
Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 14 luglio 2008
Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), nel mondo sono 218 milioni i bambini nel mondo sottoposti a sfruttamento. Sebbene il fenomeno del lavoro minorile sia in diminuzione, i dati sono comunque allarmanti: se non bastasse la cifra totale dei piccoli sfruttati, si può aggiungere che, tra loro, ben 126 milioni si trovano a svolgere lavori rischiosi.
Cesvi – Cooperazione e Sviluppo – è un’organizzazione umanitaria promotrice della campagna europea “Stop Child Labour” e di una petizione al Governo italiano: in essa si chiede di adoperarsi per il rispetto dell’obiettivo del Millennio (garantire a tutti, entro il 2015, un’educazione primaria di almeno cinque anni) e della convenzione Ilo che fissa a 15 anni l’età minima lavorativa (livello che scende a 14 anni per i Paesi in via di sviluppo).
Lo scorso anno Cesvi ha scelto di trasformarsi da associazione a fondazione di partecipazione, una forma giuridica caratterizzata dalla maggior tutela e centralità della missione e del suo raggiungimento. A questo proposito anche per il 2007 Cesvi ha realizzato un bilancio di missione dal quale emerge che nel corso dell’anno sono stati circa 2,5 milioni i beneficiari diretti dei 93 progetti gestiti in 29 Paesi.
Il bilancio, disponibile online sul sito www.cesvi.org, e viene sottoposto a revisione esterna, registra proventi per quasi 14,8 milioni di euro, in crescita del 15,6% rispetto al 2006. Una parte consistente delle donazioni, corrispondente a oltre 5,8 milioni di euro, proviene dal ministero degli Affari esteri e da altri enti governativi italiani.
Le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali contribuiscono per oltre 3,3 milioni di euro, mentre sono di poco superiori ai 4,8 milioni di euro i versamenti da privati.
Gli impieghi si sono avvicinati a quota 15,4milioni di euro. L’86,4%, circa 13,3 milioni di euro, è destinato alla missione. I costi di promozione incidono per il 7,5% (1,1 milioni di euro) e quelli di gestione per il 6,1%, circa 950mila euro.
Per ogni euro di entrata i centesimi dedicati agli scopi sociali sono 90, risultato che deve però tenere conto del disavanzo di oltre 600mila euro.
Nel corso dell’anno Cesvi ha lavorato con 647 collaboratori locali e 63 cooperanti espatriati, mentre lo staff centrale della fondazione è composto da 34 persone.
La fondazione ha rafforzato la sua presenza nell’Africa Subsahariana e l’Uganda è la nazione che nel 2007 ha ricevuto gli aiuti più consistenti, 2,2 milioni di euro.
Il Paese è stato sconvolto dalla guerra civile tra il 1985 e il 2006 e ancora oggi il conflitto in corso con i ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore impedisce il raggiungimento di una pace definitiva. Cesvi si muove nel campo dell’emergenza sanitaria, prestando cure e somministrando medicinali e vaccini con l’utilizzo di due cliniche mobili.
Inoltre si installano zanzariere, si costruiscono pozzi e latrine. Il tutto a favore di oltre 1,6milioni di sfollati ammassati in 180 campi.
Nel bilancio di missione Cesvi inserisce una valutazione di natura extracontabile sui contributi non monetari ricevuti, quali i servizi prestati gratuitamente da volontari, artisti, consulenti o la possibilità di utilizzare attrezzature, sale e spazi pubblicitari: si calcola un “valore” complessivo superiore a 1,2 milioni di euro.
La fondazione si è dedicata (e si dedica) anche alla difficile situazione dell’ex Birmania. Attualmente sta raccogliendo fondi per le vittime del ciclone Nargis dello scorso maggio. Obiettivo della campagna è la distribuzione di cibo, acqua potabile, kit igienico-sanitari e allestimento di rifugi temporanei per le famiglie del distretto di Dedaye, dove 30mila famiglie sono esposte alle pioggie monsoniche, dato che la loro casa ha subito danni rilevanti.