PUNTO. E A CAPO
Minchiate assortite gusto fragola, vaniglia, rabarbaro, caffè o mais.
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IO NON SONO LEGGENDA
Post n°94 pubblicato il 31 Agosto 2010 da VELENOnelleVENE
“Hey ciao!” mi saluta un tipo moro intento a cavar fuori la sua vespa dal groviglio delle moto con aria assai stizzita e frettolosa. “Ciao!” rispondo io sventolando la destra dopo un istante di perplessità. “Chi è?!” si intromette Michele. “Enrico!” riferisco, orgogliosa di averlo riconosciuto nonostante il casco. “Te ne stai andando?” “Torni per la serata?” domandiamo in coro. Enrico strabuzza gli occhi inorridito sotto gli occhiali da nerd, come avesse visto un infante stuzzicare un cobra. “No no!Ma avete visto che tempo sta venendo?!” Alziamo lo sguardo all’orizzonte. Effettivamente lo scenario è apocalittico e il cielo sembra dover partorire valchirie furiose da un momento all’altro. “Beh, noi ci facciamo una doccia qua e poi vediamo come butta..” “Io vado invece, ciao!” Enrico si dilegua rapidamente. A meno che non abiti ai lidi non ce la farà a rincasare prima che si scateni la tromba d’aria. Tempo cinque minuti e comincia la tempesta di sabbia. I bagnini ed il personale del bar si affrettano a tirare al coperto tavoli, sedie e cuscini, poi iniziano a sigillare la tettoia con le reti. Sono irrazionalmente inquieta a causa del vento durante tutta la serata. Passeggio nervosamente lungo la pista fingendo di ballare. Di tanto in tanto mi avvicino alle reti antisabbia e guardo fuori. Mi viene in mente “Io Sono Leggenda”, le tempeste di polvere che diffondono il virus vampiris. Mi si alzano i peli sul collo e mi vengono gli occhi lustri al ricordo di Robert Neville. Sarà stata la siccità sentimentale che sotto le feste natalizie si fa arsura. Sarà che poco tempo prima avevo dovuto levarmi dalla testa Fabrizio con la forza e Robert ne era il sosia letterario, quantomeno nell’aspetto. Sarà che metaforicamente mi sembrava – e tutt’ora più che mai mi sembra – di condividerne la sorte e le reazioni. Beh insomma, è chiaro quel che è successo: mi sono presa una bella cotta per il personaggio di Matheson. Ho vissuto con lui il vuoto e la paura di essere l’ultimo del suo genere; l’istinto naturale a restare incollato alla vita, alla speranza, in costante conflitto con l’istinto razionale all’autodistruzione, alla rinuncia. Ho pregato insieme a lui per il cane. E poi ho sperato in Ruth. E poi ho pianto pianto pianto. Per lui. E per me che non voglio essere leggenda. Ma di giorno in giorno il dubbio diventa sempre più inquietante e la rassegnazione la migliore consolazione.
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AREA PERSONALE
"Oh, you can't help that," said the Cat "we're all MaD here. I'm mAD.
You're MAD."
"How do you know I'm mAd?"
"You must be" said the Cat "or you wouldn't have come hERe!"



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