
Sogno di questa mattina, a seguito di un weekend che m'ha impegnato il fisico e soprattutto l'apparato digerente.
È notte. Mi trovo in compagnia di una ragazzina, e credo d'essere un ragazzino anch'io. Entriamo in un cimitero, molto simile a quello del paesino dove abito.
Ho in mano un ciondolo che tengo avvolto attorno al dito medio della mano sinistra, in modo che il medaglione posi sul palmo della mano. È un oggetto magico che genera luce e lo uso come torcia.
Siamo già stati in quel cimitero, e avevamo incontrato alcuni spiriti legati alle loro tombe. Ci chiedevano aiuto. Sono stupito di non incontrarli più; poi mi ricordo che abbiamo raccontato le loro storie alla gente, e questo li ha liberati. Siamo lì per scoprire se altri morti hanno bisogno del nostro aiuto.
In quel momento sentiamo delle voci provenire dall'ingresso del cimitero, e vediamo la luce di una lampada. Chiudo la mano per spegnere la luce del ciondolo. Per evitare di farci scoprire. Ci avviciniamo all'ingresso zigzagando fra le tombe.
Il cimitero ha una specie di atrio fra due porte; entrandovi, sulla destra, di trovano delle scale che scendono. Almeno una dozzina di figure stanno scendendo di sotto. Vestono con mantelli e cappucci di colori differenti: grigio, rosso scuro, marrone e nero.
Ci avviciniamo fino al punto in cui li vediamo scendere. In quel momento sento parlare di se stessi come dei "Seguaci della Nuova Fonte". In fondo alle scale c'è un cancello. La ragazzina che è con me si fionda di sotto, e le figure la conducono dentro, chiudendosi il cancello alle spalle.
Io rimango nascosto, spiando da dietro l'angolo. Spero che non chiudano il cancello del tutto perché devo andare a salvare la mia amica. Purtroppo una delle figure applica un vecchio lucchetto alla porta del cancello.
Tergiverso per un po'; poi decido di scendere le scale e provare a forzare il cancello. Vengo scoperto, e le figure mi fanno entrare. Mi rendo conto che sono dei ragazzini anche loro.
Dietro il cancello si sviluppa un edificio sotterraneo molto simile ad una casa moderna. C'è un corridoio e almeno tre stanze arredate su ogni lato e una in fondo. Tra i bambini ce n'è uno un po' più giovane, ma indubbiamente più carismatico e maturo. Lo riconosco come capo, e mi rendo conto che è malvagio. Avendo la via di fuga bloccata corro, prendo la mia amica per mano e ci lanciamo verso la porta in fondo al corridoio.
Una volta dentro ci accorgiamo che la chiave è dalla nostra parte della porta. Mi appresto a richiuderla. Mi rendo anche conto che la stanza non è altro che un bagno ben arredato.
Non essendoci uscite decido di battermi per uscire: l'unica mia preoccupazione è il bambino più giovane. Estraggo da una tasca una specie di tirapugni con degli artigli e lo indosso sulla mano destra; dopodiché apriamo di nuovo la porta. Gli altri bambini sembrano essere indaffarati in altro, ma uno di loro – enorme, occhialuto e un po' tonto – chiama subito il "maestro". Il bambino si presenta davanti a noi e afferma che non possiamo sconfiggerlo.
In qualche modo gli credo. Capisco che è un mago, e che – un po' per nascita un po' per artificio – ha raggiunto una condizione che lo rende immune alle magie altrui. Mi lancio in avanti per attaccarlo, ma lui diventa immediatamente invisibile.
Scappo verso il cancello, tenendo la mia amica per mano. Mi faccio strada a spallate fra gli altri ragazzini. Ma so che il mago ci lancerà addosso un incantesimo.
A questo punto suona la sveglia.
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il 25/03/2009 alle 09:22
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