Il moderno fondamento estetico che la pittura italiana del Trecento assume proviene in modo inconfutabile da Giotto. Da quel suo linguaggio formale che pervase le tecniche rappresentative anche di quei pittori che cercarono di allontanarsene per seguire un percorso proprio e fondarono, a loro volta, scuole autonome. E molti di loro, ricchi di originalità e forte personalità, non raggiunsero risultati espressivi migliori. Essi persero l'occasione di sfruttare fino in fondo la lezione del maestro. Giotto aveva indicato una via che anche i suoi diretti seguaci non seppero, talora, sfruttare al meglio. Oltre la forma e la ricerca spaziale aveva conferito alle sue opere poesia e spiritualità. Anche alcuni dei suoi discepoli indugiarono, per lo più, sugli schemi appariscenti. Tuttavia l'esempio più alto dell'influenza di Giotto è testimoniato dalle produzioni di chi lavorò a suo diretto contatto nelle scuole regionali dove, lo stesso Giotto, esercitò personalmente. Le fonti celebrano i pittori "umbri", "riminesi" e "fiorentini" come Giotteschi fedelissimi. Mentre fra gli artisti "dissidenti" denunciano spesso e comunque l'impronta del maestro. Ora è quasi impossibile ricostruire con precisione il percorso artistico di molti pittori del Trecento che rivelano una forte affinità col grande artista. Come è pure arduo dare sicura paternità a tanti lavori di manifesta analogia con i dettami di scuola giottesca. La ragione va ricercata nella mancanza di documentazione. Perchè è giunto fino a noi un considerevole numero di opere anonime. Perchè la tradizione storiografica ha difettato nella catalogazione e raccolta di documenti idonei. C'è, poi, un triste abbandono degli studi per poter conferire riconoscimento certo a tutti quei lavori che pure denunciano l'impronta di Giotto o lo stile di altre mode del tempo. La ricostruzione puntuale di tutta la pittura italiana del Trecento trova un grave impedimento anche a causa della dispersione di tutti quei reperti che, ormai, arricchiscono i musei di tutto il mondo e che regalerebbero un altro tassello al quadro di comprensione del patrimonio culturale delle scuole del Trecento. Cristina Ametrano