Se il '200 determinò , sul suolo italico e soprattutto in Toscana e in alta Italia, il proliferare delle "botteghe d'arte" e di vere e proprie "scuole" di tendenze e di pensiero è pur vero che anche all'interno dei loro stessi ambienti accadeva che qualche discepolo più originale e magari più dotato introducesse delle novità nelle tecniche di disegno o di rappresentazione. Allora l'intrapendenza del "maestro", nominato poi "caposcuola"; e di più la sua liberalità, segnata certo dall'amore per l'arte; consentivano l'affermazione dei giovani apprendisti più promettenti. Giotto beneficiò del sostegno e dell'apprezzamento del suo maestro Cimabue ritenuto, già nel suo tempo, uno dei più illustri pittori esistenti. Cimabue , accanto alle sue, accolse con gioia e ammirazione le novità del suo allievo impegnandolo subito in proggetti importanti. Cristina Ametrano