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Un blog creato da kekerex il 25/03/2011

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La Matematica Finanziaria, Scienza Capitalista, Ha Creato La Crisi

In un Convegno di Matematica finanziaria, organizzato nel febbraio 2005 dall'Académie des Sciences proprio sul ruolo della Matematica nella finanza, si è visto che il mercato offre molte possibilità di piazzare delle scommesse sul comportamento futuro degl'indici. Per esempio, si può comprare o vendere un contratto che dà diritto al valore dell'indice sei mesi più tardi. I prodotti derivati, come opzioni o certificati, permettono di configurare arbitrariamente queste scommesse finanziarie.

Qual è il ruolo della Matematica, ed in particolare della Teoria della probabilità, in questo contesto?, la Matematica non può certo aiutare a vincere una scommessa, perché non offre nessun metodo per calcolare in anticipo il risultato. Dall'altra parte, può aiutare a comprendere la natura della scommessa, fornendo metodi per decidere se è vantaggiosa, buona od accettabile ed a quantificarne il rischio, in sostanza la Matematica sta intervenendo sempre di più nella costruzione di queste scommesse, ovvero nella creazione di nuovi prodotti finanziari.
Il principale argomento della Matematica finanziaria è la speculazione.
Louis Bachelier, il precursore di questa disciplina, era stato sufficientemente onesto da intitolare "Théorie de la spéculation" la sua tesi nel 1900.
La domanda "per quali interessi è stata sviluppata la Matematica finanziaria" ha dunque una sola, e ineludibile, risposta: nella forma attualmente consolidata, la Matematica finanziaria è essenzialmente mirata all'acquisizione di tecniche per incrementare il tasso dei profitti finanziari e rendere più sicure le operazioni speculative dei vari attori finanziari (azionisti, banche, mercati, manager detentori di un portafoglio, fondi, servizi assicurativi...): come pure permettere agli assicuratori di coprire nuovi rischi, facilitare i prestiti a privati, compagnie, organizzazioni e così via.
Invero il punto è sempre quello: aumentare i profitti speculativi e renderli più sicuri.
In tutti i testi di Matematica finanziaria è difficile trovare un riferimento agli obiettivi della disciplina che sono permettere alle organizzazioni finanziarie e ai loro azionisti di raccogliere dei profitti esorbitanti. Questo è stato, ed è, il suo principale obbiettivo.
La cosa appare reale dalla lettura della stampa prima della crisi.
Quando leggiamo su Le Monde del 13 giugno 2007 che "nel 2006 i banchieri e gli assicuratori hanno finanziato 13 posti all'Università" e che "gli operatori di borsa francesi sono sbarcati sui mercati di Londra e New York", possiamo ben immaginare che le banche sapessero dove stavano andando a parare.
L'unico loro interesse è sempre stato il profitto, non certo la filantropia!, è grazie alla Matematica che si sono potuti spingere così lontano.
Ma con quali conseguenze per la società?
È utile ricordare che i Paesi dell'Europa occidentale: dai trenta gloriosi anni, 1945-1975, durante i quali l'economia, sviluppatasi sotto il segno delle idee politiche ereditate della seconda guerra mondiale, aveva permesso un miglioramento nelle condizioni di vita dei lavoratori salariati ed una restrizione dei margini di profitto dei capitalisti.
A questo periodo è seguito 25 anni in cui l'esito della lotta di classe per la divisione del plusvalore o profitto si è invece rovesciato interamente a svantaggio dei salariati: il valore aggiunto é stato trasferito dai salari ai profitti dei capitalisti in maniera esponenziale, per puro ed avido egoismo capitalista.

Le agenzie politiche europee (come le agenzie finanziarie nazionali ed internazionali) hanno incoraggiato la riduzione dei costi del lavoro tramite la deregolamentazione e l'abbandono delle politiche di previdenza sociale. 
La disoccupazione è cresciuta.
I lavori temporanei e precari sono aumentati, la povertà si è diffusa e la spesa sociale si è ristretta.
Questo processo ha portato alla perdita del potere d'acquisto da parte dei lavoratori (i disoccupati, i lavoratori sottopagati e quelli che lavorano a intermittenza, ed anche molti della classe media).
Questo ha causato una caduta dei consumi da cui la crisi della domanda, sovrapproduzione, bancarotta ed in breve la prevedibile crisi del capitalismo con una temporanea flessione dei tassi di profitto in certi settori e la distruzione di una parte del capitale.
La classica contromisura presa in questi casi (la stessa adottata prima della depressione del 1929) è stata l'espansione dell'indebitamento: individui, ditte ed addirittura Stati sono stati incoraggiati ad aumentare il loro debito per poter assorbire i beni ed i servizi prodotti dall'economia.
La causa immediata del crack economico è stata la crisi dei subprime.
Il profondo, ed ingestibile meccanismo di funzionamento del capitalismo è stato invece la causa ultima del collasso (di questo, di quelli del passato e di quelli che seguiranno) se nulla verrà fatto per sostituire quel modello prettamente egoista.
In ogni caso possiamo vedere come la Matematica finanziaria abbia giocato un ruolo tutt'altro che secondario, mettendosi al servizio di una sola delle parti impegnate nella lotta di classe, i capitalisti.
Infatti i matematici hanno voluto schierarsi dalla parte dei proprietari e degli azionisti per il loro tornacconto individuale, ed ora ne paghiamo tutti le conseguenze in questa crisi che attanaglia la maggior parte delle nazioni del mondo.
Sicuramente i matematici hanno il diritto, così come gli altri cittadini, di difendere individualmente la crescita dei profitti degli azionisti e lo sfruttamento della classe lavoratrice. Hanno tutto il diritto di mettere le loro conoscenze e il loro talento matematico al servizio dei potenti mediante lo strumento della Matematica finanziaria. Ma questo non è più cultura e veramente la nazione deve pagare per questo? È giusto che molte Università e molti Istituti di ricerca paghino per questa attività partigiana ed orientino volontariamente verso queste astrusità la formazione di studenti ignari verso una culturale irreale?.
Come è possibile che dei docenti, persone super partes, irresponsabilmente insegnino teorie economiche sballate, solo ed unicamente per favorire il capitalismo?

E' dunque impossibile capire che la ciclicità delle crisi è dovuta alla propensione dell'economia al capitalismo?, che se non esiste un equilibrio tra il profitto del capitale e quello dei lavoratori inevitabilmente si originerà crisi e conseguentemente guerre o rivoluzioni?

Resta solo da dire che al mondo non esiste più morale, esiste solo il denaro, e l'uomo ne è totalmente schiavo in maniera irrazionale. E se eliminassimo il denaro e la proprietà?.

 
 
 
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