
Articolo puubblicato su Il Sole 24 Ore del 9 giugno 2008
Sessant’anni di fallimenti: è, in estrema sintesi, il bilancio relativo alla situazione dei diritti umani nel mondo, così come emerge dal Rapporto Annuale 2008 di Amnesty International.
I principi adottati con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1948 sono, infatti, ancora lontani dalla piena realizzazione: nel 2007 si sono registrati casi di tortura o altri trattamenti crudeli in almeno 81 Paesi, procedimenti giudiziari iniqui in 54 Paesi e sono state eseguite almeno 1.252 condanne a morte. A ciò si aggiunge la presenza di leggi discriminatorie contro le donne in 23 paesi, mentre sale a 77 il numero delle nazioni in cui vigono leggi limitative della libertà di espressione e di stampa.
Amnesty International si occupa della difesa dei diritti umani dal 1961. Attualmente può contare sull’appoggio di oltre 2,2 milioni di soci, sostenitori e donatori in più di 150 paesi, tra i quali oltre 90mila sono italiani.
Per quanto riguarda il nostro Paese, il Rapporto denuncia la mancata previsione di uno specifico reato di tortura nel Codice penale e si sofferma sui pericoli di erosione dei diritti umani su temi quali la sicurezza e l’immigrazione.
La Sezione italiana di Amnesty opera dal 1975 e ha sede a Roma.
Sul sito, www.amnesty.it, è disponibile il bilancio relativo al 2007, dal quale emerge un incremento del 13,6% delle entrate, arrivate a oltre 5,3 milioni di euro. Da segnalare che Amnesty non accetta alcun finanziamento da governi o da altre entità di natura pubblica.
Gli oneri sono di poco superiori ai 5 milioni di euro, il che equivale a un +4.2% rispetto al 2006, e sono dedicati per oltre il 72% (3,6 milioni di euro) all’attività istituzionale.
I costi di promozione e raccolta fondi incidono per il 4,2% (211mila euro) mentre quelli di gestione “valgono” oltre il 20% (la cifra in questione supera il milione di euro). Nel 2007 sono stati 29 i dipendenti e 12 i collaboratori che hanno lavorato per Amnesty Italia.
Per ogni euro di entrate sono 69 i centesimi dedicati agli scopi sociali, risultato che deve tenere conto dell’importante avanzo di gestione di oltre 260mila euro.
Il bilancio, corredato di nota integrativa, è sottoposto a revisione esterna.
Sul proprio sito Amnesty pubblica un lungo elenco di campagne in cui è impegnata, tra le quali quella per il rilascio degli attivisti di Piazza Tienanmen, anche in vista delle prossime Olimpiadi cinesi.
Direttamente online, inoltre, è possibile firmare gli appelli e le cosiddette azioni urgenti: la più recente ha come obiettivo quello di sottrarre alla pena capitale un giovane scultore iraniano. Secondo le stime dell’organizzazione in tutto il mondo ci sono circa 27.500 i prigionieri in attesa di esecuzione.
Nella sezione “Buone Notizie” si trova invece il resoconto dei miglioramenti compiuti sul fronte del rispetto dei diritti umani.
Tra questi la recente adozione di un testo provvisorio della nuova Convenzione sulle munizioni a grappolo, che ne bandisce l’uso, la produzione e il trasferimento. Il testo, vincolante per quei paesi che lo adotteranno, potrà essere sottoscritto a partire dal prossimo dicembre ed entrerà in vigore con l’apposizione della trentesima firma. Sebbene secondo Amnesty il testo contenga una disposizione controversa cha autorizza operazioni militari congiunte con i Paesi che rifiuteranno di aderire, la Convenzione rappresenta un importante passo avanti e l’Italia, insieme ad altri Paesi dell’Unione europea, ha già dichiarato la sua adesione.