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« INTERVISTA AL SINDACOLoro non molleranno, noi... »

Nel nome dei nostri figli.

Post n°69 pubblicato il 04 Giugno 2010 da biancoblu78
 
Foto di biancoblu78

Per capire meglio cosa sia un "termovalorizzatore" abbiamo intervistato il dott. Castri, 33 anni, di Albano, assistente legale delle associazioni che in questi anni si stanno impegnando a difesa del territorio dei Castelli Romani.

Quanti anni sono che si occupa dell'inceneritore di Albano?
Mi interesso del problema della chiusura del ciclo dei rifiuti da 3 anni e dal punto di vista professionale da ottobre 2008, quando ho conosciuto l'avvocato Lo Mastro, esperto amministrativista, per anni responsabile dell'avvocatura del Comune di Roma.

Perché l'inceneritore costituisce un problema per i cittadini?
I problemi sono più di uno. Il primo riguarda la salute, messa in pericolo dalle sostanze inquinanti emesse dalla combustione dei rifiuti, per le quali non esistono filtri che garantiscono una protezione completa. Tale fattore di rischio si aggiungerebbe a quelli esistenti, che fanno di Albano, Cecchina e Pavona una delle aree più inquinate d'Italia. Come mi ha spiegato l'epidemiologo che collabora con noi, non basta una causa a provocare danni alla salute, ma sono necessarie una serie di concause. In particolare si registrano elevati livelli di inquinamento atmosferico dovuti al traffico e alla presenza di tre assi viari particolarmente congestionati come l'Appia, la Nettunense e l'Ardeatina. Inoltre sono cinque anni che la nostra acqua contiene livelli di arsenico, manganese e fluoro fuori legge. E infine esiste un fattore di inquinamento di origine naturale dovuto all'emissione di gas Radon, altamente cancerogeno, tipico delle aree di origine vulcanica.
Questa è la situazione fotografata in uno studio del 2006 della ASL Rm H, che abbiamo utilizzato per spiegare alle istituzioni perché l'impianto di termocombustione non è compatibile con i Castelli Romani, anche se conoscono perfettamente i dati sull'incidenza dei tumori e sui tassi di mortalità, visto che hanno deciso di localizzare ad Albano ben due centri oncologici, uno a Regina Apostolorum e l'altro al S. Giuseppe. A questo quadro drammatico dobbiamo aggiungere l'inquinamento prodotto da una discarica fuori norma da oltre 15 anni.
È importante capire che il nostro benessere e quello dei nostri figli è strettamente legato all'ambiente in cui viviamo.
Infine dal punto di vista economico assistiamo a un deprezzamento delle case dovuto alla previsione di costruzione dell'inceneritore, che, secondo le agenzie di Albano centro, attualmente è già pari al 15%. Purtroppo gli effetti negativi riguardano altri settori come quello turistico e delle produzioni vinicole di qualità, che potrebbero scontare un danno d'immagine tale da avere ripercussioni anche sull'occupazione.
Il rischio è quello di diventare la periferia industriale e degradata di Roma.

Dal punto di vista tecnico, esiste un'alternativa all'incenerimento che non comporti tante esternalità negative per la collettività?
Un "termovalorizzatore" brucia carta, plastica, legno e derivati ossia materiali riciclabili al 100%. Non c'è ragione per bruciarli se pensiamo che una tonnellata di questi materiali se riciclata vale 100, a fronte dei 18 con la termocombustione. Il tutto diventa conveniente per il proprietario grazie ai soldi pubblici e a una legge del 2001 che equipara questa energia a quella prodotta con fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l'eolico, Così facendo permette al produttore di ricevere per ogni chilowattora una contribuzione pubblica pari al 330%, recuperando ampiamente il gap con il riciclo.
L'assimilazione per legge con le energie verdi ha effetti anche sul consumatore finale che sarà disposto a pagare un sovrapprezzo pur di consumare un'energia pulita, mentre potrebbe essere elettricità prodotta da un termovalorizzatore.
Infine la costruzione è finanziata con i fondi per le energie rinnovabili prelevati dai cittadini tramite la bolletta elettrica (CIP6), una prassi vietata dalla fine del 2008 da una legge europea.

Che idea si è fatto sul perché il mondo della scienza possa esprimere posizioni tanto diverse sull'argomento rifiuti?
Molte di queste ricerche sono finanziate dalle società che gestiscono gli impianti di termocombustione, oppure se ad esempio indaghiamo sugli sponsor della fondazione Veronesi, troviamo aziende con interessi nel settore. Purtroppo il decadimento morale non risparmia neanche persone dotate di talento e che svendono il proprio sapere e prestigio al miglior offerente.

Cosa può fare ognuno di noi per opporsi alla costruzione dell'inceneritore?
Credo che nella vita esistano delle priorità: la famiglia, il lavoro, gli affetti, ma di fronte alla salute e all'ambiente non si possono fare passi indietro. Occorre ridare il giusto valore alle cose: prima delle questioni economiche, secondo me viene la tutela della vita e dell'ambiente. Occorre pretendere dai nostri amministratori il rispetto di questa scala di valori. Dobbiamo chiedere oltre a una casa e un lavoro anche gli spazi verdi in cui far giocare i nostri figli e un ambiente sano in cui farli crescere. In questi anni si è accettata una cementificazione selvaggia, bisogna iniziare a sentirsi parte in causa.
A volte le persone per strada mi fermano lamentando quanto si potrebbe fare e non si fa, perché non chiedono conto direttamente ai politici che hanno votato?

Quali sono le azioni legali in corso e a che punto sono?
Sull'inceneritore abbiamo presentato, negli ultimi 18 mesi, tre ricorsi al TAR del Lazio per carenze tecniche e legali, che sono stati unificati in un'unica causa amministrativa e la prossima udienza sarà a metà ottobre, ma ce ne saranno altre prima della sentenza definitiva, che può arrivare fino al Consiglio di Stato.
Poi c'è un ricorso alla Corte dei Conti sulla liceità dei finanziamenti pubblici destinati alla costruzione dell'inceneritore.
In pratica per aggirare il divieto europeo di costruire termovalorizzatori con soldi pubblici dopo il 31 dicembre 2008, il COEMA, la società di Cerroni titolare del progetto, ha presentato una dichiarazione di inizio attività il 28 dicembre 2008, quando ad oggi 1 giugno 2010 il cantiere non è ancora aperto. In pratica a quel tempo l'opera non era stata ancora approvata e nemmeno cantierizzata. Il secondo punto all'attenzione della Corte dei Conti è l'assenza di una gara d'appalto, in quanto i lavori sono stati assegnati direttamente al COEMA attraverso un decreto di pubblica utilità dell'ex presidente Marrazzo.
Infine abbiamo presentato degli esposti alla procura di Velletri sulle numerose infrazioni nella gestione della discarica di Roncigliano a partire dal 17 dicembre 2008, sui quali stanno ufficialmente ancora indagando.
Ci sarebbero altre responsabilità da perseguire a livello penale presso la Procura di Roma, ma finora abbiamo dovuto rinunciare per carenza di fondi, visti i costi che comporta un'azione penale di tali dimensioni.

Negli altri Paesi in cui esistono gli inceneritori come si comportano?
Si tratta di impianti in larga parte costruiti negli anni '80 e sono in fase di dismissione o comunque alla fine del loro ciclo industriale. Gli ultimi sono stati costruiti negli anni '90, tra questi quello di Karlsruhe in Germania che utilizzava lo stesso brevetto previsto per l'impianto di Albano. Non ha superato i test di emissione e nonostante le modifiche è stato definitivamente chiuso nel 2004, comportando per la società proprietaria una perdita di oltre 500 milioni di dollari.
In fondo quello che oggi si sa sugli effetti di impianti del genere viene da quell'esperienza.

La regione Sicilia di Lombardo ha bloccato un piano approvato dalla precedente giunta di Cuffaro, che prevedeva la costruzione di 4 inceneritori. Le gare d'appalto già effettuate sono state fatte annullare dalla Corte di Giustizia del Lussemburgo per non conformità dei bandi alla normativa europea, evitando anche pagamenti di risarcimenti da parte dell'ente. Può essere un esempio per Albano?
Per avere successo è importante che a muoversi siano le istituzioni: Provincia di Roma o Regione Lazio, ma visto il comportamento avuto fino a oggi ho forti dubbi sulla loro reale volontà di trovare delle alternative allo smaltimento in discarica o all'inceneritore. Esiste il rischio che non facciano nulla, in modo da portare la situazione al collasso e sfruttare l'emergenza per fare qualsiasi cosa, in fondo è una strategia già collaudata per infrangere ogni regola.
Viene da chiedersi perché l'Antitrust, che dovrebbe vigilare sulla concorrenza e il libero mercato, permetta situazioni di monopolio come quella di Cerroni nello smaltimento dei rifiuti nel Lazio.

L'11 giugno 2010 c'è un sit in di protesta sotto la Regione Lazio... io mi prendo un giorno di ferie!

 
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