Creato da alex.canu il 28/01/2012

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FRAGILE: Nicole

Post n°91 pubblicato il 29 Marzo 2012 da alex.canu

Nicole

 

 

 

 Ogni anno, il giorno del mio compleanno, mi chiama Nicole, solitamente la sera. A volte mi coglie del tutto impreparato e io dico, Nicole chi?, ma lei non si offende, o perlomeno non lo da a vedere. Mi ha chiamato sempre in questi ultimi dieci anni, ma io non l'ho vista mai, non so proprio che faccia abbia ne come sia fatta, se è alta, magra, coi capelli biondi o scuri. Per quel che ne so potrebbe anche non essere quello che dice, potrebbe non esistere affatto. E`come se fosse morta quindici anni fa, ma la sua voce arrivasse solo ora, come certe stelle che non esistono più la cui luce ci arriva adesso attraversando gli spazi immensi e bui dell'universo. Puntuale ogni anno squilla il telefono e dice, ciao sono Nicole, come se mi avesse telefonato il giorno prima e fossimo rimasti d'accordo che ci saremmo risentiti oggi. Mi è successo che per qualche motivo mi fossi dimenticato del compleanno, ma la sua telefonata suona come una scadenza, ricordati che oggi sei più grande, guardo il calendario e dico, è vero oggi è proprio il mio compleanno! Tre anni fa mi ha tenuto al telefono per oltre un'ora, lei non parla molto, si chiude in lunghi silenzi che provvedo io a riempire con l'imbarazzo della mia unica domanda che stenta a uscire, Nicole, perchè mi chiami una volta all'anno per farmi gli auguri? ma questa domanda forse non gliela farò mai. Avevo appena traslocato in un appartamento di appena cinquanta metri quadri che un amico mi aveva lasciato per qualche mese a disposizione, quando una sera squilla il telefono e sento questa vocina di sagrestia che dice, sei tu? Io chi? rispondo, chi cerchi? Mi ripete il numero di telefono e mi dice, non è tuo questo? Si, le dico è proprio il mio, ma tu chi cerchi? sono Nicole, mi dice, adesso ci stai tu li? Sto quì da qualche giorno finchè non trovo qualche altra sistemazione, trovare un appartamento in affitto non è facile. No, conviene lei dopo un attimo di silenzio, però l'hai trovato. Già, ma lo potrò tenere per qualche mese appena. Scusami se ti ho disturbato, forse stavi facendo qualcosa di importante; non stavo facendo proprio niente di importante, la rassicuro, stavo solo preparando qualcosa da mangiare e aprivo una bottiglia di vino perchè oggi è il mio compleanno. Ah, dice lei con una voce atona, simulando sorpresa per quella coincidenza, allora tanti auguri, grazie rispondo cercando di metterci un po' di entusiasmo. La telefonata andò avanti per almeno un ora, lei mi disse che non faceva nulla di speciale, però le piacevano le navi e il mare, io le dissi che spesso avevo viaggiato in nave e lei rispose che mi invidiava. Poi la sua voce si spense atrofizzandosi nella cornetta e io mi domandai se non mi ero immaginato tutto. Finii di cucinare e di mangiare che era già tardi e per quella notte la cena mi rimase sullo stomaco. 

   Ci siamo dati subito del tu, non so perchè, ma è così che abbiamo iniziato. Quando mi telefona mi parla del padre, delle medicine che gli deve ricordare di prendere, mi dice che è costretta a scrivergli i giorni e gli orari sopra la scatola, ma non mi è sembrata mai arrabbiata o stanca. Lo va a trovare il pomeriggio tardi e si accerta che lui abbia preso tutte le pillole colorate che gli ha messo sopra una mensola dove tiene tutti i medicinali. Dice questo con un tono di voce neutro, come a dire, è così no? Che altro si può fare? Io le ho detto che è meglio se tutte quelle pasticche le conserva in un luogo più asciutto, per il fatto della scadenza, le ho detto. Non sapevo che altro inventarmi, ma le volevo far sentire che il problema del padre lo capivo.

    L'anno scorso stavo in bagno quando è squillato il telefono, ho pensato subito questa è Nicole che mi chiama. Tutti gli altri mi avevano già fatto gli auguri per mail o su uno dei network a cui stiamo aggrappati. Mancava solo lei e ho creduto che almeno per quell'anno si fosse dimenticata di me, oppure che fosse stufa di questa storia della telefonata una volta all'anno. Stavo in bagno dicevo e squilla il telefono, dico ciao Nicole sei tu? Pronto? fa lei con la sua vocina di cartapesta e rimane in attesa che io aggiunga tutto il resto a riempire il niente su cui si basa la sua telefonata. Come va Nicole? ma avrei voluto chiederle, quanti anni hai, come sei fatta? invece le dissi solamente, come stai? Così, disse lei, quest'anno mi hanno proposto d'imbarcarmi per cinque mesi, mi hanno offerto un posto come cameriera alle stanze in una grossa nave da crociera che va nelle filippine, in india, visiterei un sacco di posti strani, ho dovuto guardare sul mappamondo per capire dove si trovano, perchè di molti di essi non ne conoscevo neppure l'esistenza. Bene! Le ho risposto, mi pare un'ottima occasione per viaggiare, conoscere posti nuovi e guadagnare qualcosa. Già, ha risposto lei, però non so se potrò farlo. Perchè no? le ho chiesto, per via del bambino, mi dice lei con un tono piatto da minestrina, privo di ansia, ha solo tre anni e non saprei a chi lasciarlo. Hai un bambino? le ho chiesto, non lo sapevo, non ricordo che me ne avessi parlato. Non credo neanche io di avertene mai parlato, beh sono tre anni che gli sto dietro è un bambino buono non si nota neppure la sua presenza, sta sempre calmo e tranquillo, meglio di così non potevo sperare. Lascialo al padre, le dico, ce l’avrà pure un padre che si prenda cura di lui. La voce opaca-orfanotrofica di Nicole mi annuncia che il padre non ce l’ha mai avuto, non so chi sia, mi dice, in tutta sincerità non so chi possa essere il padre di questo bambino, è per questo che non ne parlo mai volentieri, ho provato a dirlo ad un tizio con cui mi ero vista qualche volta se non poteva essere lui, ma lui mi ha detto che proprio non era possibile. Guardalo, diceva, sembra scemo tuo figlio, ha la faccia da ritardato, non potrei essere io il padre di questa scimmia. Mio figlio, è vero, rimane per ore imbambolato davanti alle apine che gli girano sopra la testa, quando gliele levo si mette subito a piangere e allora gli accendo la televisione e lui la mette ad un volume così alto che farebbe impazzire chiunque, ma è come se non la vedesse affatto. Seduto sulla tazza del water in bagno mi stavo raffreddando, avevo spento la ventola di riscaldamento perché faceva rumore e lei avrebbe capito che stavo telefonando da lì. Avrebbe potuto chiedermelo ed io mi sarei trovato in imbarazzo a doverlo ammettere. Stavo per riaccendere la ventola, magari mettendola al minimo, quando lei con la sua vocetta di carta igienica mi fa, non lo potresti tenere tu il mio bambino finchè non torno? Non ha problemi, ha fatto tutti i vaccini necessari, magari lo porti al nido li da te e lo vai a riprendere il pomeriggio alle quattro. Lui non si accorgerebbe nemmeno che la sua mamma non c’è. No Nicole, le ho detto, non posso prendermi cura del tuo bambino. Sentivo che le avrei dovuto dare delle spiegazioni, detto così mi pareva un rifiuto troppo secco, dettato magari dalla diffidenza o dalla voglia di non avere altre grane, ma lei accennando  una smorfia che voleva essere un sorriso mi disse, non ti preoccupare chiederò a qualcun altro, oppure non partirò affatto per quel lavoro. E invece no, non dovresti rinunciare ad una offerta così importante, potrebbe non ricapitarti mai più, le dissi con un tono da libretto delle istruzioni, sentendomi un vigliacco. In qualche modo andrà, mi disse con la sua vocina polverosa, senza un filo di rimprovero. Allora, ancora buon compleanno, mi disse, con una buffa inflessione della voce, quindi fece partire una canzoncina che poteva essere della suoneria del suo telefonino e che grattava una campionatura metallica di tanti auguri a te. Grazie, le dissi ancora. Ciao, allora ci risentiamo il prossimo anno, infilò nella cornetta, imitando un tono glamour da previsione meteo. Non mi chiedi quanti anni ho compiuto? le domandai, ma già aveva riattaccato e sentii il segnale di occupato del suo telefono.

   Oggi è mio compleanno, sempre meno persone mi fanno gli auguri, ma d’altra parte neanche io lo faccio. Ho appena finito di guardare distrattamente un film in televisione che mi ha trascinato fino alle undici e tre quarti e sto per andare a dormire, quando il telefono squilla, Nicole?, dico. Pensavo che quest'anno l'avresti saltato, guardavo un film in tivù non pensavo di fare così tardi. Non sono Nicole, mi dice una voce da pastiglie di vecchio dall’altra parte del filo, ho trovato questo numero scritto a penna su una delle scatole delle mie medicine, lei è per caso un medico? No, dico io, non sono un medico, ma Nicole non è in casa? Quello finge di non aver sentito e mi dice con una punta di veleno, mi ha lasciato il bambino, adesso ha quattro anni, ma è come se avesse quattro mesi. Sta tutto il giorno con la faccia schiacciata sullo schermo della televisione e lo lecca e cerca di afferrare le figure che ci passano dentro, io sono stato costretto a comprarne un altro e a tenerlo chiuso in camera da letto. Sicuro che lei non è un medico? mi ripete concedendo il bis, perché Nicole mi ha lasciato questo numero sulla scatola delle medicine, con la data di oggi. Lei lo sa perché l'ha scritto quassù? Non saprei proprio cosa dirle, gli rispondo io con tono da impiegato postale, ma oggi se le interessa è il mio compleanno, ho compiuto… 

Dall’altro capo del telefono una voce da 5000 megahertz di bambino grida, poi sento un tonfo, mi arriva il rumore disturbato del filo strappato e la comunicazione si interrompe di colpo. Nicole si è imbarcata, mi dico ad alta voce con tono di risacca marina. 

 

 
 
 
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