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arte passione amore

un vero amore non sa parlare.

 

 

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Arriva la neve

Post n°3375 pubblicato il 10 Novembre 2009 da artfactory
Foto di artfactory

Con oltre 40 cm di neve caduta in quota nei giorni scorsi l'Altopiano saluta l'inizio della stagione invernale.
Probabile anche l'apertura anticipata di alcuni impianti di risalita e centri fondo se la neve dovesse continuare a cadere seguita da un calo delle temperatura da far consolidare il terreno così come il manto nevoso.
Le stazioni dell'Arpav segnalano 41 cm di neve fresca ai 1428 metri del Monte Lisser di Enego e 43 ai Larici a quota 1605 che si aggiungono ai già presenti 30 centimetri caduti nei giorni precedenti.
Analoghe condizioni sono annunciate a cima Verena e nei centro fondo Campomulo e Campolongo. E nei prossimi giorni sono previsti ulteriori precipitazioni nevose oltre gli 800 metri e con lo zero termico in abbassamento di quota. Condizione necessario perché i centri fondo almeno possano pensare di preparare le piste per la felicità degli appassionati degli sci stretti.
Un inverno che si preannuncia quindi similare a quello precedente con neve precoce, i centri abitati si erano ritrovati l'anno scorso con circa 20 cm di neve al 22 novembre, e precipitazioni frequenti. Il manto nevoso alla stazione meteomont gestito dal Corpo Forestale era arrivato a superare i 12 metri e le ultime sciate sono state possibili il ponte del 1 maggio.
Tutti operatori turistici quindi con il naso all'insù e qualche cero alla Madonna della Neve perché se la stagione invernale dovesse ricalcare quello precedente l'indotto turistico otterrebbe quella boccata d'ossigeno tanto sollecitata.

 

ALDA MERINI

E' ARRIVATA LA NOTTE.........

nessuna foto

e' inpegnativa la notte...

                         

La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non può spiegare. Gli uomini possono essere analizzati, le donne... solo adorate. Oscar Wilde

 

COME AMANO LE DONNE

Freud, a suo tempo, riteneva semplicemente che l’amore stupido e incondizionato – che diceva di trovare toccante – di ogni genitore verso il figlio non è altro che un risorgere del proprio narcisismo infantile, della propria onnipotenza immaginaria che si risveglia e si sposta sul piccolo. Ciò che amiamo del bambino, siamo noi stessi, noi stessi bambini.
Si spiega allora la quantità di energia spesa finchè i nostri figli abbiano successo nella vita e facciano meglio di noi.Il bambino promette di realizzare i nostri sogni, anche i più antichi, i più nascosti, i più infantili; prendendoci cura di lui ci prenddiamo cura, dunque, di ciò che in noi si è ormai guastato, ci aspettiamo da lui ciò che abbiamo sognato di noi stessi. Cosi quando provoca in noi tenerezza o devozione, e ogni volta che ci consacriamo a lui, è per noi che lo facciamo, per il nostro bene, prima di farlo per il suo. E’ per il mio bene che ho obbligato mia figlia a mangiare gli spinaci, a dire buogiorno, a lavarsi i denti e a tenere in ordine la sua camera, che ho tenuto d’occhio i suoi voti e le sue compagnie.
Con le consuete deviazioni dell’inconscio, diamo al bambino ciò che ci manca: buoni genitori, una buona madre. Una madre migliore della nostra. Ricostruiamo per lui l’edificio ideale che la nostra vita ha sconvolto. Volendo il bene del bambino, ci risparmiamo la prova di riscoprirci persone comuni, quando non mediocri, e manteniamo viva l’illusione di tenere lontane da lui le minacce della sofferenza e la morte. Tutto ciò chiarisce bene certi comportamenti.
Molti genitori operano questo dislocamento, la loro esistenza intera gira intorno ai bambini. Vita professionale, economica e sociale, casa, divertimenti, tempo libero, tutto si organizza intorno alle priorità educative.
Perché fare tutto, volere tutto, significa credere di poter tutto. Il progetto parentale nei suoi obiettivi di perfezione dissimula appena il suo sogno di onnipotenza. L’ideale parentale, è il rengo assoluto della riuscita, della pienezza. Difficile allora accettare l’ordinario e la mediocrità, la lancinante garanzia di disillusione e di sofferenza. E tuttavia sarà inevitabile passarvi se si desidera educare i propri figli e se si vuole evitare di imporre loro le proprie mancanze. Accettarlo significa abbandonare il proprio ideale, aprire la propria gabbia familiare nella quale le nostre prove infantili ci hanno rinchiusi e sottomettersi alla legge del genere: essere genitori significa rinunciare a voler fare la vita dei propri figli.
Perché tante madri perseguono folli amori che ninete può separare? Per quale supplemento di piacere corrodono il proprio spazio vitale e si aggrappano a quello dei propri figli? Quali profonde trasformazioni deformano cosi la vita di certe donne dal momento in cui danno alla luce un figlio?

Maryse Vaillant    

Intervista a Simone De Beauvoir

Sulla nozione del femminismo ci sono molti malintesi. Vorrei che lei me ne desse una definizione.
Alla fine del Secondo sesso, dicevo che non ero femminista perché pensavo che la soluzione dei problemi femminili dovesse trovarsi in un’evoluzione socialista della società.
Con femminismo intendevo la battaglia per rivendicazioni prettamente femminili indipendentemente dalla lotta di classe. Oggi conservo la stessa definizione: chiamo femministe le donne – o anche gli uomini – che si battono per cambiare la condizione della donna, ovviamente un collegamento con la lotta di classe, tutta via al di fuori di questa, senza subordinare interamente questo cambiamento a quello della società. E direi che oggi sono femminista in quel modo. Perché mi sono resa conto che bisogna pure, prima che giunga il socialismo da noi sognato, battersi per la condizione concreta della donna. E d’altra parte, mi sono resa conto che, anche nei paesi socialisti, quell’uguaglianza non è stata conseguita. Bisogna perciò che le donne prendano in mano il proprio destino. Ecco perché oggi mi tengo legata al Movimento di Liberazione delle Donne.
Inoltre, ho constatato – che il resto di una delle ragioni per cui molte donne hanno creato il movimento – che anche nei movimenti della sinistra francesi, e perfino nei movimenti gauchistes, c’era una profonda disuguaglianza tra l’uomo e la donna. Era sempre la donna a svoglgere le mansioni più umili, più noiose meno in vista. Ed erano sempre gli uomini che prendevano la parola, che scrivevano articoli che facevano cose più interessanti, e che assumenìvano le maggiori responsabilità.
Perciò, in senso a quei movimenti, che in teoria sono creati per liberare tutti quanti, anche i giovani e le donne, la donna rimaneva inferiore. Anzi, si va oltre. Non dico tutti, ma molti gauchistes maschi sono aggressivamente ostili alla liberazione delle donne. Le disprezzano e lo dimostrano. La prima volta che ha avuto luogo una riunione femminista a Vincennes, un certo numero di gauchistes maschi, ha fatto irruzione nella sala gridando: il potere è nel pene! – Credo che stiano cominciando a rivedere questa posizione: ma appunto perché le donne conducono un’azione militante indipendente da loro.

Cosa pensa allora del principio di non ammettere gruppi misti, principio seguito, allo stadio attuale, dalla maggior parte dei movimenti delle donne?
Come ha detto lei, è uno stadio. Penso che per il momento sia un bene. Per parecchie ragioni: anzitutto, se si ammettessero uomini in quei gruppi, non potrebbero fare a meno di avere il riflesso maschile di voler comendare, imporsi. D’altra parte, molte donne hanno ancora – checchè ne dicano, e del resto. A volte, lo sanno perfino – un certo senso di d’inferiorità, una certa timidezza; ce ne sarebbero molte che non oserebbero esprimersi liberamente davanti a uomini. E, in particolare, è indispensabile che sappiano che non si sentiranno giudicate dall’uomo che condivide la loro vita, perché è anche rispetto a lui ch si devono liberare…

…E analizzare la loro oppressione specifica?
Appunto. Per il momento, né la mentalità degli uomini né quella delle donne permetterebbero che la discussione di un gruppo miso sia davvero sincera.

Ma forse quest’esclusione momentanea dell’uomo non è forse anche una questione politica? Visto che rappresenta il sistema e che, per di più, è lui stesso a opprimere, individualmente, la donna, l’uomo non è forse considerato dalle femministe, in un primo tempo, come “nemico principale”?
Si, ma è abbastanza complicato, poiché, come diceva Marx a proposito dei capitalisti, sono anche vittime. E’ troppo astratto dire, come ho pensato per un certo tempo, che bisogna prendersela soltanto con il sistema. Bisogna prendersela anche con gli uomini. Perché non si è impunemente complici e approfittatori di un sistema. Anche se lo si è instaurato. Un uomo di oggi non ha fondato questo regime patriarcale, ma ne approfitta, anche se è di quelli che lo criticano. E lo ha interiorizzato.
Bisogna prendersela con il sistema, ma, nello stesso tempo, avere nei confronti degli uomini se non ostilità, almeno diffidenza, prudenza, e non permettere che danneggino le nostre attività, le nostre possibilità. Bisogna attaccare contemporaneamete il sitema e gli uomini. Anche se un uomo è femminista, bisogna mantenere le distanze e diffidare del loro paternalismo. Le donne non vogliono che venga loro concesa l’uguaglianza, vogliono conquistarsela. Il che non è affatto la stessa cosa.

"Le Nouvel Observateur" 1972
Simone De Beauvoir

 

ARTE .....

COSA CENTRA LA NEVE CON LE DONNE.

.

STRANA SENZAZIONE.

LASCIA PURE...
 
Lascia pure che lo splendore
del sole svanisca,
purché spunti il giorno
nella tua anima.
Ciò che vien meno
al mondo intero,
puoi trovarlo dentro il tuo cuore.

Goethe)


IL SILENZIO DI ALCUNE DONNE

...........................

COLTIVO SENPRE

UNA ROSA

BIANCA


 SI ACCENDE

FUOCO

NEL BUIO

    UN GIOCO

immaginario che conduco

a un tavolo di poker  .....

NOTTE

 
 
 
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ROSSO FOTO di ROSSO VENEXIANO

SENZA FRETTA

LA VITA E' COSI' PICCOLI ISTANTI CHE DANNO ANCORA UN SENSO A QUESTA NOSTRA  FRAGILE  REALTA'LA VITA E' COSI' VIVILA SENPRE E PRIMA O POI  ALL'IMPROVVISO ANCORA TI SORPRENDERA'

SOGNARE E' LECITO 

 

 

 
 

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