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LA DOPPIA OCCASIONE
RUOLO DELL’ITALIA: G8 E CASO OPEL
di MARIO MONTI
Corriere della Sera del 3 giugno 2009
Il governo è stato criticato per non avere sostenuto efficacemente il tentativo di Fiat di acquisire Opel. Il governo tedesco e General Motors, appoggiata dal governo americano, le hanno preferito un consorzio canadese-russo. Sergio Romano ha notato che «il vertice telefonico fra Merkel e Obama mette implicitamente in evidenza l’assenza del governo italiano». Non so se al governo debba rimproverarsi qualcosa di specifico. Ma questo insuccesso deve indurre a ripensare due orientamenti seguiti dai governi Berlusconi fin dal 2001.
Il primo è la tendenza a privilegiare i rapporti diretti con Stati Uniti e Russia, rispetto al rafforzamento della Ue. Sono rapporti che si nutrono di simpatia personale tra i leader, presentata in Italia come prova di intese politiche profonde, e si ispirano ad una docile subordinazione. Le relazioni con la Russia di Putin — ad esempio sulla Georgia — e soprattutto con l’America di Bush ne hanno offerto frequenti testimonianze.
Un solido asse con gli Stati Uniti è fondamentale per l’Italia. Ma i governi di cui parliamo si sono distinti per non avere mai contraddetto le impostazioni unilaterali dell’amministrazione Bush. Queste hanno ritardato l’avvio di una governance della globalizzazione e hanno contribuito alla crisi, ad esempio con il rifiuto di Washington di sottoporsi alle verifiche del Fmi sulla stabilità finanziaria.
Il governo italiano, che a volte sostiene di avere capito prima di altri la crisi in arrivo, certo non ha mai fatto sforzi per convincere l’«amico» della Casa Bianca a rendere le politiche pubbliche meno succubi del mercato e ad accettare un loro coordinamento. E’ quasi una nemesi che tocchi ora al governo italiano guidare il G8 verso un legal global standard . Speriamo che l’Italia riesca a far recuperare al governo della globalizzazione un po’ del tempo perduto anche per l’acquiescenza del governo italiano a un presidente americano di cui voleva il favore, mentre la Ue e altri governi erano meno remissivi.
Del resto, il caso Fiat mostra che le scorciatoie italiane verso Washington e Mosca non sono paganti. Obama, Merkel e Putin — leader peraltro non legati da grandi simpatie reciproche — non sembrano avere prestato particolare attenzione ai desideri italiani.
Il secondo orientamento da ripensare riguarda l’evoluzione della Ue. Il governo italiano osserva spesso, con una punta di soddisfazione, che la politica sta riprendendo spazi rispetto al mercato e alle regole europee e che il ruolo delle decisioni intergovernative è in crescita rispetto a quello delle decisioni comunitarie. Queste due tendenze sono innegabili. Ma l’Italia, Paese grande ma non sempre forte, dovrebbe preoccuparsene e adoperarsi per il rilancio dell’integrazione.
Qualche anno fa, prima che si indebolisse l’impianto comunitario, Enel riuscì ad acquisire Endesa malgrado la fiera opposizione della Spagna e le mire del gruppo tedesco E.on. Oltre all’abilità di Enel, è stata decisiva l’azione della Commissione e della Corte di Giustizia.
Oggi, Fiat e governo italiano dovranno vigilare, con strumenti legali se necessario, affinché la stessa imparzialità venga applicata — pur in un contesto comunitario indebolito — al controllo degli aiuti concessi dal governo tedesco a chi ha rilevato Opel.
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Inviato da: amandaclark82
il 30/12/2016 alle 12:52
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