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vista dal'alto

Post n°304 pubblicato il 31 Dicembre 2024 da notterosa2009

e oggi mi sono vista dall'alto dei miei anni. Chi ero? Una bambina timida, finita sotto un'auto a 5 anni. Eh si... ero arrabbiata con le mie sorelle,  che non mi volevano con loro, e ho visto un fiore rosso dall'altra parte della strada. Non ricordo nulla, solo il fiore rosso e l'immagine di mia mamma che si appoggiava alla scala per lo spavento. Ma io non ero li con lei, ero in alto e l'ho vista dall'alto, che teneva in braccio il mio fratellino e si appoggiava alla scala a pioli. Poi una luce forte e i camici verdi. Poi il letto d'ospedale e le gambe che non mi reggevano. La notte una signora, che non conoscevo, dormiva sulla sedia vicino al letto. Poi una zia . Non ricordo mia madre vicino al letto. E l'ultimo giorno la suora che passava per l'ultima puntura:  " non fa male" diceva ridendo la ragazzina vicina di letto che aveva fatto l'appendicite... ricordo  ancora oggi quanto bruciava (penicillina?). La ragazzina non so se voleva evitare di spaventarmi o se si divertiva a prendermi in giro perchè, ritrovandola da grande, mi sembrava sempre che mi prendesse per i fondelli.

E la scuola? Mi ricordo l'odore del sillabario e l'abbecederio con le caselline dove mettere le lettere. Non si mettevano nei primi banchi i figli degli operai o dei contadini o quelli arrivati da altri paesi e non nativi. Terz'ultima fila scalata fino alla penultima fila negli anni. L'ultima fila era dei somari e dei meridionali che negli anni sessanta cominciavano ad arrivare. Mi ricordo il banco con i due siciliani, fratello e sorella. Non alzavano quasi mai lo sguardo. Incredibile come dopo più di cinquanta anni io mi ricordi ancora i loro nomi.

Azz... in terza elementare la mia insegnante tanto buona mi ha bocciata. Non avevo capito che a scuola si studiava forse non avevo mai studiato. Eppure ancora oggi, che penso che la bocciatura sia una bocciatura per l'insegnante e non per lo scolaro, giustifico la mia insegnante. Da li ho cominciato a studiare, ma il cambio di insegnante mi ha portato Hitler in gonnella.  Una donna bellissima sempre v,estita alla moda , stivali al ginocchio, gonna svasata sopra il ginocchio e mantella con bottoni dorati coordinata, fine anni sessanta.

Ma aveva gli occhi di ghiaccio. Credo odiasse gli italiani per via della guerra in cui Istria era passata alla Iugoslavia o cose del genere... so che specificava queste cose " io sono istriana" ( e noi alunni avevamo qualche colpa?)- Ricordo distintamente la sua vittima preferita: Mauro. Era all'ultimo banco, ovviamente essendo un pò gianburrasca... masticava la cicca e la cicca la maestra  gliela attaccò ai capelli. Il giorno dopo arrivò con una chiazza di capelli rasata. I genitori allora non sporgevano denuncia. Anzi i bambini si vergognavano di dire che la maestra li spaventava. Una volta mi strappò il quaderno perchè avevo strappato una pagina e si vedeva il segno. Mi rifilò uno schiaffone. Mi incalzava con domande che non ricordo essendo nel panico, finchè dal terrore ho perso il controllo e i bambini ridevano perchè vedevano la pipì che scendeva per terra. Certo ricordo anche la sensazione delle calze bagnate... e la bidella che mi riaccompagnava a casa. I genitori non denunciavano e chissà se ho raccontato tutto a mia mamma.

Mauro dicevo... quante volte dopo un errore gli strappava la pagina e gli infilava il foglio in bocca per fargli succhiare l'inchiostro (era il suo metodo quando facevi un errore). Mauro l'ho ritrovato in discoteca da grande. Era diventato un gran bel ragazzo e mi ricordo che mi salutava con affetto, perchè quelle esperienze a scuola ci avevano fatto sentire come fratelli nella disgrazia. E fece quell'incidente che lo portò alla paralisi delle gambe. Così giovane, così bello... così disperato. Non ho mai capito se alla fine la sua morte fosse a seguito dell'incidente o se quella batosta non l'aveva sopportata. E quando morì io odiai ancora di più quell'orrenda maestra. Perchè le mie e le nostre insicurezze e le mie e le nostre paure sono nate li.

Poi non so perchè nella vita rimangono impressi dei momenti, delle sensazioni legati in fin dei conti a nessun fatto particolare... mi ricordo l'aroma di uno dei primi minestroni  liofilizzati della knorr, in una sera chiara d'estate . E le canzoni di Gianni Morandi che arrivavano dalle giostre vicine, sempre nelle sere d'estate. E una sera che tornavo da non so dove la canzone Lady Barbara che vinceva il disco per l'estate credo. Mi ricordo  la sensazione fresca sulla pelle delle sere d'estate e questi particolari, eppure quante altre sere ci sono state perchè quelle sono così vive in me non so.

Insomma poi sono sempre stata fuori dal contesto generale, su una mia personale  nuvoletta sospesa dalla realtà. Ma con quale coraggio potevo prendere la macchina e andare in giro in vestaglia come mi ero alzata dal letto per andare a prendere qualcuno da qualche parte... beh almeno avevo la buonacreanza di non scendere.

Ma l'amore? Eh.. l'amore per me era quello dei film. Non poteva essere tra quelli che avevo intorno, io ero innamorata di un attore o di un cantante, non potevo essere attratta da uno comune. Io l'amore lo dovevo sognare non vivere. E infatti ho continuato a sognarlo anche quando l'ho incontrato. Troppo vicino, troppo reale. Ma per fortuna era già impegnato così io potevo soffrire del mio amore a senso unico. O meglio... se proprio dovevo viverlo lui doveva essere innamorato come lo ero io. Non mi interessava se faceva il lumacone con me. Doveva essere innamorato. E un giorno gli ho visto gli occhi pieni di lacrime ... per me. Quel giorno ho avuto paura. Perchè era troppo e mi aveva spaventata. E poi la ragazza la voleva lasciare e poi mi sentivo in colpa . E poi eravamo troppo orgogliosi. E poi mi ha delusa. E non gli ho dato modo nemmeno di spiegare. Quando mi sono sciolta in lacrime sulla sua spalla e lui credeva che fosse tutto risolto gli ho chiesto di non soffrire per me ma io non scendevo a compromessi. Mi aveva delusa, non potevo perdonarlo. Lui si staccò da me e io mi aggrappai a qualcosa per non cadere. Oggi lo capirei, oggi gli direi perchè mi aveva delusa. Ma oggi sono passati qusi quarant'anni e la vita non aspetta.  E la vita continua anche senza di noi

 

 

 

 

 
 
 
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