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Quale catastrofe possibile

Il Maestro - terzo atto – Sesta conversazione
Quale catastrofe possibile?

Di I. Nappini

Paolo Fantuzzi: Quindi stanotte ho scoperto che chi ragiona di fine del mondo, in vario modo, ha una sorta di complesso dell’amante tradito, è un risentito contro il destino cinico e baro.
Tuttavia ancora non si è detto che esistono dei rapporti di forza che impediscono la vittoria del buonsenso, dello spirito di sopravvivenza della razza umana.
Qui in questa terra la gente che pensa e ragiona è poca e dispersa; non ci sono le forze per contrastare speculatori, politici corrotti, faccendieri, delinquenti di varia natura.
Ne fermano uno e novantanove prendono il posto del fesso che è stato beccato.
Dietro questa degenerazione crescente del clima, dell’ambiente, delle risorse planetarie e delle società umane storicamente fondate ci sono le grandi concentrazioni finanziarie, ossia quel piccolo numero di ricchissimi che non solo controllano i capitali ma addirittura creano il denaro attraverso le banche centrali.
Chi può fermarli fra coloro che sono gente normale, gente che la mattina va a lavorare e ha famiglia e anche problemi quotidiani.

Franco: In effetti è difficile.
Supereroi non se ne vedono, se è questo quel che vuoi dire.
Tuttavia io considero questo: l’essere umano è al vertice della catena alimentare su questo pianeta, non ha rivali reali in altre specie e la sua evoluzione è un caso del tutto singolare.
Praticamente si tratta di qualcosa di unico sul pianeta azzurro.
Questo fatto di essere una specie che è stato spinto in cima al vertice delle specie viventi da circostanze ad oggi non chiare lo ha posto anche nella condizione di sviluppare tecnologia e scienza e di trasformare l’ambiente che ha attorno a sé.
Se non modifica qualcosa, se non si procura riparo, utensili, vestiario, beni di vario tipo e molte altre cose l’essere umano a differenza di altri animali muore in natura, o tende a morire.
QUINDI LA CAPACITÀ TRASFORMATIVA DEL REALE È UNA SPECIFICA DELL’ESSERE UMANO.
Questa caratteristica unica è anche la possibilità di risolvere la questione della crisi delle risorse planetarie e di questo sistema di produzione, sviluppo, redistribuzione delle ricchezze.
OSSIA LA CARATTERISTICA DI PRODURRE TECNOLOGIE, SAPERI E SCIENZA POTREBBE DETERMINARE LA SOLUZIONE.

Vincenzo Pisani: Scusa ma al contrario può determinare esattamente l’opposto.
Questa CAPACITÀ TRASFORMATIVA come la chiami tu può creare le condizioni per un disastro.
Un numero enorme di specie viventi si sono estinte su questo pianeta nel corso delle diverse ere geologiche, siamo come specie a rischio.
Una nuova guerra mondiale o un collasso delle risorse e del sistema potrebbero determinare un tracollo nel numero degli esseri umani presenti sul pianeta.
Non c’è bisogno d’aspettare il classico meteorite che cade sulla testa dei popoli e fa effetto tipo grande sterminio dei dinosauri.
BASTA L’IDIOZIA UMANA A SPAZZAR VIA TUTTO E TUTTI.
INOLTRE COME NON VEDER CHE QUEST’ATTESA DELL’APOCALISSE È UNA SORTA DI MILLENARISMO, DI FUGA DELLA MENTE IN UN BEN STRANO MISTICISMO CHE VUOLE IL BENE POSTO IN UN FUTURO LONTANO E IL PRESENTE DESTINATO ALLA DANNAZIONE E ALLA PIÙ ASPRA DELLE DISTRUZIONI.

Questa è anche una comoda messa fra parentesi della realtà, una facile via per ignorare il quotidiano.
Poi lo voglio dire e so che il mio amico il professore è d’accordo con me: l’attesa della fine del mondo è una consolante possibilità perché quando le cose vanno male nella vita essa diventa l’idea che dall’esterno qualcosa riporta il contatore a zero.
Tutti i pezzi del Risiko o del Monopoli tornano nella scatola, e a quel punto non ci sono più giocatori che hanno vinto o perso.
Il gioco riparte, il punteggio è zero, le carte e i pezzi tornano sul tavolo e i dadi sono pronti per la prossima partita.

Gaetano Linneo: Queste parole sono veritiere e mi pare ovvio che l’ispiratore sia il nostro comune amico. Tuttavia occorre distinguere.
Alcune specie animali sono, per dirla alla buona, specializzate e non possono vivere fuori da determinate condizioni ambientali, altre no.
Quando nel mondo umano arrivano le grandi tragedie, i grandi cataclismi, o i grandi conflitti avvengono le trasformazioni del modo di vivere e di stare al mondo è ovvio che alcuni siano travolti e distrutti e altri no.
L’UOMO PERÒ NON MI PARE POI COSÌ FLESSIBILE, COSÌ PRONTO A USARE LA TECNOLOGIA E LA SCIENZA PER SALVARSI.
Forse è quest’umano di oggi il problema in quanto appare dove ignorante e povero risulta inadatto ai tempi nuovi e dove ricco, formato e istruito egli risulta spesso settario, carrierista e avido.
Un essere umano maschio o femmina che sia di tipo ideale mi pare lontano da questi anni e da questo presente.
Forse chissà arriverà, ma ad oggi non si vede nemmeno l’ombra di quest’uomo nuovo.
QUINDI OCCORRE FARE CON QUEL CHE C’È A DISPOSIZIONE.

Vincenzo Pisani: Ritorno ora su quanto ho detto.
Mi scuso, ma adesso mi è venuta in mente una cosa. Perché chi esercita il potere vero sulla finanza e sulla banca dovrebbe preoccuparsi se la maggior parte degli esseri umani è destinata a crepare.
Se questi potentissimi sono in relazione con interessi auto-referenziali ed egoistici perchè il sistema che li vede ai vertici dovrebbe porsi il problema di masse di disgraziati e di poveracci che magari vivono ai margini delle grandi città o nelle periferie del sistema economico-industriale.
Non ne hanno motivo.
A CASCATA SULLA PIRAMIDE SOCIALE, NESSUNO DEI LIVELLI DIRIGENTI SI PREOCCUPA DI COME STANNO QUELLI SOTTO.
O sono utili sul piano commerciale e produttivo oppure sono un problema.
Il sistema non è umano, il sistema è meccanico; è come il funzionamento di un meccanismo complesso fatto da miliardi di pezzi grandi e piccoli, non ha buonsenso e non ha morale o ragione.
PRODUCE, CREA DENARO, DILATA LA CIVILTÀ INDUSTRIALE; NON CHIEDIAMO AD ESSO UN SENSO ULTIMO O UN DISEGNO ETICO.

Gaetano Linneo: Questi nostri discorsi sono complicati, richiedono un luogo che non è questo ponte e questa strada.
Tuttavia voglio dire questo in natura esiste una cosa che si chiama resilienza, nel caso delle comunità umane è la capacità di sopravvivere come organismo sociale davanti a guerre, catastrofi, conflitti civili.
OGGI A MIO AVVISO QUESTA CAPACITÀ DI REGGERE L’URTO DI CONDIZIONI AVVERSE È DRAMMATICAMENTE DIMINUITO.
La complicazione della vita sociale, i legami di dipendenza con tecnologie che dipendono da fonti energetiche, l’evoluzione continua della civiltà industriale, le masse di emarginati, sottopagati e di devianti aiutano gli elementi che possono disgregare il sistema sociale.
Quando l’evento traumatico supera le barriere che il potere tecnologico e sociale può costruire attorno ad esse c’è da credere imminente il collasso e la morte del sistema sociale stesso.
Questo evento in natura talvolta è chiamato estinzione.

Clara Agazzi: Questi discorsi astratti son inquietanti  ma veri.
Vi ricordo che tutti noi siamo dentro questo mondo decadente e ci siamo da vivi.
Siamo qui e ora con lavoro, affetti, relazioni; QUANTO DETTO CI RIGUARDA.

 
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