D... | La Matematica Finanziari... » |
Agro-business Il Veleno Nel Nostro Piatto
Post n°644 pubblicato il 11 Gennaio 2013 da kekerex
Tag: agro-business, agro-chimici, agro-ecologia, agro-tossici, alimentare, alimentazione, anni 60, argentina, autorit, della popolazione, dga, di fame, di volont, dosi molto, dosi molto basse, gli alimenti, industria chimica, le grandi imprese, le risorse, le risorse naturali, marie-monique robin, modello agroalimentare, molecole chimiche, molto basse, mondiale, monsanto, nessuno pu, nessuno pu vivere, prodotti chimici, pu vivere, pu vivere senza, quattro anni, questi prodotti, quotidiano, risorse naturali, rivoluzione verde, unione europea, volont politica Marie-Monique Robin: "Se c'è volontà politica, in quattro anni mettiamo fine all'attuale modello agroalimentare".
Una nuova inchiesta della giornalista francese Marie-Monique Robin è appena stata pubblicata. Si tratta del libro "Notre poison quotidien" (in italiano "Il veleno nel piatto"), un lavoro che, al pari di "Il mondo secondo Monsanto", è stato realizzato sia come libro sia come documentario cinematografico. L'autrice offre un'analisi estremamente dettagliata delle responsabilità dell'industria chimica nell'epidemia delle malattie croniche. "Parlo dell'incredibile aumento di tumori, malattie neurodegenerative, disturbi della riproduzione, diabete e obesità che si registrano nei paesi "sviluppati", al punto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità parla di ‘epidemia'", spiega la Robin. - "A cosa si riferisce quando parla del "nostro veleno quotidiano"? - Ai prodotti chimici che troviamo ogni giorno nel cibo, che siano sottoforma di pesticidi, additivi alimentari o plastiche utilizzate per gli alimenti. Queste molecole chimiche sono presenti in dosi molto basse. Quello che dimostro nella mia ricerca, e che nessuno ha negato finora, è che queste dosi molto basse di residui, che si suppone non abbiano alcun effetto, hanno invece effetti nocivi per la salute umana. - Certamente. La valutazione dei prodotti chimici praticata dall'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, o dalla FDA negli Stati Uniti, si basa sul principio di Paracelso secondo il quale è la quantità che rende un veleno tale. La cosiddetta "Dose Giornaliera Ammissibile" (DGA) si basa su questo. Ciò che dimostro è che questo principio non è valido per molte molecole, e che non serve a niente. - Non c'è nessuno studio serio alla base. Tutti credevano che con la DGA saremmo stati al sicuro, ma nessuno se lo è mai chiesto. La DGA è stata fabbricata a tavolino da cinque persone negli anni '60. Lo fecero in buona fede, perché si stavano chiedendo cosa potevano fare per moderare l'effetto delle molecole chimiche, che sappiamo essere altamente tossiche. Ma non hanno mai proposto di proibire l'uso di questi veleni presenti nel nostro cibo, pensavano che in nome del "progresso" o dello "sviluppo" avrebbero dovuto correre questi rischi, non poteva essere altrimenti. - In quegli anni quelle norme sono avallate da organismi statali? - Sì. Si nascondono dietro un regolamento statale, che sembra essere molto indipendente, molto serio e molto scientifico, con molti dati e molte cifre, con tonnellate di scartoffie, ma quando ti metti a studiarlo ti rendi conto che è stato realizzato affinché le autorità pubbliche potessero dire: "Stiamo bene, siamo nella norma". Ma se è una norma seria, che realmente serve a proteggere la gente, allora perché la cambiano continuamente? La adeguano agli interessi delle industrie, più che alla salute della popolazione. - Perché, secondo lei, non c'è stata nessuna risposta alla sua ricerca da parte dell'industria chimica?
- Perché sono dati e perché loro lo sanno. La ricerca ha suscitato scalpore appena è uscita. I produttori chimici hanno detto: "La Robin esagera un po'". Ma niente di più. Sicuramente colgono sempre l'occasione per dire che questo lavoro è un po' esagerato, oppure le grandi imprese pagano gente che cerca di screditarmi sul mio blog. - Nel suo lavoro lei sostiene che la "Rivoluzione Verde" degli anni '60 prometteva di alimentare tutto il mondo, ma che in realtà non è mai stata neanche vicina a riuscirci. Perché? - Nel mio prossimo documentario, che uscirà tra un mese (magari arrivasse in Argentina!) - si intitola "Il raccolto del futuro"-, rispondo proprio a questa domanda. Il discorso è sempre lo stesso: "Se proibiamo gli agro-tossici, non possiamo alimentare il mondo, moriremo di fame". Questa argomentazione è molto interessante, ma falsa. La famosa "Rivoluzione Verde" ha portato a un impoverimento delle risorse naturali e a una contaminazione generalizzata dell'ambiente, a causa dell'uso massivo di prodotti chimici. Ho viaggiato per un anno in undici paesi. La conclusione che ho tratto è che se oggi c'è un miliardo di persone che non mangia o che ha problemi di fame è a causa degli agro-tossici. Non solo per gli agro-tossici in sé, ma per tutto il sistema di mercato legato a questo business. - Come influisce sul mercato? - Questo aspetto ha a che fare con una catena che si estende a livello mondiale. In Argentina ci sono 18 milioni di ettari coltivati con soia transgenica, fumigati con agro-tossici, che stanno distruggendo allevatori e piccoli produttori che realmente danno da mangiare alle popolazioni locali. Qui in Francia stiamo sterminando il 3% della popolazione degli agricoltori e le grandi fattorie. Tutto è collegato, perché quelli che vendono gli agro-tossici sono gli stessi che controllano il mercato dei semi, come Cargill e Monsanto. Queste multinazionali stanno seminando la fame nel mondo. - Come si fa a uscire da questo sistema? - Attraverso l'agro-ecologia, l'agricoltura organica, basata in piccole unità autonome a livello energetico, in cui si utilizzano le risorse naturali e la varietà di piante, perché la mono-coltivazione è una catastrofe per l'ambiente. - Ma l'agro-ecologia si può realizzare anche su grandi estensioni o su scala nazionale? - Certamente, senza nessun problema. L'unico ostacolo è la mancanza di volontà politica. In Europa stiamo combattendo questa battaglia. L'anno prossimo avremo un cambiamento nella famosa politica agricola dell'Unione Europea. Stiamo chiedendo che i sussidi che si danno qui agli agricoltori, o alle grandi imprese, quelle che più inquinano l'ambiente, siano stanziati per gli agricoltori che vogliono passare all'agro-ecologia. In solo quattro anni si può cambiare rotta. È solo una questione di volontà politica e, volendo, si può mettere fine a questo modello agro-alimentare criminale globale. Bisogna sottrarre l'agricoltura alle grinfie del commercio. Il cibo non è un prodotto qualsiasi: nessuno può vivere senza. Nessuno può vivere senza contadini. Ogni paese dovrebbe proteggere i propri contadini. Sentiamo sempre dire che i prodotti dell'industria chimica sono più economici di quelli biologici, ma non è vero, perché l'industria chimica genera una gran quantità di spese indirette.
- La proibizione degli agro-chimici sarebbe un modo per risparmiare denaro o, al contrario, una perdita economica? - L'Unione Europea ha realizzato uno studio secondo il quale se proibissimo gli agro-tossici, solo tenendo in considerazioni i soldi spesi per il cancro dei contadini e degli altri, potremmo risparmiare 27 miliardi di euro l'anno. E parliamo solo del cancro. - Nel suo libro, lei sostiene che il cancro è una malattia "nuova", propria della civilizzazione. Com'è possibile? - Volevo saperlo, perché si dice sempre che il cancro è relazionato ai prodotti chimici. Bene, volevo verificare se prima esistesse il cancro o meno. Ho studiato molti libri, moltissime relazioni di gente che ha viaggiato durante il XIX secolo in cui si afferma che il cancro era quasi inesistente. I tumori fecero la loro comparsa con la civiltà industriale. È un fatto. Ed è interessante vedere come sono andati aumentando. È interessante anche vedere come si organizza l'industria per affermare il contrario. - Con il passare degli anni, la popolazione ha preso coscienza che molte sostanze di uso quotidiano - come la sigaretta o il sale - sono dannose per la salute. Pensa che possa succedere la stessa cosa con gli agro-chimici? - È molto diverso, perché questi prodotti si trovano ovunque e non lo sappiamo. Una persona che fuma conosce i rischi ed è una decisione personale. Negli alimenti, invece, uno non sa quanti prodotti chimici sta ingerendo. Molte donne non sanno, per esempio, che una delle cause principali del tumore al seno, sebbene non l'unica, sono i deodoranti. Per questo dico alle donne di non utilizzare nessun deodorante, perché contengono perturbatori endocrini che vanno direttamente al seno. La popolazione non lo sa. Inoltre, si stanno utilizzando prodotti che non sono stati prima analizzati. Dobbiamo riappropriarci del contenuto della nostra alimentazione quotidiana, riprendere le redini di ciò che mangiamo, affinché la smettano di infliggerci piccole dosi di diversi veleni senza alcun beneficio. Manuel Alfieri
|
CERCA IN QUESTO BLOG
CHI PUŅ SCRIVERE SUL BLOG
I commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.









