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FIAT - Quel patto di Varsavia

Post n°26 pubblicato il 10 Maggio 2007 da joemitraglia73
 

Tajne, 'Segreto', sta scritto in maiuscolo e con vistosa sottolineatura in cima alla pagina. E quella parola ricorre come un rafforzativo al punto due del capitolo due dove si legge: "Motore a getto dell'aereo per addestramento Iskra, forza di spinta di circa duemila chilogrammi. Progettazione congiunta con la ditta Fiat effettuata con modalità segreta. A causa del carattere della 'cooperazione' ci siamo dichiarati pronti a partecipare nei costi parziali /95 mila dollari".

"Ci siamo dichiarati". Chi è questo signore? A nome di chi parla? Quale segreto dovevano custodire, lui, i suoi e la Fiat? Nell'ordine il signore è un colonnello polacco, cognome Gromotowitcz, ed è un uomo dei servizi segreti. Deve tenere riservata la relazione su un rapporto allora (siamo nel 1976, in piena Guerra fredda) vietato, vietatissimo, con l'azienda torinese. Perché questa aveva accettato di collaborare in un programma bellico col nemico, un Paese che stava oltrecortina, un Paese del Patto di Varsavia. I polacchi avevano interesse a non far sapere nulla nemmeno a Mosca, che si sarebbe insospettita di loro autonomi progressi in campo militare. Gli italiani dovevano agire nell'ombra per non violare leggi e per non essere accusati di alto tradimento dell'Occidente democratico.

I documenti che emergono oggi dal buio del tempo squarciano il silenzio di allora e parlano. Gettano un raggio di luce su un episodio oscuro. Sono custoditi all'Istituto polacco della memoria nazionale, 90 chilometri di carte tra le quali sono già spuntate, tra dicembre e gennaio scorso, quelle che hanno costretto alle dimissioni per collaborazionismo col regime comunista l'appena nominato arcivescovo di Varsavia monsignor Stanislaw Wielgus. Sorprese, si disse allor a, non mancheranno. Infatti. Gli storici vanno, consultano, trovano.

Uno di loro ha reperito la carta che riguarda da vicino noi italiani. C'è la data: 8 settembre 1976. "Nota di servizio", campeggia in mezzo al foglio, molto visibile. E subito sotto: "Riguarda lo stato attuale dei più importanti incarichi del comparto dell'industria meccanica realizzati dal servizio d'intelligence del ministero degli Interni". Lo studioso Andrzej Paczkowski traduce: "Si tratta dell'uomo che all'epoca faceva da intermediario tra lo spionaggio e il ministero e aveva un ufficio dentro il ministero stesso". Si firma: "Colonnello S. Gromotowicz". Divide la sua relazione in cinque settori. Elettronica, Aeronautica, Ammodernamento dei veicoli da combattimento, Tecnologia di fusione del corpo e della torre, Macchinari di fusione a pressogetto.
La Fiat è in buona compagnia. Sotto la dizione aeronautica ci sono anche la società francese Socata, da cui i polacchi acquistano la documentazione di costruzione e tecnologia dell'aereo da addestramento Rallye-100. E, soprattutto, l'americana Bell, che vende per 250 mila dollari il suo modello 212. La casa torinese, invece, si impegna per la progettazione del motore dell'Iskra (significa 'Scintilla', lo stesso nome del primo giornale per tutta la Russia dei marxisti rivoluzionari, fondato da Lenin nel 1900), aereo militare per addestramento truppe usato poi sia dall'esercito polacco sia da quello indiano.
In un secondo documento, sempre emerso dagli scaffali dell'Istituto della memoria nazionale e datato 10 dicembre 1976, si entra nei dettagli economici. Si legge: "L'accordo segreto in merito alla collaborazione in questo ambito tra la ditta FIAT e la PHZ (Impresa del commercio estero) 'Pezetel' definisce i principi di finanziamento dell'iniziativa dichiarando che i costi del progetto saranno a carico di entrambi nella misura del 50 per cento. Prima di aprire la cosiddetta Fase 1 dei lavori è stato firmato un contratto in cui la Fiat dichiarava che i suoi costi ammontano a 240 mila dollari e che, conclusa la Fase 1, per le fasi successive verranno firmati contratti analoghi".
Non tutto fila liscio, soprattutto per quanto riguarda la questione economica. La Fiat sostiene di avere costi maggiori. Il "compagno ministro J. Szotek autorizza i pagamenti". Annota l'estensore: "Ai fini della firma del contratto relativo allaFase 2 entro la scadenza stabilita la delegazione della 'Pezetel' annunciava la sua visita alla Fiat. La Fiat informava la Pezetel via telex che, dato l'imminente inizio dei negoziati del gruppo italo-polacco e la prevista presenza del ministro Szotek durante tale sessione, non riteneva necessaria la visita della delegazione.
Il ministro Szotek veniva informato di questo passo e sensibilizzato sul fatto che il rifiuto di discutere a livello commerciale spostando il problema a livello ministeriale poteva essere interpretato soltanto come un tentativo di ottenere più denaro di quanto risulta dagli accordi sottoscritti. Al ritorno di quella sessione il ministro Szotek ha informato gli interessati al problema che la Fiat voleva ritirarsi dalla collaborazione ma che egli era riuscito a convincerli dell'opportunità di un'ulteriore elaborazione comune del tema e, cosa più importante, mantenendo gli stessi criteri di finanziamento 50-50".

Non sono ancora emersi i documenti successivi, se ce ne sono. Già da questi si evince che la Fiat trattava gli affari segreti a livello di ministri. Vale la pena, a questo punto aprire un riflettore sull'epoca. Nel 1976 il mondo è ancora in piena Guerra Fredda. A Mosca regna Leonid Breznev. Nelle elezioni di novembre negli Stati Uniti vince il democratico Jimmy Carter. Il giorno successivo alla nota di servizio del colonnello Gromotowicz, il 9 settembre, muore in Cina Mao Tse Tung e 'il manifesto' titola: "È morto il compagno Mao. Ci ha insegnato che il comunismo è il radicale rovesciamento della storia fondata sull'egoismo e sullo sfruttamento. Per questo dalla Cina 'arretrata' è partito il solo suggerimento adeguato ad affrontare la crisi di civiltà dell''avanzato' Occidente". In Italia a gennaio viene catturato Renato Curcio, il capo delle Br.

Uno di loro ha reperito la carta che riguarda da vicino noi italiani. C'è la data: 8 settembre 1976. "Nota di servizio", campeggia in mezzo al foglio, molto visibile. E subito sotto: "Riguarda lo stato attuale dei più importanti incarichi del comparto dell'industria meccanica realizzati dal servizio d'intelligence del ministero degli Interni". Lo studioso Andrzej Paczkowski traduce: "Si tratta dell'uomo che all'epoca faceva da intermediario tra lo spionaggio e il ministero e aveva un ufficio dentro il ministero stesso". Si firma: "Colonnello S. Gromotowicz". Divide la sua relazione in cinque settori. Elettronica, Aeronautica, Ammodernamento dei veicoli da combattimento, Tecnologia di fusione del corpo e della torre, Macchinari di fusione a pressogetto.

Gli attuali dirigenti non c'erano e preferiscono non rispondere circa fatti lontani e comunque sepolti sotto le macerie del Muro di Berlino. Arnaldo Forlani, a quell'epoca al dicastero degli Esteri, fa uno sforzo di memoria, ma proprio non ricorda nulla: "Credo che un accordo del genere non sia stato portato all'attenzione ministeriale. Perché altrimenti saremmo dovuti intervenire. E bloccarlo. Era naturalmente vietata qualunque forma di collaborazione a livello militare con paesi che facevano parte del Patto di Varsavia".

Ufficialmente era così. In pratica, chissà. In Polonia c'erano i primi fermenti che avrebbero portato alla nascita di Solidarnosc. Qualcuno a Occidente poteva considerare vantaggioso che il paese meno incline a Mosca potesse sviluppare una propria autonomia bellica. Davanti alla possibilità di mettere un cuneo nel monolitico sistema sovietico, forse si poteva chiudere un occhio.
(fonte  19 aprile 2007 l'espresso)

 
 
 
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