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arte passione amore

un vero amore non sa parlare.

 

 

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ME LA CAVERO'

Post n°3369 pubblicato il 08 Novembre 2009 da artfactory
Foto di artfactory

La parola umana è come una caldaia incrinata
su cui battiamo musica per far ballare gli orsi,
quando vorremmo commuovere le stelle.


(Gustave Flaubert)

ME LA CAVERO'

Nel silenzio

propio come o senpre fatto

........chinato il piccol capo intelligente, donna non sol ma torna musa all'arte.

Contessa Lara

Come sopravvivere a questa notte/

Lei compose un numero e disse
Ti amo
Stupida    replicò lui    A chi telefoni?
Con gli occhi socchiusi ritelefonò e ripeté ancora una volta le stesse parole d’un fiato

Dopo una pausa e un breve sospiro si sentì
Ha sbagliato numero
Tirò ancora su la cornetta e il telefono la linea era disturbata continuava a cadere
Temendo che non la sentissero gridò nella cornetta già dopo la terza cifra ma
tutte le possibili risposte furono nel complesso insoddisfacenti

Verso il mattino tutta Mosca sapeva del suo amore
questo si rifletté stranamente sul comportamento di singoli blocchi di edilizia abitativa
Singoli blocchi semplicemente crollarono e il vecchio lastricato
sulla Piazza Rossa si liberò un apparente rivestimento più spirituale
di come appariva allora e ogni pietra si imbiancò si gonfiò si tese
emulando il senso femminile
Due agenti dal kgb che stavano costantemente impalati nei luoghi sacri e sembravano
particolarmente soli il quel momento desolato della giornata all’improvviso si sentirono
mancare la terra sotto i piedi Il petto scivolò ondeggiando e
salendo con singole cellule sulla altre creò nodi e gonfiori Qualcosa lanciava esclamazioni
e gridolini nell’aria all’improvviso fontane di latte scaturirono nel cielo notturno
Viviamo bene pensò uno non sapendo a cosa aggrapparsi e sentendo che
                                                                                                                           qualcosa lo inghiottiva

Intanto lei telefonava
Per la risonanza i barattoli di conserva scoppiarono nel negozio di alimentari
per i diplomatici sulla Bol’šaja Gruzinskaja La nota protuberanza sotto il naso

del bey di Algeri raggiunse le dimensioni minacciose di un minareto l’aglio
cadde dalle orecchie di personaggi altolocati colpiti dall’influenza e sulle specchiere
i gemelli di malachite e le forchettone d’argento per il limone furono scossi da un lieve
tremore L’intensificazione dei sentimenti assunse un carattere irreversibile

Ti amo

risuonò ai numeri 01 02 03 e a tutti i telefoni noti e sconosciuti
degli aeroporti degli obitori dei vari servizi globali di fiducia illimitata
di personalità repubblicane civili e militari di parenti adottivi e di sangue e
di privati lei staccò gli addobbi natalizi dai vetri della cabina telefonica
e con la punta della scarpa con le dita rattrappite per il freddo colpì la parete
metallica Bum Bum Poi risuonò l’otto 8 10 1 e i codici internazionali
212 415 42-2 ma l’Europa dormiva e l’America faceva finta di non capire
il russo, carogna si era nascosta niente si mosse nelle sue vastità divorate
in risposta al disperato appello amoroso Solo alla borsa valori principale
di New York si alzò un po’ l’indice Dow Jones E poi per poco tempo

Le lunghe ombre dei lampioni e i rari fanali delle macchine che sfrecciavano accanto
il fruscio vellutato del vento fra i tre pini che a tentoni brancolavano nel buio
incontro a un pericolo inesistente e con esso un cane
con questo passaggio casualmente capitato sotto mano con la luna della notte
moscovita che intrepida assorbe i suoni e gli aliti più raffinati brillanti e
inaccessibili allo stanco orecchio umano

Lei telefonava avvicinando ora la guancia destra ora quella sinistra
Alcune strane sagome correvano nel sottopassaggio trascinandosi dietro
uno strano bagaglio Vedendola accanto all’ennesimo telefono pubblico uno
dei viandanti con un sorriso fugace chissà perché chiese di fumare
Lei riuscì a comporre un altro numero e a pronunciare almeno due delle tre parole
che formano un’espressione idiomatica prima che il sottopassaggio fosse invaso
dall’odore acuto – sulle prime eccitante – di vernice e che la visibilità si riducesse
bruscamente L’Orsa maggiore si spinse lentamente sino alla sua tana sgualcendo e
trascinando l’umido lenzuolo pesante del cielo notturno un violino cominciò a suonare

Il cameriere portò il gelato Lei si gettò sulla poltrona appoggiando una gamba sull’altra
e tormentando l’accendino nella tasca I commensali si scambiavano scherzi fiacchi Lei
guardò le loro mani che stavano sul tavolo sulle ginocchia che sostenevano le guance
e che penzolavano liberamente dai braccioli erano varie mani dissimili l’una
dall’altra di persone diversamente a lei care
e vicine Lei fu inaspettatamente sorpresa dall’autenticità dei dettagli

Nina Iskrenko

 

 

BUONGIORNO.................BUONA DOMENICA..........

Tu

Non invitato, il pensiero di te mi si è attardato in testa,
così sono andata a letto, sogni di te forti, forti, mi sono risvegliata col tuo nome,
come lacrime, molle, sale, sulle labbra, il suono delle sue limpide sillabe,
un incanto, un sortilegio.

                                                                                  Innamorarsi
è un inferno seducente; il cuore rinsecchito, quatto quatto
come una tigre pronta a uccidere; una fiamma fiera lecca sottopelle.
Nella mia vita, più grande della vita, entri con passo trionfale.

Mi sono nascosta nei giorni di sempre, fra l’erba alta della routine,
nelle stanze mimetiche. Ti sei distesa nel mio sguardo,
rifuggendo dal volto di tutti, dalla forma di una nuvola,
dalla struggente luna che, sotto l’influsso della terra, mi guarda esterrefatta

quando apro la porta della camera. Le tende s’increspano. Ed eccoti lì
a letto, come un dono, come un sogno tangibile.

Carol Ann Duffy

Già molti danni sono stati fatti
mai avrei pensato che l’affetto
per una città e per la sua comunità, unito al desiderio
di contribuire a un risultato positivo
potesse produrre così tanti problemi e divisioni.
E torna sul tema dell’unità dalla coalizione.
“Prima di compiere sessantasette anni – il prossimo Marzo –
vorrei fare molto sesso con un uomo che mi piace.
Se prima preferisce parlare, Trollope mi va bene”.
Notizie del giorno: il Demonio, in Italia,
soffre di disordine intestinale. Leggo qualche titolo:
finiti i quattrini. Le carceri milanesi,
dato che non pagano, restano senza medici. La New York Revue
of books ha una certa reputazione per gli annunci personali
essendo spesso usata da persone insospettabili cioè
giovani intelligenti e di successo, per cercare compagnia
in un ambiente molto selezionato. Se non altro perché
ha un’età in cui stando alla scienza le donne
avrebbero un calo verticale della libido
l’energica Juska ha provocato i lettori
con un’offerta in controtendenza: sessantatré
risposte nell’arco di un mese, e un anno
passato a vagliarne un numero molto ampio
con altrettanta soddisfazione. Lui chiede la prova d’amore,
ma qui nessuno vuol fargli la guerra:
venga a grattarsi la rogna, spiegheremo la soluzione
e cominceremo a discutere del programma. Le altre
candidature sarebbero rimaste in piedi
fino all’assemblea e basta. Tutto qui. Ora, cosa fatta
capo ha e per Parruolo si tratta solo di andare avanti.
C’è la questione del corpo, naturalmente, ed è una
questione delicata, ma Jane Juska, che non è Sharon
Stone ma una signora dai capelli bianchi, lineamenti
regolari, occhiali tondi, ha il coraggio
di descrivere nel libro i dettagli del suo corpo settantenne.
“Invidio agli uomini la capacità di essere
nel loro corpo a proprio agio, di perdonarsi le imperfezioni.
Ammetto
che ero io a spegnere la luce”. E quest’ammissione è importante.


Elio Pagliarani

 

 

 

Musica melodia parole sognate


Scopo della nostra vita non è strisciare a terra.
Ci sono cose infinitamente più belle
di questa statuaria presenza dell’epica perenta.
Scopo della nostra vita è l’amore.
Scopo della nostra vita
è la nostra massa infinita.
Scopo della nostra vita
è la profittevole accettazione della nostra vita
e di ogni nostro desiderio in ogni luogo
in ogni momento in ogni caldo rinfocolarsi
di ciò che esiste.
Scopo della nostra vita
è la pelle marchiata del nostro esistere.

Andreas Embirikos

 il tutto dal web

ACCETTA PER VALIDA QUESTA SPIEGAZIONE
SONO MATTO
E' UNA COSA CHE NON MI COSTA ALCUN SFORZO,
^__^   L'AMORE^__^
SI OSO ESSERE STUPIDO
artfactory
posso
Intervista a Pedro Almodovar
Camicia arancione, giacca verde acido. C’è una cosa in Pedro Almodovar che colpisce immediatamente: la sua simpatia. Pedro intrattiene i giornalisti con un fascino e un carisma incredibili, parla al telefono, scherza con i suoi attori, ride e dispensa buonumore. Dopo tante storie di donne, per raccontare l’amicizia virile tra Marco e Benigno si è fatto guidare dall’istinto e dall’intuito. “Mi sono ispirato alle amicizie virili dei film western, ma ho voluto che i miei protagonisti fossero più fragili, più sofferti. Virili ma dolorosi.” Almodovar parla di amore (“imprescindibile dalla passione carnale, l’unico combustibile della nostra vita), e di solitudine, altro tema centrale di Parla con lei: “La solitudine appartiene alla forma umana, ed è un elemento fertile. Esiste un tipo di compagnia che non ha bisogno della presenza fisica: le persone amate esistono comunque al tuo fianco, anche se non sono lì con te. Non sentirsi desiderato, ecco cos’è la vera solitudine.”
Un personaggio di Parla con lei si chiama Benigno. E’ un omaggio a Roberto Benigni?
“In un certo senso sì, io amo moltissimo Roberto. E’ un attore fantastico e aspetto il giorno in cui lavoreremo insieme. Se non avessi trovato un attore spagnolo adatto (Javier Camara), il ruolo di Benigno sarebbe stato suo. Però c’è una cosa che credo accomuni Javier a Roberto: entrambi hanno un’umanità contagiosa, il loro talento rende verosimile qualsiasi stravaganza.”
In effetti Benigno è un personaggio controverso. E’ un malato o un puro? E il suo è un atto di amore o di sopraffazione?
“Da psichiatria direi che è malato e deve internarsi. Da scrittore Benigno mi provoca simpatia e affetto. Io non lo giudico, lo racconto: illustro il suo mondo parallelo di tenerezza e solitudine. Per me è fuori dalla morale, ma non è amorale: è un personaggio lirico, romantico. Volevo mostrare come un gesto esecrabile possa trasformarsi in un atto miracoloso; è l’ambiguità di tutti gli atti umani”.
Come è cambiato dopo l’Oscar?
“Dopo la follia di Los Angeles volevo dimostrare indipendenza e continuità con il mio cinema precedente. In America mi hanno offerto molti progetti con budget astronomici: li ho rifiutati. Questa non vuol essere né un’ostentazione né una lezione morale. Per me è semplicemente una necessità. A Madrid, in un contesto più piccolo, ho il privilegio di fare ciò che vuole il mio cuore, di essere più vicino a me stesso.”
I suoi straordinari attori concordano nel descriverlo: un fine osservatore, un talento magico e poetico. Dittatoriale, certo, e perfezionista: per prepararsi al film Rosario Flores ha dovuto passare quattro mesi alla scuola di tauromachia, Leonor Watling ha praticato una disciplina yoga, Javier Camara ha dovuto studiare da infermiere, parrucchiere, truccatore e manicure. “Un regista autoritario- dice Camara- che però lascia agli attori molta libertà”. “Libertà vigilata!”, gli fa eco Almodovar: “L’occhio vigile di chi ti ama e vuole tirar fuori da te il meglio. Non importa come e con quale parte del corpo!”
UN ALTRA

Intervista a Pedro Almodovar per La mala educaciòn

Il suo film parla di prevaricazione e nessuno dei suoi protagonisti sembra salvarsi, cosa ne pensa?
Non direi che i personaggi siano buoni o cattivi, il film appartiene ad un genere cui non si addicono certe definizioni manichee. E’ un noir e prevede una morale completamente diversa da quella normale. Le persone possono non avere scrupoli, fare le peggiori scelte possibili, accettandone sempre le conseguenze. Non ci sono buoni, ci sono cattivi e peggiori dei cattivi.

Cosa si intende per mala educaciòn?
In Spagna con mala educaciòn si intende mancanza di buone maniere, ma anche pessima educazione accademica. Io parlo di educazione accademica. Mi riferisco ai miei studi di quando ero piccolo in collegio. E poi ovviamente parlo anche di deformazione dello spirito, di quella deformazione che possono fare i preti e che Don fa su Ignacio.

Inizialmente lei ha negato che questo film fosse autobiografico, come stanno davvero le cose?
Tutto ciò che non è autobiografico è plagio, dice Paco Umbral. Il mio film è autobiografico in senso profondo, ma non comune. Io sto dietro ai personaggi ma non racconto la mia vita.

Ma lei era davvero un solista nel coro del suo collegio?
Sì, i preti avevano registrato alcuni canti eseguiti da me e li facevano sentire all’ingresso per attirare i fedeli. Darei qualsiasi cosa per recuperarli, ma non credo che esistano.

E’ religioso?
Sono agnostico, è tanto che non vado più a messa, ma trovo che la liturgia cattolica sia di una ricchezza abbagliante, mi affascina e mi commuove.

Teme un giudizio negativo della Chiesa?
No. La Chiesa deve risolvere parecchi problemi e ne è consapevole, primo fra tutti la sessualità dei preti. Io non ho creato Prete Manolo e il suo prolungamento il Signor Berenguer, per attaccare la Chiesa, sono elementi che mi consentono di parlare di due dei molteplici volti della passione.

Nel film mancano due elementi che di solito sono presenti nel suo cinema: la speranza e la presenza femminile. Perché?
Non credo che manchino. Per quanto riguarda la speranza, un film non può essere del tutto negativo o positivo. Certo questo non è un film confortante, ma Fele alla fine sopravvive e sopravvivere è sempre positivo. Il cinema permette un miracolo, permette di parlare della parte peggiore dell’uomo e indagare. Non mi interessano le lezioni, mi interezza scrutare nell’animo umano. Il noir è l’opposto della commedia e si basa proprio su personaggi che evidenziano le caratteristiche peggiori dell’uomo. Se dovessimo applicare la morale comune al cinema non ci sarebbero Peckimpah, né Tarantino.
Per quanto riguarda le donne, invece, c’è una bella figura femminile: la madre. E’ un piccolo ruolo ma importante. La madre di Ignacio e Juan è una donna che ama i figli senza pregiudizi, senza fare domande.

Il ruolo del cinema in questo film?
E’ molto importante. Il cinema è protagonista. Per me è stato una grande alternativa alla pessima educazione. Il mio collegio era nella stessa strada di un cinema, andavo a vedere molte pellicole, come i ragazzi del film. Loro scoprono la sessualità tramite il cinema. E poi la figura del regista è importante. Fare film non è solo una professione, è una ricerca di verità. Il cineasta è come un detective che cerca una storia.

LA PROSSIMA  AL TENPO

Roma, 7 nov. - (Adnkronos) - Amore innanzitutto. Amore con la A maiuscola. Ne 'Gli abbracci spezzati' di Pedro Almodovar, il 17esimo film del regista spagnolo considerato da molti l'erede di Luis Buñuel, nelle sale italiane dal 13 novembre, di amori ce ne sono almeno due: l'amoUr fou, che devasta e distrugge, e l'amore tra genitori e figli. Per non parlare poi di quello per il cinema. "E' solo dopo aver finito il film che ho capito quanto fosse stata forte la proiezione del mio amore per il cinema in questa pellicola. Al cinema devo molto.

Negli anni '50 in Spagna tirava una brutta aria e l'unica cosa che mi manteneva in vita era proprio la realta' cinematografica, un universo parallelo, il solo nel quale ci si poteva rifugiare. Crescendo poi ho capito che il cinema perfeziona la vita", dice il regista alla presentazione italiana del film a Roma, accompagnato dalla protagonista femminile, l' inseparabile Penelope Cruz.

Prodotto da El Deseo e distribuito dalla Warner Bros Italia, 'Gli abbracci spezzati', presentato con successo allo scorso Festival del Cinema di Cannes, e' un noir che combina il dramma alla commedia e ruota intorno all'amore folle che nutrono per Lena (Penelope Cruz) il cineasta Mateo (Harry Caine) e suo marito, il broker Ernesto Matel (Jose' Luis Gomez), che diventa produttore di cinema per concedere a sua moglie il capriccio di essere attrice. Ossessionato dalla gelosia, colloca suo figlio sul set, a girare un making of della pellicola. Fra i due contendenti, un passato ridotto a un puzzle di pezzi rotti, il cui segreto e' noto solo a Judith (Blanca Portillo).

SEGUIRA' UN POST,PROSSIMAMENTE.

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LA VITA E' COSI' PICCOLI ISTANTI CHE DANNO ANCORA UN SENSO A QUESTA NOSTRA  FRAGILE  REALTA'LA VITA E' COSI' VIVILA SENPRE E PRIMA O POI  ALL'IMPROVVISO ANCORA TI SORPRENDERA'

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