Creato da traggogolone il 14/11/2012

Ada vede

Punti di domanda e qualche risposta su di noi e la società, con un pizzico di umorismo

 

3 punti collegati di uno strano discorso

1)

L'incontro con il male è, per l'essere umano, l'unico, vero e solo meccanismo/sistema per potersi evolvere.
Forse.
So quanto sia difficile accettare questo principio ma se fate caso alle circostanze in cui vi siete dovuti confrontare, direttamente e personalmente, con il male, mi potreste dare ragione.
Il male, però, è anche un'occasione (ed un bivio) in un certo senso: una occasione perchè, dinanzi al male che penetra, subentra, si affaccia improvvisamente nella vita, abbiamo quasi sempre una scelta.
Una scelta molto semplice: soccombervi o fare di tutto per trovare in noi degli strumenti nuovi (e/o vecchi rivisitati) per affrontarlo, viverlo, implementarlo, elaborarlo, ed infine superarlo.
Deve esserci chiaro, prima o poi, che non siamo venuti qui per stare a prendere il sole sulla sdraia.. o almeno, non solo per quello.
Capisco perfettamente quanto sia difficile accettare e comprendere questo principio-guida dell'esistenza, eppure temo che funzioni proprio così.
In un primo momento il male ci sovrasta, ci sommerge, ci invade – pensate ad una malattia che colpisce una persona, sana fino al giorno prima – ci spinge a rivolgerci alle forze sopranaturali per ottenere aiuto, alla fede, a tutto ciò che ci può venire in soccorso.
Poi, superata questa fase, se si è riusciti ad attutire la botta e a rimanere, per quanto possibile in piedi, l'essere umano si ritira in sé, ed insieme si tira su le maniche, per cercare di trovare, dentro di sé, le risorse interiori, psicologiche, fisiche, ecc per rispondere ed elaborare quel male.
E così facendo andare verso una superiore integrazione della propria “ombra”, il substrato interiore, soggiacente, che ha permesso al male di penetrare in noi.
Non sono infatti gli eventi a farci male, veramente, quanto la nostra reazione ad essi.

2)
Data questa indispensabile premessa, il successivo passaggio discorsivo è che, purtroppo (anche in questo caso..), a parte gli eventi di male che ci cagioniamo da soli o fanno parte del nostro destino, esistono delle organizzazioni preposte a creare certi “eventi di male” sul pianeta.
Questo lo abbiamo visto tutti, per esempio con gli attacchi terroristici, i disastri ecologici, certe operazioni distruttive attuate in maniera strategica da grandi multinazionali, ecc
Ciò porta a pensare che quelle organizzazioni sono qui, non per imporre delle operazioni di male, fini a sé stesse, o generate solo per produrre magari solo un ritorno diretto, economico, verso di esse, ma sono state diciamo incaricate di innescare tali eventi, poiché sanno che gli effetti ultimi, sull'umanità, sulla gente, saranno di spingerla verso la propria evoluzione.
O per lo meno, così dovrebbero essere intesi.
Il male che ci arriva, infatti, non è solo quello individuale, personale, diretto, bensì anche quello collettivo, indiretto: per esempio il covid, comunicato a noi dai mass-media, per esempio Chernobyl, per esempio l'undici settembre, la chiusura di grandi fabbriche, e via dicendo.
Questi eventi collettivi, funzionano su di noi esattamente come quelli che ci riguardano di persona, in un certo senso ed in una certa misura.
Ricordate il principio delle scimmie, su isole lontane, che apprendono all'unisono una stessa capacità, pur non essendo in contatto fisico diretto tra di loro?
Ciò avviene anche fra le persone, nell'umanità: una informazione, quando fa parte di una certa percentuale di persone, si diffonde poi, a livello di coscienza collettiva, anche alle altre, in qualche modo.
Inoltre questo accade perchè gli eventi che ci riguardano, non sono solo quelli reali, ma anche quelli soltanto immaginati.
E quando l'immaginazione viene nutrita, giorno per giorno, ora per ora, con lo stesso messaggio martellante, su tutti i canali, è chiaro che esso penetrerà, passerà.

3)
Queste organizzazioni fanno capo ad una “cabala”, la quale agisce seguendo il corso dell'astrologia collettiva: alcuni “astrologi collettivi” leggono anticipatamente, nel cielo, gli eventi, ne informano la cabala, la quale innesca poi le azioni e i processi conseguenti, a scendere, lungo il corso della “piramide”.
Si tratta di rituali collettivi imposti al genere umano, per nutrire gli dei o per evitare che essi si arrabbino. Gli dei in cui credono gli aderenti alla cabala.



Buone riflessioni a tutti, su come è fatta, veramente, la realtà

 

 
 
 

Fai un atto di Dissenso

Post n°92 pubblicato il 27 Aprile 2020 da traggogolone
 

Fare un atto di Dissenso, contro tutto quello che è in corso, principalmente sui media nostrani, più che nella realtà, significa dare un cenno di vita, che il cittadino è presente e attento a quello che sta accadendo al proprio Paese. Dicendo ai politici e alle forze dietro le linee: state attenti a quello che fate, perchè noi siamo qui e come minimo vigiliamo. Altrimenti significa che nell'ottocento avevano ragione i francesi, quando, parlando del popolo italiano, dicevano "i morti"..

                                            IL VIDEO 

 
 
 

Pane & fisica quantistica

Foto di traggogolone

 

Pane e fisica quantistica

Ad un certo punto, oggi, mentre stavo lavorando con fervore la pasta del pane, con le mani – ormai da tempo me lo faccio da me - ho pensato che, quella massa ancora informe, mi acchiappasse la testa, in qualche modo, venendosene fuori, da dentro alla grossa ciotola in cui stavo rimestando gli ingredienti, con certe orrende manine sue, qualcosa, una orrenda forma da film dell'orrore, e me la infilasse dentro di sé!

Anche su youtube


E io morissi, soffocato, dentro alla pasta del pane..
E' che non riuscivo a lavorarla per niente bene oggi: l'ho impastata e rimpastata per oltre venti minuti, ma lei era sempre troppo maledettamente appiccicosa e liquida, per appallottolarsi per bene, ad un certo punto.
Una specie di “dramma del panettiere o panificatore”, che sia, che, ad un certo punto, preso dal nervoso, butta tutto o lo tira con rabbia sul muro, litigando con sé stesso, in fondo.
Oppure, compie un piccolo miracolo – come oggi - quando ne viene fuori, dopo l'impastatura difficoltosa, ostacolata, la lunga lievitazione, la breve re-impastatura, il forno..
E si rende conto, dopo averlo lasciato raffreddare, lo guarda, lì, in cucina, un pò affranto, un po' sfranto, con le mani ancora tutte incollate dalla farina e dal lievito, che, il pane, nonostante il dramma momentaneo, è invece venuto buono!
E pensa, penso: sarà stata mica la mia buona intenzione, a monte, che avevo, di donarlo ad un amico, oggi?
La fisica quantistica..
Chissà.
L'unica cosa certa, per me, però, è che i venti minuti, sani sani, d'impastatura a mano, sono l'unica garanzia che, forma o sforma che prenda il tutto, poi, il pane verrà sicuramente buono.




La mia ricetta del pane

Si mettano insieme 300 grammi di farina di farro, integrale o semi-integrale, con 300 grammi di farina di grano, integrale di tipo 0: si possono usare altre farine, ma mai quella di grano 00, poiché è la peggiore per il metabolismo, la digestione e, poiché è quella più venduta, sicuramente quella più artefatta.
Metà panetto di lievito di birra (ca. 12,5 grammi) con 20/22 grammi di lievito secco, insieme in una scodellina, con poco più di un dito d'acqua: si mischi bene, fino a renderlo un composto omogeneo.
Acqua non più di 360 ml.
10 grammi di sale.
Si mette l'acqua e il lievito poco per volta: più progressivamente si mettono gli ingredienti, e meglio viene la pasta.
Quando la pasta smette di essere appiccicosa – considerate un 15/20 minuti - è pronta per la lievitazione.
Se è ancora appiccicosa, si può aggiustare con un po' di farina in aggiunta.
Ora la si lascia in forno, con una coperta su, a lievitare, dalle due alle quattro ore, a seconda del tempo che avete.
Ma di più non serve, dati gli ingredienti: se la si lascia di più, la pasta scema e cresce meno del dovuto, in realtà.
Quando la si tira fuori, si accende il forno a 250°.
Si reimpasta un cinque minuti, con l'aggiunta di un po' di farina, si mette sulla teglia, con su carta forno, vi si fanno un paio di tagli profondi, col coltello.
Si decide se fare una pagnotta o due pagnottelle.
Si inforna e si abbassa il forno a 200°, subito, per 30 minuti.
Trascorsi i 30 minuti, si procede con la cottura per altri 10 minuti, alzando la temperatura a 250°.
Provate e ditemi come vi è venuto, il vostro pane!
Buon pane a tutti


p.s.
Il risparmio dipende molto dal prezzo a cui si comprano gli ingredienti.
Ma di media, un kg di pane, così fatto, può costarvi circa un euro e cinquanta.


Il pensiero d'altri tempi

Il pane è una bella cosa, averne tanto in casa, fatto da me, mi fa sentire un po' ricco!
Non so perchè, forse, probabilmente, è che sono il nipote di vecchi agricoltori.

 

 
 
 

Il pensiero autonomo e quello di massa

Foto di traggogolone

 

C'è una precisa strategia per allontanare la gente dalla lettura.
Dalle considerazioni che la lettura normalmente suscita, e quindi dal riproporre, raccontarsi, esprimere, anche a voce alta, ciò che si legge.
Perchè questo lavorìo porta, invariabilmente, dopo un po', a sviluppare la consapevolezza di sé di avere un pensiero proprio, autonomo.
Non importa se gli assi portanti di questo pensiero siano stati dei cattivi autori, discussi, esperienze vissute, contrastate, negative, soffocanti, “sentìti dire” o altro.
Il fatto è che, ad un certo punto si struttura, nella persona, nel curioso della vita, del mondo, del funzionamento delle cose e del prossimo, un pensiero proprio sulla realtà.
Ed è l'unico strumento vero che occorre, per riuscire a distillare la verità dalle tante informazioni che, oggi come oggi, cercano di inzipparci la mente, provenienti da tv, smartphone, pc, tablet e dagli altri.
Ora, il vero, grande nemico del pensiero autonomo, è il pensiero di massa.
Un pensiero che oggi conta enormemente.
E' sulla continua rimodellazione e sostegno dei vari sotto-pensieri di massa che si possono illudere gli elettori, gli utenti, gli acquirenti, gli studenti, ecc.
Il pensiero di massa è in qualche modo incentrato sull'errore di pensiero che si chiama “generalizzazione”.
Gli assi costituenti del pensiero di massa però sono almeno tre:
1) Le convinzioni elaborate e propinate, da chi ne ha interesse. Per esempio tutte le aziende che vendono fumo.
2) L'immedesimazione (a volte) e l'accettazione, da parte della gente, di tali convinzioni costruite. La pubblicità ne è l'esempio più lampante: basti notare come certi prodotti siano distanti tra ciò che di essi se ne vede in tv e come sono, di fatto, nella realtà.
3) Il suddetto criterio della generalizzazione.
E' anche la stessa pubblicità e comunicazione di massa ad indurla, la generalizzazione, quando, attraverso astute ricerche di mercato si creano target utenti, da bersagliare con un dato messaggio, che induce un bisogno non indispensabile.
Certo, anche in questo, non si deve generalizzare: non tutto ciò che propone il mercato è sempre e solo bisogno inutile, però la forte tendenza del mondialismo produttivo è questa.
A conferma di ciò, si leggano i pareri di illustri economisti, i quali sostengono che il pianeta, già dagli anni '70, è in sovra-produzione, permanente.
Si è creata una domanda di beni e servizi non necessari, per assecondare la macchina della globalizzazione – si, d'accordo, per questo si sono anche costruiti miliardi di posti di lavoro – usando la leva della comunicazione di massa.
E' chiaro che, un bene o servizio, prima di essere comprato, va fatto immaginare al pubblico, poi lo vorrai di sicuro.
E insomma, come detto in testa a questo articolo, forse, l'unica leva che ancora oggi le persone avrebbero a disposizione, per difendersi dall'acquisto di prodotti e servizi inutili – cioè da interi sotto-modelli di vita preformati – è solo la creazione e l'alimentazione regolare di un proprio pensiero sulla realtà.
Un pensiero però che non vende nessuno, e non ha agenzie di pubblicità a sostegno.

p.s.

I miliardi di posti di lavoro creati dalla globalizzazione, è chiaro che sono importantissimi, per tante ovvie ragioni. Quello che si vuole sottolineare nell'articolo è il limite (anche fisico, del pianeta) di questo modello di vita e di pensiero dominante.

 

 
 
 

Selfie, ovvero il non guardarsi oltre

Da giovane ti senti cosi immortale che i pericoli non hanno posto tra i tuoi pensieri.
Eterni ed invincibili , nella misura al pari dell’inammissibilita delle conseguenze di un rischio gia escluso, nella reciproca deresponsabilizzazione di essere, ed essere distratti, in felice compagnia . 
Non sarebbe accaduto se si fossero trovate da sole.
I giovani non vanno oltre, circondati da se stessi.
Notte, pioggia, vestiti scuri , il verde prima che diventi rosso,
la piena tranquillita di ciascuno fino ad un attimo prima. 
Non frena, ormai non c’e un fazzoletto di spazio, e di tempo, in cui frenare
e il destino di tre persone si  materializza davanti .
Schivano una macchina, l’altra, a fianco lì pronta. 
Scacco matto. 
Eppure la partita non era neppure cominciata.

A cura di friend@mine, per Adavede

 
 
 
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