
Bach come trascrittore e come oggetto del trascrivere
Bach si è sempre confrontato col proprio passato, anche con la propria tradizione per esempio il corale. Quando gli furono commissionati i Concerti Brandenburghesi invece di Handel che viaggiò in Italia e compose degli stupendi concerti grossi, lavorò sulle opere di Vivaldi soprattutto, ma anche di Tartini e di Corelli trascrivendole, cambiandole molto perché ne sottolineava il contrappunto più chè la forma, per cui le sue trascrizioni non possono essere chiamate nuove intavolature. Bach contrappone alla semplicità armonico-strutturale degli autori italiani un interessante apporto di varianti non solo strumentali; quello che presenta, i Concerti Brandenburghesi, sono tutto meno che dei concerti grossi, ormai hanno una parentela lontanissima con questo tipo di composizione, semmai aprono la strada a quella che sarà la sinfonia concertante di Stamitz e della scuola di Manheim.
Molte opere di Bach ci sono giunte solo nella forma trascritta, come nel caso dei concerti per clavicembalo di cui solo pochi sono originali. L’ultima sua opera L’arte della fuga è un’opera aperta a qualsiasi tipo di trascrizione. Vere e proprie elaborazione fa Bach quando si confronta con la propria tradizione sacra, ossia il corale. Non solo stesse melodie si ritrovano con diverse armonizzazioni in varie opere, ma quando il corale è variato che il genio di Bach trova la sua più completa forma.
Bach è stato anche oggetto di trascrizione. L’interesse di molti pianisti-compositori per Bach deriva da quella Bach renessaince che nel 1800, grazie a Felix Mendelssohn, vide la pubblicazione ed esecuzione delle sue opere. Franx Listz e Ferruccio Busoni sono tra i compositori che si sono interessati a Bach. Mentre Listz risulta più intimorito dal genio di Eisenach lasciando la sua trascrizione quasi letterale, Busoni invece fa suo il pensiero di Bach pensando a come Bach si sarebbe comportato componendo quelle opere organistiche per pianoforte. Non dimenticando che il pianoforte di Listz non aveva il pedale tonale Stenway, Busoni invece ricrea con aggiunte, varianti di registro, ottavazioni del pedale, il suono dell’organo. Sembra che Listz sia più in revisore che un trascrittore, anche se l’ultimo pianismo listziano sarebbe inconcepibile senza lo studio e la trascrizione delle opere di Bach. Busoni invece non solo cambia l’agogica e le durate tramite ampliamenti della battuta, ma in un caso –la trascrizione delle Variazioni Goldberg- ne altera il senso eliminando delle variazioni che secondo lui erano di troppo e dando al capolavoro bachiano una veste più arrendevole. Per tutta la musica è dunque una questione di gusto e di originalità. Per Busoni creare significava trascrivere, e il carattere originario dell’idea era pallido e incompiuto all’atto stesso della creazione. Della Ciaccona di Bach per violino solo ne esistono ben trenta elaborazioni, di cui quelle di Brahms per la mano sinistra, di Busoni, e quella orchestrale di Casella sono se non le migliori le più interessanti.
Inviato da: lienka
il 27/04/2010 alle 14:00
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il 05/11/2008 alle 15:01
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il 19/08/2008 alle 10:18
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il 23/06/2008 alle 17:50
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il 17/06/2008 alle 17:32