
Ti prendo fra le mani il chiaro volto
perché è il momento di baciarsi molto
e come un caldo calice lo innalzo
con la sua rossa aperta gemma a sbalzo,
e fino a un punto resisto allo sguardo,
immensa sfida di dolcezza, e guardo
il punto luminoso che si appresta,
lenta cometa che ti vola in testa,
poi chiudo gli occhi e continuo in ombra
il viaggio glorioso e destinato,
e si assottiglia l’aria che c’ingombra
e finalmente arrivo alla tua bocca:
per questo mi valeva essere nato
e sarebbe, morire, cosa sciocca.
Se già io madre non avessi avuto
che nella culla-corpo nove mesi
mi tenne e nutrì segreto e muto
sentendo zuccherare i seni tesi,
se non ti fossi come sono amante
rimescolando nella tua figura
insieme alla mia desiderante
il lievito gioioso che affutura,
vorrei che fosi stata tu mia madre,
né più né meno: esserti creatura,
fin da principio, da qualunque padre,
vorrei che tu mi avessi generato:
fin dall’inizio essere avvenuto
in te, leggero e vivo innamorato.
Roberto Piumini da "L'amore in forma chiusa" ed. Il Melangolo http://www.robertopiumini.it/
Inviato da: lienka
il 27/04/2010 alle 14:00
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il 05/11/2008 alle 15:01
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il 19/08/2008 alle 10:18
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il 23/06/2008 alle 17:50
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il 17/06/2008 alle 17:32