Pensieri sparsi

Senza un filo conduttore..mi racconto.

 

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Ti ho amato per molto, molto tempo
So che questo
amore è reale
Non importa come sia andato tutto male
Questo non cambia ciò che provo
E non posso credere che questo tempo
Cicatrizzerà questa ferita di cui sto parlando
Non c'è cura
Non c'è cura
Non c'è cura per l'
amore

Sto soffrendo per te ragazza
Non posso fingere di non esserlo
Io ho bisogno di vederti nuda
Il tuo corpo e i tuoi pensieri
Ho bisogno di te come un'assuefazione
E non ti avrò mai abbastanza
Non c'è cura
Non c'è cura
Non c'è cura per l'amore

Non c'è cura per l'amore
Non c'è cura per l'amore
Tutte le navi spaziali stanno salendo nel  cielo
I libri sacri sono aperti
I dottori stanno lavorando giorno e notte
Ma mai troveranno la cura per l'amore
Non ci sono bibite o droghe
(Ah ditelo, angeli)
Non c'è nulla di veramente puro per curare l'amore

Ti vedo nella metropolitana e ti vedo sui bus
Ti vedo coricarti con me, ti vedo svegliarti
Vedo la tua mano, vedo i tuoi capelli
Vedo i tuoi braccialetti e la tua spazzola
E ti chiamo, ti chiamo
Ma non chiamo abbastanza piano
Non c'è cura
Non c'è cura
Non c'è cura per l'amore

Camminai in questa chiesa spoglia non avevo altri posti dove andare
Quando la più dolce voce che avessi mai sentito, bisbigliò alla mia anima
Non ho bisogno di essere perdonato per amarti così tanto
E' scritto nelle scritture
E' scritto col sangue
Ho anche ascoltato angeli dichiararlo dai cieli
Non c'è cura
Non c'è cura
Non c'è cura per l'amore.

Non c'è cura per l'amore
Non c'è cura per l'amore
Tutte le navi spaziali stanno salendo nel cielo
I libri sacri sono aperti
I dottori stanno lavorando giorno e notte
Ma mai troveranno la cura per l'amore

 

 

Passa il tempo

Post n°11 pubblicato il 29 Ottobre 2020 da YuukiDeKiri
 
Foto di YuukiDeKiri

Quanto ne è passato dall'ultimo post e quanto in più dal primo. Circa 30 anni fa ho iniziato a costruire il modello di una nave, piuttosto complessa ma a me piacciono le cose difficili, ed ora non è ancora finito. Non è finito perché non ci lavoro in continuazione, sta li oppure in cantina oppure su di uno scaffale, secondo la casa che vivo in quel momento. Ricomincio a metterci mano quando mi accadono cose che mi richiedono di fermarmi, riflettere, non prendere decisioni immediate. Mi aiuta a ritrovare il ritmo o la tranquillità. Dunque ecco che passano anche tanti anni fra un momento e l'altro. Questo Blog è un poco come la mia barca, basta vedere le date del primo e dell'ultimo scritto. E la data di oggi. Dunque rieccomi qua, senza uno scopo preciso se non quello di trovare tanti piccoli motivi per continuare a scrivere. Conoscere qualcuno? Si, anche. Ben venga. A presto.  

 
 
 

Punti di vista

Post n°10 pubblicato il 06 Agosto 2014 da YuukiDeKiri
 
Foto di YuukiDeKiri

Ciao Federico,

eccomi ancora qua, è passato un po’ di tempo dalla mia ultima lettera. Dall’ultima volta sono successe un po’ di cose, le cose attorno a noi sono cambiate sensibilmente, sul lavoro e nel privato, tu sei cresciuto e stai confrontandoti con aspetti nuovi della vita. Ogni giorno impulsi e sollecitazioni nuove ti chiedono di prendere decisioni.

Scelgo di scrivere invece di parlarti perché mi piace pensare che le parole scritte, e lette, abbiano un sapore diverso da quelle ascoltate. Non migliore o peggiore, diverso e basta.

Allora parlammo di scelte e di relazioni, questa volta desidero parlarti di punti di vista e di diverse prospettive.

La scelta dell’argomento me la hai suggerita tu, recentemente, in merito alle ultime attività che ti hanno visto protagonista. Quando chi si deve occupare della tua educazione ti ha ripreso per alcune cose non proprio “ortodosse” che hai fatto, tu hai detto qualcosa del tipo: “..e tu non lo hai mai fatto?”.

Io non mi permetto di intervenire in quei frangenti, in quanto la tua educazione e tutte le attività ad essa collegate appartengono a tuo padre ed a tua madre. Ma, da amico anziano, osservo, e sento il bisogno, appunto, di darti un altro punto di vista.

E’ vero, assolutamente vero, che tutti noi siamo passati attraverso la tua età, anche le età dopo per fortuna, ed abbiamo fatto cose che, in misura diversa, non erano proprio lecite. Ciò ha generato grandi divertimenti, belle botte di adrenalina, dosi variabili di sensi di colpa, paura di essere beccati, scoperte e delusioni. Grandi sgridate, rinunce e punizioni, condite anche con qualche calcio nel sedere o manrovesci. In Toscana il manrovescio lo chiamano “labbrata”, perché ti arriva proprio fra la guancia ed il labbro. Preciso. Mio papà non era toscano ma ci sapeva fare lo stesso.

Ma il fatto di esserci passati – e non tutti lo hanno fatto in maniera indenne, credimi – non vuol dire che quella esperienza non possa divenire preziosa come insegnamento, per se stessi e per coloro che arrivano dopo.

Proverò a fare un esempio, vediamo se mi riesce.

Tu ora hai 15 anni e cominci ad avere un, breve, passato che è già esperienza, quindi cinque o dieci anni fa eri diverso da ciò che sei ora. Facevi e dicevi cose che ora non fai più. C’è stato un momento che non potevi accendere il gas di casa od attraversare la strada da solo, avevi certo la possibilità – intesa come capacità – di farlo ma chi stava attorno a te vegliava affinché ciò non succedesse. Non perché fossi stupido ma, semplicemente,  perché non avevi gli strumenti ancora affinati per capire il limite ed il pericolo.

Questo processo dura molto a lungo, il processo cioè attraverso il quale il tempo nel quale si vive non ci trova completamente pronti per viverlo. Si va avanti in una rincorsa continua fra ciò che impariamo, le esperienze che ci si pongono davanti e la nostra capacità di risolvere.

Ora, immagina, di avere un fratellino di 5, 7 anni. Siete soli in casa per un poco e tu ne sei responsabile. Il suo istinto è incontrollabile perché vuole giocare, conoscere, imparare, come un piccolo lupo nella steppa ma tu sai che se lo lasci completamente libero di agire farà dei danni a se stesso od alle cose.

Anche tu ci sei passato, lo hai fatto anche tu quanto avevi la sua età. Dunque ora come ti comporti? Lo lasci fare od intervieni proteggendolo, perché ancora  non sa? Non è stupido o cattivo, semplicemente è ancora fuori tempo. Sono certo che interverresti per proteggerlo da se stesso e dal mondo che lo circonda, in quel momento saresti un genitore. La tua esperienza ti aiuta ad aiutare.

Ora rifletti bene su quest’ultimo passaggio e se riesci a comprenderlo, potrai comprendere che la frase “..e tu non lo hai mai fatto?”, non ha molto senso. Non può essere un lasciapassare per fare o lasciar fare minchiate.

E’ quello che gli anziani un tempo sintetizzavano con: “Quando sarai grande capirai. Adesso fai”. Sbrigativo ma rendeva l’idea.

Tu, in questo momento – è normale -, ti senti in grado di affrontare qualunque cosa, di gestire ogni situazione perché il tempo davanti a te è infinito e ci sarà sempre una seconda occasione. Come Willy il coyote, anche se cadi dal dirupo o ti passa sopra un treno, sarai sempre pronto per una nuova storia.

Non è così. Questo ben lo sanno chi ci è passato, credimi, con la stessa energia e determinazione ed invulnerabilità ma poi ha dovuto fare i conti con altre cose, scoprendo che se passa sopra un treno non ci si rialza facilmente.

Ecco perché ognuno deve fare la propria parte, tu quella di chi vive non ancora allineato nel suo tempo e chi sta vicino a te ed ha il compito e la responsabilità di proteggerti quella di ricordarti in ogni momento che non sei Willy il coyote. Con i mezzi e le modalità che ritiene più adeguati o che sa mettere in campo.

Le proprie esperienze e quelle degli altri possono essere utili ma la cosa più difficile è trasferirle ed usarle.

Ora hai il mondo in mano e tante di quelle possibilità che nemmeno immagini, chi non le ha più le rimpiange e rimpiange di aver perso tempo in un altro tempo.

Ora percepisci chi ti protegge come qualcuno che vuole toglierti delle possibilità e dei giochi, ma forse, come tuo fratello di 5 anni non sei completamente cosciente che quei giochi possono essere pericolosi.

Questi sono punti di vista, semplicemente.

 

 

Buon compleanno, Willy.

 
 
 

La forza delle parole. Un anno dopo

Post n°8 pubblicato il 01 Agosto 2013 da YuukiDeKiri
Foto di YuukiDeKiri

 Riparto con il pensiero da dove ho lasciato il precedente. E' passato più di un anno dal mio ultimo post. Dio, quante cose sono successe! Mi pare di aver vissuto una vita concentrata in 12 mesi. Emozioni fortissime, delusioni (tante), gioie (poche). Nulla di ciò che ho letto ed imparato sino ad un anno fa mi ha preparato sufficientemente a ciò che avrei dovuto affrontare. Ora penso anche ad un caro amico che sta vivendo i suoi ultimi giorni, fra poco ci lascerà, penso al molto che ho lasciato crescere attorno a me e che non ha senso. Ho tenuto lontano persone care. Ho visto allontanarsi persone arrabbiate ed anche esse deluse. Ho poco e tanto vicino a me. I miei antichi amici ci sono, grazie. Ho trovato l'amore e l'ho perso. E poi ritrovato ed ancora perso ed ora non so in quale stadio sia. Cammino con un enorme peso sulle spalle ed i miei occhi sono spesso pieni di lacrime. Ho viaggiato sul Titanic e sono rimasto sulla tolda ad ascoltare musica mentre la nave affondava. Ero, forse, il capitano. Ancora non morto, ma nemmeno più completamente vivo. Non comprendo più il torto e la ragione, come un bambino che ancora non conosce nulla ed invece dovrei ormai saperne di cose.. Infatti, si, a dire il vero ne so. Ma non servono a nulla, purtroppo. Ho smarrito il mio libro prezioso degli appunti delle esperienze ed ora ne ho uno bianco; la penna nella mano, che non trova ispirazione. Cosa so, ora? Cosa ho imparato davvero da questa vita? Ho già fatto testamento, non si sa mai. Un tempo pensavo di sapere qualcosa, guarda il post della lettera ad un figlio non mio,  ed ho avuto anche la stupidità di dirlo. Ascolta. amico mio, lascia perdere. Le scelte sono un puro e semplice caso ed il valore... Non esiste il valore, solo prezzo. Quello che è sempre diverso secondo che tu compra o venda. Io ora sto vendendo, costo poco.

Provo a scrivere un blues. Walking back blues

Ho speso molti soldi, bambina, per vederti felice e per vederti ridere.Ora non ne ho più e non sono nemmeno più divertente. Bene fai ad allontanarti, non sono più divertente. Non giri ancora la schiena, vedo il tuo volto ma i tuoi passi vanno all'indietro. Ancora mi tocchi ma il tuo braccio è già quasi completamente teso, fra poco non mi toccherà più. Non mi sfiorerai più, piccola. Sento la carne che si lacera sulla mia schiena indifesa ma non posso voltarmi per difendermi. Non posso, bambina, ancora voglio vedere il tuo volto, fino a quando potrò. Sento il sangue scorrere sulle mie spalle ma ho un dolore più grande davanti a me. Sorridi ancora, piccola, mentre ti allontani ed ancora non ti giri, così fa più male ancora, piccola mia. Ganci di ferro stanno tranciando i muscoli e non riesco a pensare ad altro che alla distanza che aumenta fra me e te. Oh bambina, mi manchi già adesso che un pò ti ho ancora. Bambina, i colpi sono sempre più forti, non resisto più, mi devo voltare. Devo alzare le braccia per proteggermi. E colpire per non essere colpito. Bambina, avrei voluto proteggere te e colpire i tuoi nemici e le tue paure. Piccola, non me lo hai permesso. Non ti posso più guardare, non so dove sei. Devo difendermi. Devo difendermi. E non ti sento più. No, non ti sento più. 

 
 
 

Giocatori al freddo

Post n°7 pubblicato il 31 Maggio 2012 da YuukiDeKiri
 
Foto di YuukiDeKiri

 

Da qualche parte c’è stato un concerto dei Coldplay? La domanda è retorica perché so la risposta: si, a Torino qualche giorno fa. Dunque, il fatto parte da una ragazza con la quale, per caso, si viene a parlare di musica e mi dice di essere stata al concerto: bellissimo, entusiasmante, mitico! Wow, dico io, mi piace il tuo entusiasmo (io 54, lei 28; ci sta che lei abbia entusiasmi da wow più di quelli che possa avere io) , ma…chi sono?

Sbigottita lei: ma come (occhi aperti, vocali allungate e tono di rimprovero) non sai chi sono i Colplay? Oddio, no! Mai sentiti…è grave? Perché giocano al freddo, è un gruppo polare?

Non apprezza la battuta, la sua considerazione - se pure c’era stata prima – la vedo scendere a bassissimi livelli. Prometto, mi informo: www.youtube.it/Coldplay. Vado un pò a caso: A Rush Of Blood To The Head, Everything's Not Lost, Yellow. Insomma..

Qualche giorno dopo, la verifica: hai ascoltato? Si. Ti piacciono? Carini, dico io prudente.  C A R I N I ? Ma cosa hai ascoltato? Sono fantastici, spaccano proprio! ( in effetti cominciavo a spaccarmi anche io). Ma come fai a giudicare dopo solo tre canzoni? Sei superficiale, dovresti ascoltare questa, questa e quell’altra e poi magari partecipare ad un concerto e così capiresti, etc, etc.

Qua veniamo al nocciolo del post. Ora, io potrei anche per piacere, amore, curiosità fare ciò che la giovane donna mi ha suggerito, se no si passa per superficiali, per supponenti, per chiusi, rigidi, antiquati e chi più ne ha più ne metta. Da un certo punto di vista posso concordare con questa visione, se cessa la voglia di scoprire, un po’ si comincia a morire (come disse il buon Pablo), sono d’accordo. Ma – questo è il nodo – quanto dobbiamo continuare a scoprire? In un caso come questo, in teoria, dovrei ascoltare l’opera omnia dei giocatori al freddo (forse Hockey?), vedere un paio di concerti e magari studiare la biografia dei componenti, prima di poter esprimere un giudizio? Giudizio, ecco l’ elemento importante e, a mio parere, determinante della questione. Giudizio è parola impegnativa, in se comprende i concetti di valutazione, critica ed è parola che ha un suo peso, direi, definitivo. Quindi prudenza, certo. Giudizio è diverso da parere che, invece, è più leggero e ti permette di sgattaiolare via in caso di pericolo e scegliere una strada di maggior convenienza. (Sarà per questo che il parere lo si chiede agli avvocati? Boh, non divaghiamo).

Quindi, è giusto, per esprimere un giudizio occorre conoscere. Ma, per conoscere, occorre dedicarsi, studiare, investire tempo ed energie e, teoricamente, ogni persona che incontro ha un suo autore, un gruppo musicale, un personaggio, un accidente qualunque  che ama, che conosce profondamente e che io, magari,  ignoro e che vorrebbe che io amassi quanto lui. Od almeno conoscessi, perché: ma come fai a non aver letto “Il figlio di zorro” o aver ascoltato un brano dei Cacatoa? E la musica tradizionale Fijiana, dove la mettiamo? E’ essenziale per la meditazione Rataplanomatta!  

Ora, io da molto tempo ho accettato l’idea che il tempo che abbiamo a disposizione è limitato, prima o poi cavalcherò nei sacri pascoli. Siamo tutti organismi a scadenza, come lo yogurt con il bifidus activus. Anche voi, credo. Non posso fisicamente e materialmente conoscere tutto ciò che la vita mi fa passare davanti o che io incrocio. Quindi la faccenda la risolvo così: non esprimo cose che possano apparire giudizi – abbiamo detto che occorre studiare e per questo ci vuole tempo -, ma procedo per gradi. Se mi capita, se ho tempo, se ho voglia ci butto un occhio, un orecchio o qualunque altro organo e capisco se ho voglia di fare un passo successivo. Se questa voglia non mi viene, come disse Totò: desisto!

E lo faccio senza peccare di presunzione, semplicemente seleziono. Del resto così funzionano i rapporti, ci si conosce, se ci si piace un poco nasce naturalmente la voglia di rivedersi e, se anche questo secondo contatto è positivo, si continua in un crescendo che, forse, porterà ad una conoscenza profonda. Anche Milan Kundera diceva qualcosa del genere, ma poi aveva un’altra conclusione. Se ben ricordo il passaggio, la cosa era di questo tipo: un giorno incontri una donna, ti piace e pensi che hai voglia di rivederla. Anche lei pensa lo stesso. Così vi rivedete e pensate che volete ancora. Poi pensi che sarebbe bello fare l’amore con lei e, quando lo fate, è talmente bello che  pensi che sarebbe bello condividere con lei la vita. Fare figli. In un crescendo di voglie tutto ciò succede. Sei felice. Poi, un giorno, ti giri dall’altra parte. Tiri una scorreggia e ti addormenti . Dunque Kundera a parte, io ho deciso da molto di comportarmi così anche nei riguardi della conoscenza, non smetto di essere curioso ma se mi devo interessare mi devi incuriosire. Mi devo incuriosire.  Altrimenti passo oltre.

Perciò scusatemi, vi prego. Scusami cara bambina se non ho voglia di conoscere i Coldplay, ciò che ho ascoltata mi basta per non aver voglia di ascoltare altro. E pazienza se, in alcuni casi, potrei fermarmi un attimo prima del traguardo della felicità, si vede che non era destino.

A proposito, il mio libero preferito è “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, secondo me non potete vivere senza averlo letto. 

 
 
 

é o non è

Post n°6 pubblicato il 25 Aprile 2012 da YuukiDeKiri
 
Foto di YuukiDeKiri

Oggi ho deciso di mettere ordine nel mio frigorifero, mi capita fra le mani un barattolo di pesto. Un pò rinsecchito, sicchè decido di buttarlo via. Peccato, mi spiace sempre buttare del cibo, ma questo è un altro blog. Mi chiedo come mai non lo abbia finito, poi, ricordo. L’etichetta mi informa. “PESTO SENZA AGLIO”. Ora so perché non lo ho finito, solo, non ricordo perché lo ho comprato. Si, perché io non amo le cose che vorrebbero essere ciò che non sono. Riconosco il diritto ad ogni essere umano, pianta, animale, cosa, oggetto ad essere ciò che è, no, pretendo che ogni cosa sia ciò che è. Ora, a mio avviso, piano piano, ci siamo inoltrati in un modo di vivere che,  non accetta più quella che io definisco “la parte oscura”. Un poco alla volta, passando dalle campagne alle città, diventando sempre più “civili”, abbiamo perso il contatto con le origini delle cose, raffinandoci sempre più ma perdendo il senso primitivo e terreno di molti dei nostri tratti.  Ma, il processo non è ancora completo: ecco i sensi di colpa e le mezze misure. Si, mezze misure. Ecco allora che “il pesto senza aglio” è il simbolo di tutto ciò. Ci piace il pesto ma non vogliamo l’aglio, perché il giorno dopo si lavora, ci si relaziona ed allora il fiato non ci aiuterà. Ci piacciono gli animali in casa ma, in verità vorremmo dei peluches – leggi, se vuoi,  Il cacciatore di androidi  di Philip K. Dick, da questo libro il grandissimo film Blade Runner – non devono sporcare, non devono puzzare, non devono avere istinti sessuali,non devono mordere.  Alcuni di noi mangiano carne, ma inorridiscono all’idea di uccidere con le proprie mani un animale, lasciamo che altri lo facciano per noi. Altri non mangiano carne ma indossano scarpe di cuoio o cinture dello stesso materiale. Sempre da animali uccisi arrivano. Non ho pregiudizio alcuno per le varie espressioni e tendenze sessuali, rispetto profondamente coloro che vogliono unire la propria vita, ancorchè appartenendo allo stesso sesso. Ma perché queste unioni vogliono chiamarsi “matrimonio”?. La parola matrimonio deriva dalla latino matrimonium, ossia dall'unione di due parole latine, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere; il matrimonium era nel diritto romano un "compito della madre", intendendosi il matrimonio come un legame che rendeva legittimi i figli nati dalla unione. Analogamente la parola patrimonium indicava il "compito del padre" di provvedere al sostentamento della famiglia. (citato da wikipedia).  In una unione ove non esistono queste due componenti non esiste il matrimonio.  Non lo si può definire tale. E’ un’altra cosa. Bellissima, intensa, amorevole, ma non è un matrimonio. Perché prendiamo una cosa che prevede: Basilico, Olio extravergine di Oliva,Formaggio grattugiato (Parmigiano Reggiano e Pecorino, romano, toscano, sardo o siciliano), Aglio,Pinoli, Sale grosso e fu chiamato PESTO e poi ne modifichiamo una parte e la chiamiamo “questa cosa meno quella”? Una salsa tipo pesto, senza aglio, magari è anche buonissima. Ma, vi prego, non chiamiamolo “pesto senza aglio”.  E, parliamo poi del famigerato "pesto con la rucola"? Dunque, per estensione, ti invito a cena e ti propongo una pasta in bianco e la chiamo: spaghetti ai frutti di mare senza frutti di mare. Perché chiamare una cosa con il nome di un’altra? Tempo fa sentii – aimè non ricordo dove e non credo di averne mantenuto il ricordo completo – una buffa poesia, recitava così: dici che ami il gatto e l’hai castrato, dici che ami il fiore e l’hai tagliato, dici che ami il frutto e l’hai mangiato. dici che mi ami. Sono preoccupato! Ho la sensazione che siamo in una via di mezzo, non più contadini e non ancora…non so cosa. Temo fortemente che ciò rappresenti un grande disequilibrio e sia fonte di grandissimi contrasti e confusioni. Ora vado a bagnare il mio basilico. Immagino sarà chiaro cosa ne farò appena cresciuto.

 
 
 
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