Creato da artfactory il 05/09/2005
 

arte passione amore

un vero amore non sa parlare.

 

 

« SILENZIOSAMENTE Senza paroleLA PAZIENZA »

IL GIGANTE E LA BANBINA ,PAVIA,PAVESE......

Post n°3734 pubblicato il 19 Aprile 2010 da artfactory
Foto di artfactory

Lavorare stanca
I due, stesi sull'erba, vestiti, si guardano in faccia
tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli
e poi morde nell'erba. Sorride scomposta, tra l'erba.
L'uomo afferra la mano sottile e la morde
e s'addossa col corpo. La donna gli rotola via.
Mezza l'erba del prato è così scompigliata.
La ragazza, seduta, s'aggiusta i capelli
e non guarda il compagno, occhi aperti, disteso.

Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccia
nella sera, e i passanti non cessano mai.
Ogni tanto un colore più gaio li distrae.
Ogni tanto lui pensa all'inutile giorno
di riposo, trascorso a inseguire costei,
che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi.
Se le tocca col piede la gamba, sa bene
che si danno a vicenda uno sguardo sorpreso
e un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passano
non lo guardano in faccia, ma almeno si spogliano
con un uomo stanotte. O che forse ogni donna
ama solo chi perde il suo tempo per nulla.

Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossa
alle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine.
Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco,
interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia.
Stringe a sè il mazzo verde - raccolto sul sasso
di una grotta - di bel capevenere e volge al compagno
un'occhiata struggente. Lui fissa il groviglio
degli steli nericci tra il verde tremante
e ripensa alla voglia di un altro groviglio,
presentito nel grembo dell'abito chiaro,
che la donna gli ignora. Nemmeno la furia
non gli vale, perché la ragazza, che lo ama, riduce
ogni assalto in un bacio c gli prende le mani.

Ma stanotte, lasciatala, sa dove andrà:
tornerà a casa rotto di schiena e intontito,
ma assaporerà almeno nel corpo saziato
la dolcezza del sonno sul letto deserto.
Solamente, e quest'è la vendetta, s'immaginerà
che quel corpo di donna, che avrà come suo, sia,
senza pudori, in libidine, quello di lei

CESARE PAVESE

 

NON TRAVISATE IL SILENZIO
Il gigante egoista




Ogni giorno, i bambini del paese andavano a giuocare nel giardino del gigante che era assente.
Era un giardino vasto e delizioso, con molta erba lunga e soffice.
Un giorno il gigante tornò.
Che cosa fate qui? - gridò con voce cavernosa.
Il mio giardino è solamente mio.
Era un gigante molto egoista.
Da allora i bimbi, poveretti, non sapevano più dove andare a divertirsi.
Venne la primavera e dappertutto apparvero le piante in fiore e gli uccelli.
Solo nel giardino del gigante egoista rimaneva l'inverno.
Non capisco perché la primavera ritardi tanto quest'anno - osservava il gigante.
Era sempre inverno, là dentro.
Una mattina il gigante udì dal suo letto, ove sdraiato riposava senza dormire, una musica
meravigliosa.
Era un piccolo fanello che cantava.
Finalmente è arrivata la primavera! - disse il gigante.
E guardò fuori.
Attraverso un piccolo buco, fatto nel muro, i bambini erano scivolati dentro. e stavano ora seduti sui rami degli alberi.
Su tutte le piante c'era un bambino. ed esse erano così felici di riavere ancora i piccoli amici. che si erano coperte di fiori.
Solo in un angolo rimaneva l'inverno.
Era l'angolo più lontano del giardino. ed in esso stava ritto in piedi un ragazzetto.
Era così piccolo che non poteva arrivare ai rami più bassi dell'albero e la pianta, era ancora coperta di neve e di gelo.
Il cuore del gigante si intenerì.
Come sono stato egoista! - disse. - Adesso capisco perché la primavera non voleva venire.
Era veramente molto pentito.
Scese di sotto, si accostò al bambino e, prendendolo gentilmente per le braccia, lo posò sulla pianta. che d'improvviso fiorì.
Il bimbo lo baciò.
E' vostro, il giardino, - disse il gigante.
I ragazzi giocarono tutto il giorno e quando scese la sera gli si accostarono per salutarlo.
Mancava, però, il ragazzetto che lo aveva baciato ed inutilmente egli lo cercò.
Tutti i bambini vennero ancora, ma del piccolino nulla più seppe.
Una mattina d'inverno, mentre si vestiva, guardò fuori dalla finestra.
Rimase meravigliato.
Nell'angolo più remoto del giardino c'era una pianta carica di fiori bianchi.
Ai piedi del tronco stava ritto il ragazzetto, che egli aveva tanto amato.
Pieno di gioia, il gigante si precipitò nel giardino.
Chi ha osato ferirti? - chiese.
Infatti le palme delle mani del bimbo mostravano il segno fatto da due chiodi che v'erano stati infissi, e gli stessi segni si vedevano sui piedi.
Chi ha osato ferirti? - urlò il gigante.
Nessuno! - rispose il bimbo.
Queste sono le ferite dell'amore.
Chi sei tu? - domandò il gigante. .
Un giorno tu mi hai lasciato giocare nel tuo giardino; oggi tu verrai nel mio: è in Paradiso.
Quando nel pomeriggio i bimbi vennero a giocare, trovarono il gigante morto.

Oscar Wilde

 

LIVE PAVIA RON IL GIGANTE E LA BANBINA

NON TRAVISATE!

Il gigante e la bambina sotto il sole contro il vento
in un giorno senza tempo camminavano tra i sassi
camminavano tra i sassi
il gigante e' un giardiniere la bambina e' come un fiore
che gli stringe forte il cuore con le tenere radici
con le tenere radici con le tenere radici.
e la mano del gigante su quel viso di creatura
scioglie tutta la paura e' un rifugio di speranza
e' un rifugio di speranza e' un rifugio di speranza.
del gigante e la bambina si e' saputo nel villaggio
e la rabbia da' il coraggio di salire fino al bosco
di salire fino al bosco di salire fino al basco
il gigante e la bambina li han trovati addormentati
falco e passero abbracciati come figli del signore
come figli del signore come figli del signore.
ma nessuno puo' svegliarli da quel sonno tanto lieve.
Il gigante e' una montagna la bambina adesso e' neve,
la bambina adesso e' neve, la bambina adesso e' neve!
Camminavano tra i sassi sotto il sole contro il vento
in un giorno senza tempo il gigante e la bambina
il gigante e la bambina il gigante e la bambina
camminavano tra i sassi sotto il sole e contro il vento

PATERNITA’

Fantasia della donna che balla, e del vecchio
che è suo padre e una volta l’aveva nel sangue
e l’ha fatta una notte, godendo in un letto, bel nudo.
Lei s’affretta per giungere in tempo a svestirsi,
e ci sono altri vecchi che attendono. Tutti
le divorano, quando lei salta a ballare, la forza
delle gambe con gli occhi, ma i vecchi ci tremano.
Quasi nuda è la giovane. E i giovani guardano
con sorrisi, e qualcuno vorrebbe esser nudo.
Sembran tutti suo padre i vecchiotti entusiasti
e son tutti, malfermi, un avanzo di corpo
che ha goduto altri corpi. Anche i giovani un giorno
saran padri, e la donna è per tutti una sola.
È accaduto in silenzio. Una gioia profonda
prende il buio davanti alla giovane viva.
Tutti i corpi non sono che un corpo, uno solo
che si muove inchiodando gli sguardi di tutti.
Questo sangue, che scorre le membra diritte
della giovane, è il sangue che gela nei vecchi;
e suo padre che fuma in silenzio, a scaldarsi,
lui non salta, ma ha fatto la figlia che balla.
C’è un sentore e uno scatto nel corpo di lei
che è lo stesso nel vecchio, e nei vecchi. In silenzio
fuma il padre e l’attende che ritorni, vestita.
Tutti attendono, giovani e vecchi, e la fissano;
e ciascuno, bevendo da solo, ripenserà a lei.

CESARE PAVESE

BALLETTO

E’ un gigante che passa volgendosi appena,
quando attende una donna, e non sembra che attenda.
Ma non fa mica apposta: lui fuma e la gente lo guarda.

Ogni donna che va con quest’uomo è una bimba
che si addossa a quel corpo ridendo, stupita
della gente che guarda. Il gigante s’avvia
e la donna è una parte di tutto il suo corpo,
solamente più viva. La donna non conta,
ogni sera è diversa, ma sempre una piccola
che ridendo contiene il culetto che danza.

Il gigante non vuole un culetto che danzi
per la strada, e pacato lo porta a sedersi
ogni sera alla sfida e la donna è contenta.
Alla sfida, la donna è stordita dagli urli
e, guardando il gigante, ritorna bambina.
Dai due pugilatori si sentono i tonfi
dei saltelli e dei pugni, ma pare che danzino
così nudi allacciati, e la donna li fissa
con gli occhietti e si morde le labbra contenta.
Si abbandona al gigante e ritorna bambina:
è un piacere appoggiarsi a una rupe che accoglie.

Se la donna e il gigante si spogliano insieme
— lo faranno più tardi —, il gigante somiglia
alla placidità di una rupe, una rupe bruciante,
e la bimba, a scaldarsi, si stringe a quel masso

CESARE PAVESE

QUI NON  ESISTONO GIGANTI.

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

ROSSO FOTO di ROSSO VENEXIANO

SENZA FRETTA

LA VITA E' COSI' PICCOLI ISTANTI CHE DANNO ANCORA UN SENSO A QUESTA NOSTRA  FRAGILE  REALTA'LA VITA E' COSI' VIVILA SENPRE E PRIMA O POI  ALL'IMPROVVISO ANCORA TI SORPRENDERA'

SOGNARE E' LECITO 

 

 

 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

Adeniasimoko1lucidettr.pinna80aldo.angelgiuseppepipoli1966apungi1950giuliano.alunni4progettoatlantidfelilijoviclavoradorieloise7maridaniela2002ileniacrimaldimariaimmacolata.piu
 

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: artfactory
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Età: 64
Prov: VI
 
 

TAG

 

FACEBOOK

 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
Citazioni nei Blog Amici: 31
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

SOGNA

Io non la sopporto
la gente che non sogna"
(guccini)

 
 
Template creato da STELLINACADENTE20