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« TerroreCaccia »

Daini, Teatro e Cinema

Post n°20 pubblicato il 31 Dicembre 2006 da painkeeper
 
Tag: Sogni
Foto di painkeeper

Cavoli! Quasi 3 mesi prima di ricordarmi un sogno. O cambio stile di vita o cambio spacciatore onirico. Questo è di stamattina, fra le 10 e mezzogiorno.


Il sogno inizia con me, un mio amico (Dawson) ed una mia amica (Nina) che arriviamo via treno in una città del trevigiano, non ricordo se Conegliano o Vittorio Veneto. Dawson ed io andiamo in un bar a bere qualcosa, mentre Nina rimane fuori per guardare le locandine e gli orari del cinema.
Nel bar incontriamo molti del gruppo teatrale (i SeQueris) con cui Nina ed io stiamo facendo un laboratorio. L'incontro era inatteso, e loro ci invitano a partecipare ad un'altra sessione del suddetto laboratorio. Dawson ed io accettiamo di dare un'occhiata, certi di ritornare da Nina prima dell'inizio del film.
La scena si sposta in un'ampia stanza poco illuminata. Al centro ci sono cataste di oggetti (mobili e oggetti di scena). Dopo un po' di convenevoli iniziamo quello che in principio credo essere un'improvvisazione di gruppo (come ne avevamo già fatte). Su questa convinzione mi intrometto spesso con battute e giochi di parole, ma vedo che gli altri rimangono molto rigidi nel ruolo che si sono scelti. Vedo inoltre che quasi tutti indossano della pelle di daino. La scena è molto mobile: ci aggiriamo fra le cataste di oggetti vicini alle pareti, senza un vero palco e senza pubblico. Alla fine mi rendo conto che si tratta di un'opera decisa; e che quelle sono prove ufficiali, non un esercizio di improvvisazione. Nel frattempo capisco che si sta facendo tardi, che Nina (minorenne) non sa dove siamo Dawson ed io, e che si trova in una città distante da casa sua.
I SeQueris si accorgono del fatto che Dawson ed io non conosciamo la commedia, allora ci prendono in disparte e ci spiegano a grandi linee la trama e le battute. Poi uno di loro va a prendere degli altri costumi da daino. Io chiedo a Dawson: "A che ora doveva iniziare il film?"
"Alle quattro", risponde lui.
Guardo l'ora e vedo che sono già le quattro e un quarto; molto probabilmente Nina era già entrata in sala. Io mi preoccupo perché Dawson ed io siamo stati irresponsabili, e avremmo dovuto tenerla continuamente d'occhio.
Cambio scena. Mi ritrovo da solo in una sala di proiezione, con le luci accese. Ho con me una scatola da scarpe e una borsa di plastica. Appoggio la giacca sulle poltrone in prima fila e vado al tavolo da conferenze che c'è sul palchetto rialzato appena di fronte allo schermo di proiezione. Dal sacchetto di plastica estraggo un mazzo di carte da gioco collezionabili ispirato all'universo di Star Wars. Comincio a guardarne distrattamente le immagini e gli effetti, ripromettendomi di andare a leggere il regolamento il prima possibile. Poi le carte si mescolano e spendo qualche minuto a rimetterle tutte con la faccia dallo stesso verso. Richiudo il mazzo nella sua custodia e lo metto nella scatola da scarpe, assieme ad un altro mazzo di carte di "Magic, the Gathering". Poi si spengono le luci in sala e comincia il film.
Il film inizia come una pellicola di fantascienza a basso costo degli anni '80. Si nota subito l'impronta italiana della produzione. Ho l'immagine di un globo diviso in sette bande verticali colorate che poi si allunga diventando una specie di bottiglia. Fortunatamente non era un film con grandi pretese: era evidentemente una parodia grottesca. Tant'è che dopo le prime scene di combattimento con astronavi e robot, si scopre che la causa della guerra era una questione di ambito culinario...

 
 
 
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