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« Messaggio #171Messaggio #173 »

  INCIPITario

Post n°172 pubblicato il 27 Maggio 2007 da amya
 

ringraziandovi tutti per non avermi passato la palla  a 'sto giro  e pur sentendomi ancora e sempre inadattA    ... questo incipitario ho comunque deciso di farlo    piů o meno  
    ...come al solito
 a modo mio čhčh *A   


1
--------------------------------------------opinioni di un clown 
Era gia' buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticita' che si e' venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere le scale della stazione, risalire altre scale, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito, consegnare il biglietto, dirigersi verso l'edicola dei giornali, comperare le edizioni della sera, uscire, far cenno a un tassi'. Per cinque anni quasi ogni giorno sono partito da qualche luogo e sono arrivato in qualche luogo, la mattina ho disceso e salito le scale di stazioni, il pomeriggio ho disceso e risalito scale di stazioni, ho chiamato un tass', ho cercato la moneta nella tasca della giacca per pagare la corsa, ho comperato giornali della sere alle edicole e, in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo.
 Heinrich Boll(1917-1985),AnsichtenEinesClowns (opinioni di un clown),1963 
2    
sezione "geni"...

--------------------------------------------soffocare
Se stai per metterti a leggere, evita.
          Chuck Palahniuk 1961
, Choke (soffocare),2001
--------------------------------------------post office
Cominciň per sbaglio.
          Charles Bukowski (1920-1994), Post Office,1971              
         

--------------------------------------------illusioni perdute
All'epoca in cui comincia questa storia, la macchina di Stanhope e i rulli inchiostratori non erano ancora entrati nelle piccole stamperie di provincia. Ad
Angoulęme, malgrado la specialitŕ locale che la mette in rapporto con l'industria tipografica parigina, ci si serviva sempre di torchi in legno, ai quali la lingua č debitrice dell'espressione "far gemere i torchi" che oggi non trova piů applicazione. L'arte della stampa era arretrata e si impiegavano ancora i mazzi di cuoio caricati di inchiostro con i quali lo stampatore inchiostrava i caratteri. Il piano mobile destinato a ricevere la forma piena di lettere sulla quale si applica il foglio di carta era ancora in pietra e giustificava il nome di marmo.
            Honoré de Balzac (1799-1850), Illusions perdues (illusioni perdute),1840

    perchč "Sulla strada per l'inferno c'e' sempre un sacco di gente,ma č comunque una via che si percorre in solitudine"     [C.  Bukowski  "Niente canzoni d'amore"]


3      sensibilitŕ?! autocoscienza, esistenzialismo, autoanalisi  e...
                        ....a volte basta "raccontarsi".. . raccontarsi veramente!.

--------------------------------------------memorie dal sottosuolo
Sono un uomo malato... Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori. Oltretutto sono anche estremamente superstizioso; be', almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono abbastanza colto per non essere superstizioso, ma lo sono.) Nossignori, non voglio curarmi per cattiveria. Ecco, probabilmente voi questo non lo capirete. Be', io invece lo capisco.
  FëdorMichailovichDostoevskij(1821-1881),Memorie dal sottosuolo,1865

--------------------------------------------la coscienza di zeno
Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s'intende, sa dove piazzare l'antipatia che il paziente mi dedica.
          Italo Svevo(1861-1928),
La coscienza di Zeno, 1923
4       per dar senso  al  caos

--------------------------------------------mele bianche
La Pazienza non vuole mai aprire la porta al Dubbio, poichč č un ospite sciagurato. Usa tutto ciň che č tuo senza fare attenzione a non distruggere quanto hai di piů fragile e insostituibile. Se ciň accade, si limita a scrollare le spalle e se ne va. Senza chiedere il permesso, porta spesso con se' amici equivoci: la diffidenza, la gelosia, l'aviditŕ, e tutti insieme si mettono a spadroneggiare e a cambiare la disposizione dei mobili nelle tue stanze come vogliono. Parlano bizzare lingue misteriose senza preoccuparsi di tradurre quel che dicono. Cucinano strani piatti nel tuo cuore che lasciano strani odori e sapori ancor piů strani. Quando finalmente se ne vanno, che ne sarŕ di te? Ti lasceranno felice o addolorato? Rimane soltanto la Pazienza con la ramazza in mano. 
      Jonathan Carroll 1949
White apples (mele bianche), 2002

--------------------------------------------il giunco mormorante
Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco "no" che sembrava irrevocabile si muta in "forse" -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. Č stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; il verdetto del giudice, del dottore, del console, č stato rinviato. Una voce ci avverte che non tutto č perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di "aspettare un poco" prima di spingerci nel baratro.
        Nina Berberova (1901-1993),
Mysljascij trostnik (Il giunco mormorante),1990
(Traduzione: Donatella Sant'Elia)  

--------------------------------------------il tropico del cancro/capricorno
Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti.
Ieri sera Boris si č accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci. Non ci si sarebbe mai conosciuti cosí intimamente, Boris ed io, se non fosse stato per i pidocchi.
      Henry Miller(1891-1980),
Tropico del Cancro,1962
Una volta mollata l'anima, tutto segue con assoluta certezza, anche nel pieno del caos.
      Henry Miller(1891-1980), Tropico del Capricorno,1962 

                        .... in fondo quel "la confusione č un ordine non compreso"
   [H.Miller]


5     al piccolo "regista" che forse č in ognuno di noi  quando legge, scrive, rilegge...  e
                                                         
 vive

--------------------------------------------colazione da tiffany
Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c'č un edificio di pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo appartamento newyorchese. Era una stanza sola affollata di mobili di scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle giornate d'afa in treno. Le pareti erano a stucco, di un colore che ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c'erano stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini scuri. L'unica finestra dava sulla scala di sicurezza. Ma, anche cosě, mi si rialzava il morale ogni volta che mi sentivo in tasca la chiave del mio appartamento; per triste che fosse, era un posto mio, il primo, e lě c'erano i miei libri, i barattoli pieni di matite da temperare, tutto quello che mi occorreva (o cosě almeno pensavo) per diventare lo scrittore che volevo diventare.
 Truman Capote (1924-1984) Breakfast at Tiffany's (Colazione da Tiffany),1959

--------------------------------------------psycho 
Norman Bates udě il rumore e ne rimase sconvolto.
Sembrava che qualcuno stesse picchiando contro il vetro della finestra.
Sollevň la testa, di scatto, pronto ad alzarsi, e il libro gli scivolň di mano, in grembo. Pi si rese conto di che cosa era: soltanto pioggia. Pioggia del tardo pomeriggio che batteva, di traverso, contro i vetri del salotto. Norman non si era accorto che aveva incominciato a piovere, che era calato il crepuscolo. Ma ora faceva piuttosto scuro, nel salotto, ed egli allungň un braccio per accendere la lampada prima di riprendere la lettura.
        Robert Bloch (1917-1994) ,Psycho 1959

--------------------------------------------lo straniero
Oggi la mamma č morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio: "Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti." Questo non dice nulla: č stato forse ieri.L'ospizio dei vecchi č a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderň l'autobus delle due e arriverň ancora nel pomeriggio. Cosě potrň vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertŕ al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l'aria contenta. Gli ho persino detto: "Non č colpa mia." Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo.
          Albert Camus (1913-1960) ,L'etranger(lo straniero),1942
    
   
 ... per quella libertŕdispirirto che si puň raggiungere
                  perchč "la vita č meravigliosa se non se ne ha paura" [C.Chaplin ] 
                                                                                        *A


(Traduzione: Argia Micchettoni Illusions perdue:A l'époque oů commence cette histoire, la presse de Stanhope et les rouleaux ŕ distribuer l'encre ne fonctionnaient pas encore dans les petites imprimeries de province. Malgré la spécialité qui la met en rapport avec la typographie parisienne, Angoulęme se servait toujours des presses en bois, auxquelles la langue est redevable du mot faire gémir la presse, maintenant sans application. L'imprimerie arriérée y employait encore les balles en cuir frottées d'encre,avec lesquelles l'un des pressiers tamponnait les caractčres. Le plateau mobile oů se place la forme pleine de lettres sur laquelle s'applique la feuille de papier était encore en pierre et justifiait son nom de marbre.)
(Dostoevskij:  Ja celovék bol'nój... Ja zloj celovék. Neprivlekátel'n'ij ja celovék. Ja dúmaju, chto u menja bolít pécen'. Vprócem, ja ni shishá ne sm'islju v moéj bolézni i ne znáju navérno, chtó u menja bolít. Ja ne lechús' i nikogdá ne lecílsja, xotja meditzínu i doktoróv uvadzáju. K tomú dze ja eshche i suevéren do krájnosti; nu, xot' nastól'ko, chtob uvadzát' meditzínu. (Ja dostátochno obrazóvan, chtob ne b'it' suvérn'im, no ja suevéren.) Net-s, ja ne xochú lecít'sja so zlósti. Vot v'i ztogo, navério, ne izvólite ponimát'. Nu-s, a ja ponimáju.Zapiski iz podpol'ja.) 
(traduzione: Bruno Tasso  Psycho:
  Norman Bates heard the noise and a shock went through him.
It sounded as though somebody was tapping on the windowpane.He looked up, hastily, half prepared to rise, and the book slid from his hands to his ample lap. Then he realized that the sound was merely rain. Late afternoon rain, striking the parlor window.Norman hadn't noticed the coming of the rain, nor the twilight. But it was quite dim here in the parlor now, and he reached over to switch on the lamp before resuming his reading
.)
(L'étranger :  Aujourd'hui, maman est morte. Ou peut-ętre hier, je ne sais pas. J'ai reçu un télégramme de l'asile: "Mčre décédée. Enterrement demain. Sentiments distingués." Cela ne veut rien dire. C'était peut-ętre hier.L'asile de vieillards est ŕ Marengo, ŕ quatre-vingts kilomčtres d'Alger. Je prendrai l'autobus ŕ deux heures et j'arriverai dans l'aprčs-midi. Ainsi, je pourrai veiller et je rentrerai demain soir. J'ai demandé deux jours de congé ŕ mon patron et il ne pouvait pas me les refuser avec une excuse pareille. Mais il n'avait pas l'air content. Je lui ai męme dit: "Ce n'est pas de ma faute." Il n'a pas répondu. J'ai pensé alors que je n'aurais pas dű lui dire cela.)
 

 
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Anonimo il 30/05/07 alle 11:48 via WEB
Ed io che regalai a 15 anni Dostoevskij alla mia compagna di classe. In realtŕ ora so a chi dovevo darlo :D Senti un po... un pochetto di musica struggente, CLICCA QUI
 
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