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Parole in gioco

Post n°209 pubblicato il 05 Maggio 2008 da ambrogiomusica
Foto di ambrogiomusica

Per un compositore non ci deve essere differenza tra la musica per bambini e quella per “adulti” se non la direzione che la musica prende. Non sono d’accordo nel considerare un verso più musicale di un altro, ma se per musicale intendiamo un verso con una certa sequenza di accenti, raramente questa metrica avrà una ricaduta sulla musica perché ne dilata comunque il tempo. Si può considerare musicale anche un verso con una metrica sempre differente. Ma se ci si lascia trascinare dalla musicalità di una poesia otterremo una musica che non avrà la musicalità della poesia né la aumenterà, la poesia sarà spogliata della sua musica interna. Se invece usiamo troppa disciplina e lavoriamo di cesello su un testo cercando di tradurre in musica la tecnica otterremmo una musica spogliata della sua entità. La musica può essere presente dentro la poesia in modi diversi. Io preferisco quando abita la poesia e da questa è abitata in modo rispettoso. Se desidero entrare dentro un testo poetico, abitarlo con la mia musica, vengo attratto dal significante più che dal significato, infatti la musica “riveste” la poesia come dicevano gli antichi. Non credo che un verso pur preciso nel suo significato lo sarà ancora di più una volta musicato, se mai ci sarà una parte semantica più sottolineata. Anche gli strumenti divengono parte integrante della poesia stessa come la poesia entra dentro la voce che la canta e diventa lo specchio dell’anima del compositore che in quel momento interpreta il verso. Nei lieder di Schubert, il pianoforte sottolinea il significante del testo, fa un madrigalismo. Lo stesso avviene con le brevi composizioni pianistiche di Schumann in cui la poesia è assente, ma rimane dentro il brano come suggerita, ed è quello che ho tentato di fare accompagnando con brevi brani pianistici le letture dei sonetti del poeta Roberto Piumini: è una musica strumentale con attesa della voce, se poi essa non arriva ci sarà una parte di delusione che diventa una delle forze del brano musicale. Tra gli scrittori musicati con Raymond Queneau e Achille Campanile ho lavorato di gioco sul testo e sulla parola, mentre di Roberto Piumini ho composto madrigali su sonetti con forti valenze semantiche e canzoni per bambini o piccoli brani polifonici per le sue poesie e filastrocche. La collaborazione con il poeta Roberto Piumini nasce dal mio amore verso la sua parola, trovata nei libri per bambini, nei romanzi o nelle raccolte poetiche. Piumini è poeta in ogni suo verso con una ricerca mai banale del linguaggio ed un intelligente coabitazione di forme strutturali. Anche il mio fare musica risulta spesso un mélange di generi, sempre trattati in maniera ironica, che comporta forte conoscenza e quindi rispetto: ammiro chi riesce a far partire la mente in sogni che popolano la nostra memoria. La musica, per dirla con Roland Barthes riferito a Queneau, tenta di respingere e avvicinare nello stesso tempo la derisione e la gravità per mezzo dell’ironia. Il lavorare per e con i bambini è un passo fondamentale dello scrivere: la coscienza di un’umiltà che non vuol’ essere rinuncia di complessità e strutture, la musica non desidera essere semplicistica o neo-qualcosa, ma viatico per una migliore comprensione sia di un testo letterario che di un’idea. Nel teatro per ragazzi troviamo principalmente due tipologie: la sola direzione del lavoro verso l’infanzia che non prevede in scena bambini se non un coro di voci bianche, e quella che è pensata e scritta per essere messa in scena da ragazzi. Nel mio cammino di compositore ho toccato i due aspetti trovando nel secondo una migliore risposta alla paideia che desidero venga recepita; trovo che se i ragazzi stessi partecipano allo spettacolo non solo come spettatori, riescano a trovare una migliore risposta alle loro aspettative. Anche il compositore stesso ha molto da imparare dai bambini e nel mio lavoro mi è capitato strada facendo non solo di correggere alcune parti, ma di pensarle in modo nuovo. Il rapporto musica – poesia è diventato conflittuale quando il poeta non è stato più compositore e il musicista ha smesso di scrivere versi. Anticamente era un binomio inscindibile, chi scriveva musica era anche l’autore del testo quello che oggi potremmo chiamare un cantautore. In tutte le culture la musica e la parola si sono integrate a vicenda scambievolmente donando l’una all’altra le parti più importanti. La poesia ha dato il significato che la musica non può avere, e questa ha rivestito la parola di un alone, di un profumo. In un lavoro per bambini, opera o canzone che sia, la serietà con cui ci si avvicina al testo poetico è simile a quella di un madrigale, sarà soltanto la superficie della musica ad essere leggermente increspata non la sua profondità.

 
 
 
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