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« La Tribù ...Messaggio #8 »

Sand Creek

Post n°7 pubblicato il 20 Maggio 2008 da GiusyMicalizzi



29 novembre 1864 il massacro di Sand Creek


di Toni Rigano

E’ sempre difficile parlare di un massacro.

Quello che avvenne nell’accampamento di pellerossa Cheyenne e Arapaho lungo le rive del fiume Sand Creek, nel Colorado, in quella grigia alba del 29 novembre 1864 fu un orribile massacro, un massacro che a distanza di quasi 140 anni ancora pesa sulla coscienza umana, meglio sarebbe dire sulla coscienza dei governi americani e di quella nazione intera, pesa tanto sulla coscienza americana che nell’ottobre del 2000 il Congresso degli Stati Uniti, per quella orribile carneficina, fu costretto a chiedere scusa al popolo degli indiani d'America.

Da allora a oggi, con incredibile continuità, i massacri e le carneficine non sono cessati, sono cambiati i governi statunitensi i nomi dei presidenti ma la logica “dell’uccidere i pidocchi e le loro lendini”, la logica del colonnello John Chivington il massacratore di Sand Creek, che così si era espresso nel 1864 in un comizio per la sua candidatura al Congresso americano, non cambia.

L’autore del massacro di Sand Creek aveva dichiarato che "Le lendini fanno pidocchi" gli indiani erano i pidocchi e i loro figli le lendini, e “l'unico modo di liberarsi dai pidocchi era uccidere anche le lendini", questa logica, dicevo, sembra non esser mutata nel corso del tempo anzi si è rafforzata divenendo prassi consolidata.

Quella pervicace ideologia accomuna Sand Creek, Marias river, Washita, Wounded Knee, con i massacri nei villaggi vietnamiti, con i migliaia di morti uccisi dal napalm e dai defolianti sganciato sulle terre Vietnamite e Cambogiane, accomuna le migliaia di morti sotto i bombardamenti aerei contro i civili a Panama City, Kabul e Baghdad.

Un lungo fiume di sangue, senza foce.

Allora, in quella grigia alba del 29 novembre 1864 lungo le rive del fiume Sand Creek, l'uomo che serrava nella mano la falce della morte si chiamava John Chivington, comandante di quel 30° reggimento volontari del Colorado composto in maggior parte dalla feccia dell’umanità, la schiuma fetida e nera, il rigurgito lercio e sanguinolento di quell’America razziatrice di fine ottocento.

Quella mano da ex predicatore metodista e la sua fiumana di uomini armati di fucili, baionette e coltellacci da scuoia spaccarono il cranio ai bambini pellerossa addormentati nei caliginosi tepee, squarciarono il ventre a donne inermi trafissero il petto dei pochi uomini Cheyenne e Arapaho ed infine scotennarono i morti.

Per non esorcizzare nel ricordo o nell'oblio gli orrori è necessario, però, andare a cercare anche le responsabilità più ampie di quello e di tutti gli altri massacri: anche una parte del popolo statunitense ha il suo carico di colpe, si perché la colpa non è sola dei governi nord-americani ma anche quella di una parte di popolo di quella che è più la grande e forte nazione mondiale, una parte di popolo che per egoismo e paura di perdere privilegi e benessere non alza la testa per vedere questa lunga scia fatta di sangue e cadaveri o forse quella scia di orrori la vede, vede chi in suo nome vibra colpi micidiali, distruttori, terrificanti ma la vista di questi orrori è annebbiata dal verde scuro e ammaliante dei dollari.

Ma da questa pletora di compiacenti ci sentiamo di escludere l’altra parte di nazione americana costituita dalle migliaia e migliaia di donne e uomini che hanno riempito le strade di New York, Detroit, Los Angeles, San Francisco con manifestazioni collettive e marce della pace lasciando sui marciapiedi e sull'asfalto morti e feriti ma che continuano a lottare e protestare, da sempre, contro tutti i governi esportatori di "democrazia" e "civiltà".

...

Robert Bent, impiegato alla riserva,
fu testimone dell' attacco che così descrisse:
 

"... (vidi) sventolare la bandiera americana e udii Pentola Nera
che diceva agli indiani di stare intorno alla bandiera e lì si accalcarono disordinatamente: uomini, donne e bambini.
Questo accadde quando eravamo a meno di 50 metri dagli indiani.
Vidi anche sventolare una bandiera bianca.
Queste bandiere erano in una posizione così in vista
che essi devono averle viste. Quando le truppe spararono, gli indiani scapparono, alcuni uomini corsero nelle loro tende, forse a prendere le armi... Penso che vi fossero seicento indiani in tutto.
Ritengo che vi fossero trentacinque guerrieri e alcuni vecchi, circa sessanta in tutto... il resto degli uomini era lontano dal campo, a caccia... Dopo l'inizio della sparatoria i guerrieri misero insieme le donne e i bambini e li circondarono per proteggerli. Vidi cinque squaws nascoste dietro un cumulo di sabbia. Quando le truppe avanzarono verso di loro, scapparono fuori e mostrarono le loro persone perché i soldati capissero che erano squaws e chiesero pietà, ma i soldati le fucilarono tutte. Vidi una squaw a terra con un gamba colpita da un proiettile; un soldato le si avvicinò con la sciabola sguainata; quando la donna alzò un braccio per proteggersi, egli la colpì, spezzandoglielo; la squaw si rotolò per terra e quando alzò l'altro braccio, il soldato la colpì nuovamente e le spezzò anche quello. Poi la abbandonò senza ucciderla. Sembrava una carneficina indiscriminata di uomini, donne e bambini. Vi erano circa trenta o quaranta squaws che si erano messe al riparo in un anfratto; mandarono fuori una bambina di sei anni con una bandiera bianca attaccata a un bastoncino; riuscì a fare solo pochi passi e cadde fulminata da una fucilata. Tutte le squaws rifugiatesi in quell'anfratto furono poi uccise, come anche quattro o cinque indiani che si trovavano fuori. Le squaws non opposero resistenza. Tutti i morti che vidi erano scotennati. Scorsi una squaw sventrata con un feto, credo, accanto. Il capitano Soule mi confermò la cosa. Vidi il corpo di Antilope Bianca privo degli organi sessuali e udii un soldato dire che voleva farne una borsa per il tabacco. Vidi un squaws i cui organi genitali erano stati tagliati... Vidi una bambina di circa cinque anni che si era nascosta nella sabbia; due soldati la scoprirono, estrassero le pistole e le spararono
e poi la tirarono fuori dalla sabbia trascinandola per un braccio.
Vidi un certo numero di neonati uccisi con le loro madri. "

Uno dei capitani, Silas Soule, rifiutò di obbedire all' ordine di Chivington di attaccare il pacifico accampamento di Sand Creek ed ordinò ai suoi uomini di trattenere il fuoco.

Qualche tempo più tardi anche a causa delle rivelazioni di Soule, Chivington fu sottoposto a processo per la strage: non solo Soule, ma anche gli impiegati bianchi che lavoravano alla riserva di Sand Creek e che, impotenti, avevano assistito al massacro, testimoniarono contro  Chivington. Il processo riguardò sia le efferatezze commesse sia il fatto che era stato attaccato proprio un accampamento di indiani notoriamente non ostili e che anzi si erano portati in quella zona
proprio in ossequio agli ordini del governo.

Ovviamente Chivington  fu condannato ed altrettanto ovviamente
immediatamente amministiato e dichiarato non punibile.

Il capitano Soule fu più tardi assassinato da un soldato
che era stato sotto il comando di Chivington a Sand Creek.

Il capo Pentola Nera e diverse centinaia di indiani sfuggirono al massacro
e riuscirono a raggiungere i guerrieri della tribù che
erano a decine di chilometri di distanza sul sentiero di caccia.
Pentola Nera venne ucciso quattro anni dopo
dal generale  ten. colonnello Custer ... ma questa è un'altra storia.

GM


 
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