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arte passione amore

un vero amore non sa parlare.

 

 

« ME LA CAVERO'PIOVE »

QUELLA STREGONERIA CHE CHIAMIAMO AMORE

Post n°3370 pubblicato il 08 Novembre 2009 da artfactory

Bevilacqua, quella stregoneria che chiamiamo amore

 
ciglia

IN LIBRERIA. Lo scrittore di Parma pone al centro del suo nuovo romanzo la passione, «motore immobile» del mondo
L'autore della «Califfa» si cala in prima persona nella voce di Sara, la protagonista , nel suo difficile apprendistato della vita

La parola amore e altre parole appartenenti alla medesima area semantica tornano più volte nei titoli della narrativa di Alberto Bevilacqua: da «Una città in amore» a «Questa specie di amore» (il romanzo che ci fece apprezzare lo scrittore quarant'anni fa), da «L'Eros» ad «Anima amante».
Ora, quasi a conferma che il cammino di Bevilacqua è insieme rinnovamento e continuità, "amore" torna ed è accompagnato da un termine che rimanda ad un altro dei motivi cari alla scrittore, ossia la dimensione magica, incantata, stregata della vita: ecco dunque il titolo del nuovo romanzo: «L'amore stregone» (Mondadori, pagine 216, euro 18,50).
Qui Bevilacqua inventa una struttura semplice per inquadrare una vicenda pure essa semplice nel succedersi degli eventi, ma certamente complessa nelle pulsioni interiori della figura femminile che ne sta al centro e degli altri personaggi che interagiscono con lei.
Una struttura semplice, abbiamo detto: l'incipit («La donna siede di fronte al narratore…Il suo nome è Sara. Al narratore piace ascoltarla mentre lei gli affida la sua storia…») ci dice che ascolteremo una vicenda narrata da una voce che è, sì, quella dello scrittore che usa qualche volta la terza persona, ma che più spesso si cala, in prima persona, nella voce della protagonista, si identifica totalmente con la sua soggettività e ricostruisce azioni ed emozioni da un punto del tempo indeterminato, distanziato da esse forse non di molto, ma abbastanza perché tutto sia, nel racconto, memoria, memoria placata oltre gli slanci e gli spasimi e il dolore che essi costarono.
Sara è figlia di Tommaso, un pianista geniale, famoso in tutto il mondo, e di Marlene, la donna bellissima che col suo fascino ambiguo e la sua aura di trasgressività avvince a sé il musicista, anche sul piano dell'ispirazione artistica, in una passione tormentosa.


La bambina Sara vive nella villa sul Carso della famiglia di Tommaso: lì, quasi sempre assenti la madre e il padre, in giro per il mondo, presto divisi da incomprensioni e dai tradimenti di lei, la piccola (che presto intuisce il conflitto dei genitori) vive con la zio Samuel e le zie Ester e Lia (il fratello e le sorelle di Tommaso): comprensivo, saggio ma malinconicamente chiuso alla vita Samuel, ottuse e maligne le zie che marchiano l'assente Marlene col ripetuto appellativo di puttana, una parola che la bimba oscuramente sente come una maledizione – una prima stregoneria dell'amore – che si riflette su lei stessa. Si aggiunge l'inquietante presenza di un rozzo, malvagio giardiniere, Max, che incarna l'ossessione della violenza, del sesso, del sangue.
In questo chiuso e ambiguo universo della villa sul Carso l'infanzia di Sara diventa un difficile apprendistato alla vita: proiettata a identificarsi nella madre assente, a sovrapporre nel sogno e nel gioco la sensuale bellezza della madre al suo corpo infantile e, d'altra parte, affascinata dagli arcani incanti delle musiche che il padre ha fatto risuonare nelle sale della villa, scruta le segrete bellezze del giardino che circonda la villa, osserva i puri azzurri dei cieli spazzati dalla bora, è consolata ma anche inquietata dalle silenziose malinconie di Samuel e avverte le minacce della torbida violenza di Max. Il mondo (la natura e le persone) appare un misterioso intreccio di bellezza e di colpevole violenza, i suoi sogni del mondo partecipano di quella bellezza e si sforzano di riscattare quella violenza; qualcosa di magico, di stregato segna nel bene e nel male tutto ciò che la bambina vede e immagina: "La magie che sapeva crearsi lei – lo capì più tardi – la riscattavano dalla colpevole, finta magia della vita". E quando più tardi, giunta alla soglia dell'adolescenza, Sara tornerà a unirsi prima col padre e poi ritroverà anche la madre e capirà l'amore stregone che ha tormentato, in modi diversi e maledettamente divisi, la storia dell'uno e la storia dell'altra, Sara potrà dirsi pronta alla vita. Armata della consapevolezza delle sue contraddizioni, delle sue stregate ambivalenze: uno scudo acquistato a prezzo di sofferenze vissute nel tempo incerto fra sogno e realtà.E' davvero un bel romanzo questo "Amore stregone": ambientato lontano dai più consueti paesaggi parmensi e della bassa padana, immaginato nelle petrose solitudini del Carso, fra le ombre accennate della storia di una famiglia ebrea senza patria, tutto percorso, oltre che dalle stregonerie dell'amore, da quelle parallele e altrettanto affascinanti e torturanti della musica, fa vivere una storia che appassiona e coinvolge il lettore con la stregoneria (ultima stregoneria, ma non meno importante) della scrittura: una scrittura priva di enfasi ma vibrante, funzionale a quei "sensi incantati" con i quali Sara avverte la realtà, il gioco, il sogno, le stregonerie dell'amore e della vita.
Giulio Galetto

     



Al chiar di luna

Calma, calma questo cuore agitato,
tu, notte tranquilla di luna piena.
Troppe gravi preoccupazioni,
più e più volte
gravano sul mio cuore.
Versa tenere lacrime
Sopra brucianti pene.
Con i tuoi raggi argentati,
portatori di sogno e di magia,
morbidi come petali di loto,
o notte, vieni, accarezza
tutto il mio essere
e fammi dimenticare
tutte le mie pene.

(R.Tagore)


Osho

     
"Noi tendiamo a ridurre tutto al come fare qualcosa. Nel mondo intero esiste un orientamento automatico in questo senso, e tutti, in particolare la mente dell'uomo moderno, operano così: come fare questo, come fare quello, come diventare ricco, come avere successo, come influenzare le persone e farsele amiche, come meditare, addirittura come fare l'amore. Non è lontano il giorno in cui uno stupido qualsiasi chiederà come si fa a respirare! No, non si tratta affatto di come fare qualcosa: non si deve ridurre la vita a una tecnica. Una vita ridotta a tecnica perde totalmente il sapore della gioia".

LASCIAMO SPAZIO A UN TEMA

Religioni senza cultura, un grande paradosso

SAGGISTICA.«La santa ignoranza» di Olivier Roy edito da Feltrinelli

 

Parlare di religione, in questo periodo della Storia dell'Uomo in cui la spiritualità sembra percorrere un cammino di discontinuità, con picchi inaspettati e improvvisi cali, lascia sempre aperta la possibilità di urtare sensibilità o di provocare dure reazioni. Non c'è un canone unico quando si parla di religioni e di come esse - fermo restando il patrimonio che ciascuna si porta dietro - si affermino, ovvero aumentino il numero di fedeli o seguaci. Ma oggi la religione soprattutto l'occasione per discutere delle società sulla quale, per così dire, attecchisce, nel senso che riesce a germinare anche contro ogni evidenza. Olivier Roy è, innanzitutto, uno studioso dell'Islam, che interpreta con la consapevolezza di essere un uomo di oggi capace quindi di acquisire, dalla propria o di altri esperienza, ogni necessario elemento di giudizio. Roy preferisce chiedere e chiedersi, per poi dire la sua. Per poi spiegare, ad esempio, l'illogico anzi paradossale affermarsi di religioni, o interpretazioni di alcune di esse, in luoghi geografici che dovrebbero essere per definizione ostili. Lo studioso definisce la geografia dell'evoluzione delle religioni ai tempi di oggi, e come di esse si debba tenere conto in base a quei processi che definisce «deterritorializzazione» e «deculturazione», cioè di quei meccanismi che lasciano semi di questo o quell'approccio con il mondo della religione ben lontano dall'humus naturale, dove sono nate e cresciute cedendo piuttosto il passo ad altri fattori, come quelli della esigenza di legare più persone possibile intorno a un progetto politico facendo leva sulle loro credenze.

L’esistenza è un’occasione, esistere è l’occasione! Non dire: “Domani farò, domani amerò, domani avrò un rapporto festoso con l’esistenza”. Perché domani? Il domani non arriva mai. Perché non ora? Perché rinviare? Rinviare è un trucco della mente; ti mantiene nella speranza, e nel frattempo l’opportunità sfuma."
OSHO

Un'onda, nell'oceano, ha un inizio e una fine, una nascita e una morte; ma l'onda è vuota: l'onda è piena d'acqua, ma è vuota di un sé separato. Un'onda è una forma che è stata resa possibile grazie all'esistenza del vento e dell'acqua. Se un'onda vede soltanto la propria forma, con il suo inizio e la sua fine, avrà paura della nascita e della morte; ma se un'onda si rende conto di essere acqua e si identifica con l'acqua, allora si emancipa dalla nascita e dalla morte. Ogni onda che nasce è destinata a morire, ma l'acqua è esente dalla nascita come dalla morte."

[Thich Nhat Hanh

 

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Maledizione d’amore

 

Alda Merini

 

Maledetto te

che hai preso il fiore delle mie labbra

e senza baciarlo l’hai buttato per terra

e poi l’hai mostrato a una fanciulla inerte.

O te maledetto

che hai cambiato i miei giorni

in un orrendo frastuono

e non sento più angeli

ma vipere intorno.

 

 

 

 

 

 

 

Enfin ce traître Amour qui semblait désarmé
Reprend force en mon coeur, et recouvre sa gloire,
Je sens encore les feux dont je fus enflammé,
Et si j'ai triomphé c'est avant la victoire.

Ce beau soleil d'Amour pour un temps obscurci,
Que les dédains couvraient comme un épais nuage,
Rendant de ses rayons tout le ciel éclairci,
A chassé les brouillas qui me servaient d'ombrage.

Maintenant il rayonne à plein dessus mon coeur,
Ardent en son Midi d'une excessive flamme.
Amour aveugle enfant, de vaincu fait vainqueur,
En est le Phaëton qui va brûlant mon âme.

Elle pour amortir le feu de ses beaux yeux
Qui la rendent d'Amour ardemment allumée,
Cherche à noyer son mal dans le fleuve oublieux,
Mais son onde s'enfuit de mon âme enflammée.

Toujours devant les yeux lui revient le penser
Des beautés dont Amour rend sa force établie,
Soit veillant, soit dormant, j'y rêve sans cesser,
Et de les oublier seulement je m'oublie.

Jacques DAVY DU PERRON (1555-1618) 

 



 

GRACIAS A LA VIDA

Giovanni Allevi - Come sei veramente (presentazione opere di Gustav Klimt)

 

 

 

 

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DA LUNGO TEMPO

(Poesia Anishinabe)

 

Sto ad aspettare

da lungo tempo intorno al tamburo

che il mio amore

venga

dove io sto seduta

 


 

 

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UNA DOLCE NOTA

GENESIS

.............................................................

Questa notte ti ho sognata.
Nel sogno camminavi sui ciottoli della riva,
e io camminavo con te.
Ti ho sognata,
e sembrava fossi sveglio:
ti inseguivo,
ti desideravo,
e tu eri desiderabile
come una giovanissima foca.
Tu eri una giovanissima foca
che si immerge
quando si sente inseguita dal cacciatore.
Così ti ho sognata,
così eri desiderabile.
Canto d'amore 
 tribù degli Inuit...

" Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento, il cui respiro da vita a tutte le cose. Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza, lasciami camminare nella bellezza, e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto.Fa che le mie mani rispettino la natura in ogni sua forma e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce. Fa che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo. Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte a tutti quelli che verranno contro di me. Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia. Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per poter aiutare gli altri.Aiutami a trovare la compassione senza la opprimente contemplazione di me stesso. Io cerco la forza, non  per essere più grande del mio fratello, ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso. Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto. Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto, il mio spirito possa venire a te senza vergogna."Preghiera per il Grande Spirito
Anonimo
tramandata da Tatanka Mani (Bisonte che Cammina)
(1871 - 1967)
Assiniboine

 

DOMANI STA IL NOVE

DOLCE......... 

 
 
 
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ROSSO FOTO di ROSSO VENEXIANO

SENZA FRETTA

LA VITA E' COSI' PICCOLI ISTANTI CHE DANNO ANCORA UN SENSO A QUESTA NOSTRA  FRAGILE  REALTA'LA VITA E' COSI' VIVILA SENPRE E PRIMA O POI  ALL'IMPROVVISO ANCORA TI SORPRENDERA'

SOGNARE E' LECITO 

 

 

 
 

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